Più ombre che luci nella fotografia Istat: una famiglia su tre in difficoltà

Niente spesa

“Si avverte un senso di incertezza, ma anche di movimento. Un senso di agitazione ma non verso una direzione definita”, queste alcune parole che potrebbero sintetizzare il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese nel 2007.
Il Rapporto, presentato questa mattina dal presidente dell’istituto di statistica, Luigi Biggeri, conta più di 400 pagine di numeri, analisi e descrizioni analitiche dell’Italia. Gianfranco Fini, nel suo ruolo di padrone di casa (la presentazione si è svolta nella Sala della Lupa a Montecitorio) ha introdotto la relazione di Biggeri. E il presidente dell’Istat ha spiegato che l’Italia “pur essendo una delle economie più avanzate del mondo è frenata nel suo sviluppo da vincoli strutturali che richiedono interventi di ampio respiro”.
Insomma le famiglie italiane sempre più in difficoltà: sono infatti il 14,6% quelle che non riescono ad arrivare alla fine del mese. E che negli ultimi anni (in sei anni il reddito per abitante degli italiani crolla del 13% rispetto alla media europea) si sono notevolmente impoverite: “La metà delle famiglie italiane” ha detto Biggeri “ha un reddito inferiore a 1.900 euro al mese”. Il Rapporto sottolinea come il 28,4% delle famiglie dichiara anche di non riuscire a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro con risorse proprie o della rete familiare e il 66,1% dichiara di non essere riuscita a mettere da parte dei risparmi nell’ultimo anno. Tra il 1995 e il 2006 le retribuzioni orarie reali aumentano in totale solo del 4,7%, un incremento decisamente inferiore a quello registrato in altri paesi europei. In Italia la crescita del Pil dell’ultimo decennio “è spiegata soprattutto dall’aumento dell’occupazione – si legge nel Rapporto - mentre la produttività del lavoro ha avuto una dinamica particolarmente debole e, in alcuni anni, addirittura negativa”. Oltretutto “Questa combinazione - ha aggiunto il presidente Istat - ha determinato un peggioramento della nostra capacità competitiva nel confronto con i principali partner europei”.
Sul fronte dei dati macroeconomici l’Istat riscontra che nel 2007 l’economia italiana ha mostrato “segnali di rallentamento. La fase sembra immediatamente superata nel primo trimestre 2008, tuttavia la crescita del Pil acquisita per l’anno in corso rimane bassa, perché con il 2007 che si è chiuso male, il 2008 parte da un’eredità di crescita minima”.
Passando all’analisi economica della Penisola l’Istat ha rilevato che la provincia autonoma di Bolzano è l’area italiana con il reddito medio familiare più elevato: circa 32.000 euro l’anno contro una media nazionale di 27.736 euro. Segue la Lombardia con oltre 31.500 euro. In fondo alla classifica si colloca invece la Sicilia con poco meno di 21.000 euro. Le disparità e gli squilibri tra Nord e Sud sono una costante dell’Italia da anni. E se il Mezzogiorno esprime una dinamicità elevata “purtroppo - ha spiegato ancora Biggeri - i livelli di partenza sono molto bassi. Tanto che riprendono le migrazioni interne verso regioni che attraggono come le Marche, la Toscana o quelle più industrializzate del Nord”.
Tra le note positive quella relativa al made in Italy. Per Biggeri “Il sistema delle imprese italiane ha saputo reagire al declino della competitività italiana indotto dalla globalizzazione, riorganizzandosi e trasformandosi”.
Importante anche il capitolo sicurezza. Nel Rapporto si legge che “Il contributo degli stranieri a fenomeni di devianza è in aumento, ed e’ da ascriversi soprattutto alla componente irregolare, molto elavata per reati come furto, rapina, contrabbando”. E che è soprattutto alla componente irregolare che va attribuita una quota significativa dei reati denunciati”. Il tutto mentre assistiamo ad un vero e proprio boom di arrivi, con oltre 300mila nuovi rumeni, moltissimi ricongiungimenti familiari e un saldo migratorio positivo per oltre 450mila unità, il livello più alto mai raggiunto in assenza di provvedimenti di regolarizzazione. Ma quanti sono in tutto gli stranieri in Italia? Tre milioni e mezzo, cioè il 5,8% rispetto alla popolazione totale residente.
Concludendo la sua relazione il presidente dell’Istat, Biggeri, ha però ammonito contro il pessimismo: “Credo che sia pessimistico pensare per il 2008 ad una crescita zero. Mi sento moderatamente ottimista perché i comportamenti delle imprese hanno fatto in modo che la competitività sia aumentata e ora stanno cominciando a dare un contributo al Pil”.

LEGGI ANCHE: Il rapporto integrale

Il VIDEO servizio:

Commenti

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Il 28 Maggio 2008 alle 16:58 Corrado Buccieri ha scritto:

Caro Ardizzone,
anche Lei riporta la notizia,con una normale segnalazione,col solito criterio di stampa. Pare
comunque che la nota Istat a suo dire sia di 400 pagine, io non l’ho letta,ma a sentire dai comunicati
odierni e dal TG…per me la NOTIZIA di oggi è questa:

*** In Italia l’ADSL è la più cara d’Europa.
Come la benzina il gasolio e le bollette varie.
Lo stipendio della metà degli Italiani non supera i
1900 euro e tanti non arrivano alla quarta settimana.

L’Italia è forse il paese con più vocazione europeista,
ma per quel che appare (l’enorme divergenza)dovremmo
vergognarci di farne parte.
Il problema grande della politica odierna,pare che sia
intavolata tutta sulla figura di Almirante,se dedicargli una via o no….ma a chi volete che se ne
frega di Almirante-pace all’anima sua- con tutti
i problemi che ci assillano.
Diminuite le bollette e aumentate gli stipendi….
altrimenti anche la dolce luna di miele del nuovo
governo che ho votato con orgoglio…..finirà.

Il 28 Maggio 2008 alle 17:29 winfrank ha scritto:

AHI! AHI! AHI! Ci sono voluti pochi giorni di GOVERNO BERLUSCONIANO ma qualcosa sta già scricchiolando. Siamo sicuri che gli ITALIANI abbiano fatto una buona scelta? Secondo me NO.

Il 28 Maggio 2008 alle 18:21 toto47 ha scritto:

L’unico dato certo resta quello che al di sotto di un
reddito di € 1.900 mensili non si può vivere decente_
mente.Cosa resta da fare? Adeguare pensioni e stipendi
o ridurre enormemente il carovita per adeguarlo ai
redditi correnti.Come fare? Unica strada è quella di
chiedere,stavolta,sacrifici ( ma non tanto ) a produt_
tori,commercianti,artigiani,industriali,ecc…obbli_
gandoli a praticare il prezzo imposto statale.Se una
volta tanto si marginano i loro guadagni,non succede la
fine del mondo,perchè verrebbe ricompensato dall’incremento delle vendite.

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