Prostituzione, Santanché: “Riaprire le case chiuse. Subito un referendum”

Prostitute sulla via Salaria a Roma.
Partita come candidato premier della Destra, non ha raggiunto il traguardo del Parlamento. Eppure Daniela Santanchè non ha smesso le sue battaglie. L’ultima? Una proposta che, e lei lo sa, “dividerà il Paese”: una richiesta referendaria (con tanto di sito web per aderire all’iniziativa), depositata insieme a un comitato promotore tutto al femminile, per l’abolizione della legge Merlin e la conseguente riapertura in Italia delel case chiuse. In particolare, la raccolta di firme per il referendum popolare chiede di abolire i primi due articoli della legge del 1958 che vieta “l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello stato e nei territorio sottoposti all’amministrazione di autorità italiane” e che prescrive che “le case, i quartieri e qualsiasi luogo chiuso dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio, dovranno essere chiusi”.
Il perché Santanché lo spiega, lanciando una provocazione: “A cinquant’anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. Questa è una battaglia doverosa per il nostro Paese, non è una battaglia di parte o di partito ma è una battaglia del popolo, di tutti gli italiani che sono stufi di avere sotto le loro case questo spettacolo e di tutte le donne che sono stufe di questa nuova forma di schiavitù, che vede molte minorenni e quasi sempre cittadine non italiane, sul cui corpo campano sfruttatori che guadagnano fino a 10-15 mila euro al mese”.
A dare ragione, a metà, alla portavoce de La Destra è Enrico La Loggia che all’Adnkronos dice: “Il problema c’è e va affrontato seriamente”, ma “sono perplesso” sulla soluzione prospettata anche se “bene ha fatto la Santanché a porre questo problema”. Non nasconde il suo scetticismo il centrista Mario Baccini: “Tutte le proposte vanno bene, non entro nel merito… Ma il problema di fondo è che la politica deve mettere in moto tutti i sistemi idonei a prevenire lo sfruttamento delle donne, del corpo usato come una cosa”.
Intanto in Parlamento, dall’inizio della sedicesima legislatura, sono otto le proposte di legge sulla prostituzione: cinque alla camera e tre al Senato. Il Pdl ne ha depositate quattro, 3 sono della Lega, una del Pd. In alcuni dei provvedimenti di legge a prevalere è la filosofia del pugno di ferro, come nella proposta presentata dal deputato del Pdl Tommaso Foti, secondo il quale “le proposte volte a riaprire le case chiuse non sono da prendere in considerazione. Oggi si tratta di promuovere una iniziativa legislativa” aggiunge Foti” che combatta seriamente la prostituzione attraverso norme di tipo repressivo. Repressione che, oltre a perseguire e punire veramente lo sfruttamento, impedisca non solo a chi pratica la prostituzione, ma anche ai clienti che la alimentano, il perpetrarsi dello spettacolo degradante ‘della strada’”.
Nella scorsa legislatura le proposte di legge sulla prostituzione erano state 13. E avevano spaccato il Parlamento tra ‘legalizzazione’ e tolleranza zero.
Anche tra le file del centrosinistra c’era chi prevedeva addirittura il carcere per i clienti delle prostitute, come il trentanovenne bolognese Alessandro Naccarato, convinto sostenitore di una battaglia senza quartiere contro la prostituzione. Il parlamentare ulivista alla sua prima legislatura proponeva che divenisse fuorilegge sia l’esercizio della prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia la richiesta di prestazioni sessuali in cambio di denaro.
Le sanzioni pecuniarie arrivavano, nella proposta di Naccarato, fino a 5mila euro per entrambi i ‘contraenti’, e per il cliente c’era anche il sequestro dell’auto per 3 mesi. La mano si faceva più pesante se il cliente aveva a che fare con una minorenne o con una persona extracomunitaria non in regola: carcere da uno a tre anni e fino a 50mila euro di multa.
La prostituzione, propone la senatrice del Pd Donatella Poretti, sia riconosciuta some attività lavorativa e come tale sia tassata. Ma chi esercita deve rispettare precise norme igieniche e sottoporsi a controlli sanitari. Inoltre, sono indispensabili regole di sicurezza per i locali in cui si esercita.

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Commenti

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Il 29 Maggio 2008 alle 14:38 pacato ha scritto:

… è il mestiere più vecchio del mondo e non lo si potrà mai eliminare … e sarebbe anche un atto arbitrario farlo … perchè ognuno è libero di disporre del proprio corpo come meglio ritiene … Così come non si potranno mai eliminare i tanti maschietti … purchè adulti e vaccinati … che all’occorrenza vogliono far ricorso della prestazione di queste professioniste … anche per loro è una questione di coscienza ed ognuno è responsabile della propria …

Ed allora se si faranno delle Leggi adeguate per proteggere queste “professioniste” dallo sfruttamento della malavita, dal pericolo di trasmissione di malattie e …. buon ultimo … ma non di secondaria importanza … di contribuire anch’esse con il pagamento delle giuste tasse alla sopravvivenza dello Stato ed ai Servizi che elargisce … Il lavoro di queste professioniste dell’amore … – che dovrà essere svolto rigorosamente in luoghi chiusi e vietato all’aperto … – diventerà un lavoro a tutti gli effetti con pari diritti e pari doveri …

Se così sarà … si sarà fatto un altro passo verso la civilizzazione di un Paese che una Legge sbagliata [la Legge Merlin] … aveva chiuso le “Case Chiuse” per spingere sulle strade migliaia di “professioniste” sfruttate e disperate … ad esercitare il loro mestiere … che oltre ad essere il più vecchio del mondo … era divenuto di colpo … anche uno dei più pericolosi e indecorosi …

Il 29 Maggio 2008 alle 17:11 Corrado Buccieri ha scritto:

Beh,la Santanchè voleva andare al parlamento per
chiedere di portare lo stipendio dei deputati a 1.200€
non cel’ha fatta.
Cosa dovrebbe fare adesso fuori dal parlamento?
Nuove proposte e fa bene….però vorrei suggerirLe
di prendere in considerazione,anche una proposta per eliminare il contributo alla -carta stampata- si sciupa troppa carta e si spende molto–tagli/tagli.

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