- Tags: An, Camera, Emanuele-Fiano, Gianfranco Fini, Gianni Alemanno, Giorgio-Almirante, Msi, Roma, strada
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Che facesse discutere si sapeva: la proposta di Alemanno di dedicare una via all’ex leader dell’Msi Giorgio Almirante (oltre che a Enrico Berlinguer, Amintore Fanfani e Bettino Craxi) continua a infiammare il dibattito. Dopo la condanna della comunità ebraica di Roma (”È stato complice di un regime tiranno”) e la risposta di Gasparri (”Lettura datata e superficiale della sua vita politica”), la polemica è approdata a Montecitorio. E a intervenire è il presidente della Camera, che di Almirante è stato il delfino e il successore alla guida dell’Msi.
Fini ha riconosciuto che alcune frasi da lui pronunciate e scritte in epoca fascista “sono certamente vergognose” ed “esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche”.
Il commento di Fini è avvenuto dopo che Emanuele Fiano (deputato del Pd) aveva letto in Aula alcune frasi di un testo di Almirante pubblicato nel maggio 1942 sulla rivista La difesa della razza, in cui poneva la necessità di “porre un altolà ai meticci e agli ebrei”. “Ho visto manifesti a Milano secondo cui noi italiani dovremmo essere orgogliosi di Almirante, di cui dovremmo ricordare la figura”, ha detto il deputato democratico, che è di religione ebraica. Dopo aver letto il breve testo sul razzismo, Fiano ha concluso: “Ringrazio chi ha avuto l’idea di dedicare una strada a Giorgio Almirante per non dimenticare. In effetti noi non lo dimenticheremo mai”.
Fini ha ascoltato Fiano, che parlava nel giorno in cui alla Camera è prevista la cerimonia di presentazione dei discorsi parlamentari di Giorgio Almirante, del quale ricorre in questi giorni il ventennale della morte. Dopodiché ha fatto i suoi rilevi che sono stati applauditi dall’Assemblea: “Credo che a lei faccia piacere, onorevole Fiano, se dico che sono certamente vergognose le frasi che lei ha letto e che esprimono un sentimento razzista che purtroppo in quell’epoca tragica albergava in tanti e troppi esponenti che in alcuni casi si allocavano a destra, in altri in altre formazioni politiche”.
L’ennesimo strappo dal passato, dopo quello del 2003 (quando l’allora leader di An, in visita in Israele, definì il fascismo come “male assoluto”), un altro tassello alle sue prese di distanza dal Ventennio fascista, arrivando a criticare anche il suo (ormai ex) nume politico.
E anche stavolte le polemiche non sono mancate. “Ma che non la facciano questa via”, dice Donna Assunta, presente a Montecitorio per la presentazione del volume sui discorsi parlamentari di suo marito. “Giorgio ha già un parco ad Assisi intitolato a lui, ha numerose altre strade che portano il suo nome. Alemanno è stato bravo e coraggioso ad avanzare questa proposta ma se ciò deve portare a conseguenze di questo tipo io la strada non la voglio più. Rivolgo un appello anche a Riccardo Pacifici, presidente di una comunità alla quale sono molto legata. È una persona intelligente, la smetta con queste accuse di razzismo. Basta con tutte queste polemiche”.
E a quel punto, nel suo discorso di commemorazione nella Sala della Lupa, il presidente della Camera pronuncia queste parole: “Democrazia e pacificazione. Democrazia e nazione. È in questo doppio binomio l’insegnamento più fecondo di Giorgio Almirante a vent’anni dalla sua scomparsa”. Ad ascoltarlo c’è Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Luciano Violante e molti altri esponenti di maggioranza e di opposizione. “Il leader del Msi” dice Fini “intuiva che non vi sarebbe mai stata piena integrazione di tutti i cittadini nelle istituzioni senza un Paese riconciliato con se stesso oltre le appartenenze di partito e in nome di un’idea condivisa di nazione”. E poi: “Come uomo di parte, Almirante capiva che il futuro della destra non poteva consistere nell’inseguire fumose, velleitarie e sterili prospettive rivoluzionarie, ma nel suo essere dentro la comunità nazionale condividendone fino in fondo le sorti”.
E alla fine resta il senso di un’altra svolta con cui Fini ridisegna per sé e per An un pantheon più ampio di politici del passato. Tra i quali il posto per Almirante è assicurato, anche se sotto una luce più critica.
- Mercoledì 28 Maggio 2008
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Commenti
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Il 28 Maggio 2008 alle 15:15 nhico ha scritto:
Sentiremo mai parlare con tanta chiarezza di linguaggio un D’Alema, un Fassino, un Veltroni? No. Non li sentiremo mai. Perché il loro cambiamento è avvenuto solo nelle sigle. Dal PCI, con i vari passaggi, sono arrivati al Pd. Ma sono sempre gli stessi nell’animo e nella testa. Sognano sempre la rivoluzione d’ottebre. Come il subcomandante Fausto Bertinotti.
Il 28 Maggio 2008 alle 16:07 graym ha scritto:
A sinistra:grandi provocazioni ( anche su tutti i media) in questi giorni, quasi l’ovvia vendetta per i successi elettorale di AN.
Quel che a Destra puo’ apparire cinismo in Fini e’ invece il lucido coraggio di una estrema obiettività.
Non manca infatti, altrove, di riconoscere ed esaltare la figura del vecchio leader carismatico, non ne rinnega la pesante eredità politica, recupera e promuove i valori positivi dellla destra, ma non esita a condannare cio’ che obiettivamente e’condannabile.
I detrattori la chamano “viltà”. Eppure, a me sembra esempio di rara fierezza.
Il 28 Maggio 2008 alle 17:10 winfrank ha scritto:
E’ un FINI a due FACCE: distacco dal pesante passato ma inesorabile nel presente nell’esprimere dall’alto della scranna della camera la sua evoluzione FASCISTA.(vedasi risposta a DI PIETRO).
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