Clandestini, primo giro di vite a Milano. Ma la Cei chiede accoglienza

Immigrati nel CPT di Lampedusa

Giro di vite a Milano sui clandestini. Ieri la polizia locale ha controllato a tappeto i mezzi pubblici affollati di immigrati e ha identificato 33 calndestini, mentre questa mattina in tribunale è stata applicata per la prima volta l’aggravante della clandestinità a carico di quattro stranieri giudicati per direttissima per vari reati contro il patrimonio. Ma oggi è arrivato il monito della Cei, che richiama lo Stato al principio di accoglienza e chiede che i cpt non diventino centri di detenzione prolungata.

I controlli di ieri dei vigili su tram e autobus hanno suscitato polemiche. Qualcuno ha parlato di “caccia all’immigrato”, ma il Comune risponde che si è trattato di normali verifiche. Gli stranieri sono stati fatti scendere a gruppi dagli autobus, messi in fila, identificati e poi portati per ulteriori accertamenti in questura se sprovvisti di documenti. Sono state scene inconsuete, quasi mai viste in città.
Alcuni cittadini, indignati, hanno chiamato le redazioni dei giornali per protestare, ma il Comando della polizia locale ha fatto sapere che sono stati semplicemente intensificati i controlli che da tempo si facevano sui mezzi dell’Atm (la locale azienda di trasporto pubblico). Molti i controllati, meno quelli finiti all’Ufficio immigrazione della questura per i quali si avvieranno le procedure di espulsione.

Gli stranieri non in regola sono stati caricati su un autobus con le grate alle finestre, utilizzato abitualmente per scortare gli ultrà durante le partite di calcio. Queste scene hanno destato un certo clamore tra i passanti e tra i passeggeri. Ma da Palazzo Marino la replica è stata secca: “Non c’è nessuna caccia al clandestino, stiamo eseguendo controlli in linea con il rigore deciso nei confronti dell’immigrazione clandestina”. “Stiamo facendo tutta una serie di controlli in città”, ha detto Emiliano Bezzon, comandante della Polizia Locale di Milano, “sui mezzi pubblici come nelle aree dismesse e in quelle più genericamente occupate da clandestini e l’attività sui mezzi pubblici non è certo una novità”.

“Non c’è stata nessuna caccia all’immigrato”, chiarisce il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, “semplicemente in questi giorni ho dato disposizione, in accordo con Atm, di intensificare i controlli, peraltro svolti quotidianamente sia in divisa che in borghese, su alcune linee problematiche di tram e bus”. Secondo quanto riferito dal Comune i clandestini trovati durante questi controlli sono stati 33, di cui 2 con sulle spalle già un ordine di espulsione. In questura, però, i cittadini stranieri che risultavano in carico all’Ufficio immigrazione per pratiche di espulsione a seguito degli accompagnamenti dei vigili erano poco più di una decina. I controlli proseguiranno: per i clandestini, ma anche per gli extracomunitari in genere, come era stato promesso nel corso di un recente sopralluogo a un campo nomadi. Sono in molti a dire che a Milano l’aria è cambiata.

È cambiata anche a Palazzo di giustizia, dove questa mattina è stata applicata per la prima volta la nuova norma sull’aggravante della clandestinità prevista dal pacchetto sicurezza a carico di quattro imputati giudicati per direttissima. Si tratta di un cileno accusato di danneggiamento, un marocchino arrestato per possesso di droga e un ucraino e un moldavo finiti in manette per furto. Nel loro capo di imputazione si legge che il reato è aggravato dal fatto che “è commesso da soggetto che si trovi illegalmente sul territorio nazionale”.

Ma la tolleranza zero in tema di immigrazione clandestina ha suscitato la reazione preoccupata della Chiesa. Angelo Bagnasco ha parlato dei cpt alla conferenza stampa di conclusione dell’assemblea generale della Cei: “Ciò che deve essere temporaneo non deve essere prolungato troppo”, ha detto. E sull’accoglienza: “Tutti speriamo che qualunque provvedimento sia varato dal Parlamento si faccia salvo il duplice principio di sicurezza, che giustamente deve essere assicurata ai cittadini, e dell’accoglienza che caratterizza la storia stessa del nostro popolo”. Il Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti infine, nel comunicato finale dell’assemblea plenaria che si è tenuta in Vaticano, afferma che “gli immigrati rappresentano tutti una risorsa per le società in cui lavorano, qualunque sia il loro status legale, ed è loro diritto che venga affrontato il problema della separazione familiare, temporanea o prolungata”. Il documento si concentra sul diritto al “ricongiungimento familiare nei Paesi di accoglienza”, che andrebbe riconosciuto come riscontro dell’apporto che i lavoratori stranieri danno all’economia.

Commenti

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Il 31 Maggio 2008 alle 10:37 alexpesaro ha scritto:

Posso solo dire che finalmente qualcuno ha fatto qualcosa, si e mosso dalla sedia e ha deciso PIU CONTROLLI, MAGGIOR SEVERITA E PIU ESPULSIONI, proprio quello che ci voleva. Pero rendo noto che questo fenomeno va affrontato con moderazione, chi sa se un giorno se quelli li non si ribellano perche trattati da CANI… E UN FENOMENO CHE DEVE ESSERE ARGINATO E CONTROLLATO CON QUALSIASI MEZZO, PERCHE ORAMAI ANCHE IN UNA CITTA COME PESARO DI 100.000 PERSONE, DOPO LE 9 A USCIRE NON E CONSIGLIATO… Speriamo questa legge non finisca nel dimenticatoio tra qualche mese ma che venga messe a punto in TUTTA ITALIA… SPERIAMO…

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