Ponticelli, brucia un campo nomadi. I temi choc dei bimbi: “Giusto cacciarli”

Ponticelli, disegni choc

Il caldo non c’entra. Sono dolose, dice la polizia, le fiamme che hanno, di nuovo, aggredito un campo rom nel quartiere di Ponticelli, a Napoli. Vuoto fortunatamente: i nomadi se ne sono andati da giorni. Fuggiti da questo rione popolare della periferia est del capoluogo partenopeo. Praticamente costretti a disperdersi sul territorio dalla rabbia della popolazione che aveva attaccato le loro baracche, armandosi di molotov spranghe e sassi, dopo il tentato rapimento di una bimba di pochi mesi da parte di una ragazzina rom, poi arrestata.

Quello andato in fiamme è il campo di via Virginia Woolf e nei mesi scorsi aveva dato rifugio a una settantina di Rom: era uno dei pochi dell’area a non aver subito agguati incendiari, nei giorni della rivolta di Ponticelli. Le fiamme avrebbero distrutto soltanto una piccola parte dell’insediamento: nel mirino sono finite, ancora una volta, le baracche abbandonate, dove i nomadi avevano lasciato vestiti ed effetti personali. Il campo, uno dei sette presenti nel quartiere della periferia est di Napoli, si trova su un terreno di proprietà privata che appartiene a una società.

Continuano quindi gli episodi di intolleranza nei confronti dei nomadi, già al centro di polemiche politiche, di dibattiti e richiami in sede europea. Episodi gravi che tuttavia non vengono da tutti rigettati, rifiutati e condannati. Anzi, qualcuno lo ha anche scritto, disegnato e ribadito: “La gente ha fatto bene a bruciare i campi rom di Ponticelli”. In alcuni casi, a quei raid, hanno anche preso parte. Sono gli alunni, di età tra i 9 anni e gli 11 anni, proprio del quartiere a dire: “Non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto incendiare i loro campi”.
Che siano pochi o molti ad averlo scritto nei temi, dice Mariano Coppola, il vicepreside della scuola coinvolta, l’istituto comprensivo San Giovanni Bosco, “poco importa, è grave anche se è stato uno solo ad averlo detto”. Contro le baracche dei nomadi furono lanciate molotov, pietre, insulti. Fino a quando i rom non se ne andarono. “Dietro le frasi dei nostri alunni, ci sono gli adulti, le famiglie” dice il vicepreside “i ragazzi hanno raccontato di aver preso parte a quei raid e, dopo tutto quello che hanno visto, hanno anche ribadito la loro posizione”. “Non tutti, sia chiaro, hanno detto di approvare quei gesti di violenza”, dice il vicepreside. Del resto in quella scuola, fino a poco tempo fa c’erano anche alunni rom “e mai sono stati oggetto di azioni di intolleranza”.
E infatti, i disegni degli alunni della scuola lo confermano. Ci sono case che fumano, gente che lancia bottiglie incendiarie e scritte come “abbiamo sbagliato, aiutiamoli”, “non bruciamo le speranze di chi ne ha ancora”; “siamo uguali anche vivendo in mondi diversi”; “nessuno ha diritto di uccidere”. Solidarietà, dunque, voglia di fare qualcosa per i coetanei rom come ha scritto nel suo tema un’alunna che per risolvere il problema ha pensato a dei “parchi europei che dovrebbero funzionare come piccole società”. In tanti dicono: “I rom possono restare ma devono lavorare, devono rispettare i bambini”. “Non gli chiediamo di fare lavori duri, possono sopravvivere con qualsiasi attività, basta che non sia illegale”, dice Francesca.
Ma in quei temi c’è anche altro: condivisione di violenze e accuse. “Hanno fatto bene” ha scritto un ragazzo, “visto che non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto usare le maniere forti”. E un altro: “Non siamo razzisti, ma loro si sono presi troppo la mano e quindi noi abbiamo dovuto incendiare i loro campi”. “I residenti” dice un terzo studente “sono stati eccessivi ma forse hanno ragione perché sono stati lasciati soli. Ora che il problema è stato sollevato, lo Stato intervenga per risolverlo”. Ed ancora, una ragazza: “La gente ha fatto bene a bruciare i campi rom perché abbiamo già troppi problemi e ci bastano. Lo Stato potrebbe far costruire alcuni palazzi solo per i rom”.
Temi, questi, che per don Tonino Palmese, responsabile campano di Libera, associazione contro le mafie, “sono segnali da non sottovalutare”. “Certo”, spiega “non si può ancora parlare di intolleranza ma può diventarla sulla base di discorsi qualunquisti”.

Commenti

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Il 28 Maggio 2008 alle 15:55 redazione ha scritto:

Qualcuno di loro ha scritto che “i napoletani hanno fatto bene a cacciare i rom”, ma i bambini di Ponticelli, all’indomani della pubblicazione dei temi di alcuni compagni di scuola replicano con una lettera aperta: “È vero che alcuni di noi la pensano così, ma sono in pochissimi, la stragrande maggioranza di noi bambini sa che non è la violenza la strada che dobbiamo intraprendere per cambiare le cose”.
La preside Bruna Gargiulo spiega che nell’istituto comprensivo Giovanni Bosco di Ponticelli si lavora da tempo sul tema dell’integrazione delle minoranze: “Ho letto con amarezza i giornali stamattina: sono state pubblicate le frasi di due temi, due casi isolati nel contesto di una scolaresca che ha svolto un percorso e manifestato solidarietà ai Rom con temi e disegni bellissimi”.
(ANSA)

Il 28 Maggio 2008 alle 21:49 dott.hashlamoun ha scritto:

Leggendo questa notizia che non è diversa da altree, la società italiana non ha più il senso civico e si considera matura ad affrontare le nuove responsabilità, la politica dell’accoglienza, l’integrazione,la differenza tra i due modi di essere razzisti e non essere razzista, …….

Il 22 Settembre 2008 alle 16:46 Abdul, una storia di ordinario razzismo : Giornalettismo ha scritto:

[...] Da qualche tempo però nel mio paese, l’Italia, tira una brutta aria. Gente che comanda, in Parlamento, al Governo, ha iniziato a dire che immigrati, gente di colore, zingari sono gente cattiva: per quelli come loro, per quelli come me, ci deve essere la tolleranza zero. E così hanno fatto tanto casino, e pure una legge, hanno detto che era per la sicurezza. Ma a me sembrava solo che continuassero a prendersela con quelli come me; e intanto, sono successe cose sempre più brutte: il 13 maggio a Napoli il campo Rom è stato incendiato dalla popolazione del quartiere, perché dicevano che una zingara aveva rapito una bambina, e non era vero; il 20 agosto Assunçao Bonvindo Mutemba, un giovane angolano di 24 anni, è stato picchiato a sangue all’uscita di una discoteca a Genova, e gli dicevano che puzzava, che era uno sporco negro. [...]

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