Archivio di Giugno, 2008

Famiglia Cristiana: da Maroni proposta indecente sui rom

sgombero di un campo nomadi

Nuova invettiva di Famiglia Cristiana contro il governo. Dopo l’attacco al premier per le sue esternazioni sui giudici, un nuovo editoriale commenta duramente la politica del ministro Roberto Maroni. “Prima però le impronte dei parlamentari e dei figli”, titola il settimanale, riferendosi alla proposta del ministro di prendere le impronte digitali ai bambini rom.

In un’anticipazione del prossimo numero in edicola mercoledì, Famiglia cristiana denuncia inoltre il “silenzio assordante contro l’indecente proposta di Maroni”. Il settimanale osserva anche che non c’è altrettanta “ostinazione nel combattere la criminalità vera. Avremmo dato credito al ministro se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla”. E Berlusconi “permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini?”.

“Oggi”, continua Famiglia cristiana, “con le impronte digitali uno Stato di polizia mostra il volto più feroce ai piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c’è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (firmata anche dall’Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita”.

Per il settimanale dei Paolini: “Alla prima prova d’esame i ministri ‘cattolici’ del governo del Cavaliere escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità dell’uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom. Non stupisce, invece”, rincara l’editoriale, “il silenzio della nuova presidente della Commissione per l’infanzia, Alessandra Mussolini (non era più adatta Luisa Santolini, ex presidente del Forum delle famiglie?), perché le schedature etniche e religiose fanno parte del Dna familiare e, finalmente, tornano a essere patrimonio di governo”.
E il titolare del Viminale di fronte a questo attacco? Non indietreggia “di un millimetro”. Interrogato al termine di un incontro con il ministro dell’Interno francese Michele Alliot-Marie sulla questione, il ministro dell’Interno ha risposto di aver discusso delle questioni dei campi nomadi con la collega francese e di voler “sviluppare una politica comune” con Parigi. “La notizia dell’arresto stamattina di otto rom croati che sfruttavano i loro figli per mandarli a rubare e li disconoscevano una volta presi dalla Polizia dimostra” ha aggiunto il titolare del Viminale “inequivocabilmente che la nostra iniziativa di procedere al censimenti di chi vive nei campi nomadi, adulti o bambini, è ineludibile. La nostra iniziativa è in primo luogo a tutela dei minori e quello che è avvenuto stamattina dimostra che questa è l’unica strada possibile per tutelare i minorenni”.

Il VIDEO servizio:

Giustizia, se tra Pd e Pdl il dialogo muore a rischio anche le altre riforme

Il leader del Pd, Walter Veltroni

Sepolto sotto la frana delle norme urgenti sulla giustizia volute da Silvio Berlusconi, e delle intercettazioni telefoniche spuntate ad hoc contro il premier (ed altre sono in attesa di pubblicazione), il dialogo tra governo e opposizione, il rapporto nuovo tra Pdl e Pd per quella che doveva essere una legislatura costituente, in questo momento è in coma. Eppure non è ancora morto. Vediamo qual è la situazione.

Innanzi tutto i fatti. All’inizio della legislatura nessuno, probabilmente neppure nello stesso Partito democratico, avrebbe immaginato che i problemi giudiziari e telefonici del Cavaliere sarebbero tornati prepotentemente al centro della ribalta. L’unico che ci aveva scommesso è stato Antonio Di Pietro, forse più informato di altri. Il processo Mills e le raccomandazioni di attrici e attricette hanno prodotto specularmente l’emendamento taglia-processi e il lodo Maccanico-Schifani-Alfano. Oggi siamo al punto che ciò che resta del dialogo è un eventuale, difficilissimo scambio tra emendamento e lodo. Pare sia un’ipotesi non sgradita al Quirinale; nel governo ci punta il ministro della Giustizia Angelino Alfano tra la diffidenza di palazzo Chigi.

Ma non è stato solo il ritorno alla via giudiziaria della politica a far smarrire il filo del dialogo. Basta dare un’occhiata ai sondaggi. L’ultimo, dell’Ispo di Renato Mennheimer per il Corriere della Sera, segnala un crollo di consensi per i Democratici di Veltroni e un impennata per il Pdl di Berlusconi. I primi al 28%, circa cinque punti in meno rispetto alle elezioni. Il Pdl al 44,6, cioè 7,2 punti in più. Secondo l’Ispo, oggi il differenziale tra Pdl e Pd sarebbe di 16,6 punti, un margine che neppure la Dc dei tempi d’oro ha avuto. In questa situazione non c’è dialogo che tenga.

Anche perché è in crisi l’altro partito dialogante, l’Udc, mentre la linea dura di Di Pietro viene, a quanto pare, premiata: un balzo di tre punti, al 7,4%. Ma attenzione: oggi l’ex pm ha deciso di rappresentare in Parlamento (più o meno credibilmente, magari) anche le parole d’ordine della sinistra massimalista esclusa dalle Camere. E sommando la fiducia per l’Italia dei Valori a quella per la Sinistra Arcobaleno arriviamo intorno al 10%, il bacino storico delle minoranze protestatarie.

Questa situazione - l’escalation giudiziaria e il successo di Di Pietro che l’ha cavalcata - ha completamente spiazzato Veltroni. Il quale non è stato in grado di opporvi nessun’altra linea se non quella, negli ultimi giorni, di mettersi a inseguire le intemperanze dipietriste.

La riprova? Oggi un messaggio non trascendentale di Berlusconi alla Federazione tabaccai (”Farò ogni sforzo perché l’interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti”) ha ricevuto una risposta sproporzionata da Veltroni (”Berlusconi ha assestato un colpo mortale al confronto”), ma soprattutto da un esponente di punta dell’ala dalemiana del Pd come Pier Luigi Bersani: “Io che cosa significa dialogo non l’ho mai capito. A noi tocca fare un’opposizione seria e netta”.

Se si aggiunge che a proporsi come paciere è addirittura Umberto Bossi, preoccupato che ci vada di mezzo la riforma che più sta a cuore alla Lega, il federalismo, si capisce quale sia lo stato dei rapporti tra Berlusconi e opposizione. Dialogo ormai morto, dunque, come certificano le parole di Veltroni: “Berlusconi prende in giro gli italiani; ora basta, il dialogo è finito”? In realtà una rottura può soddisfare alcune necessità immediate; ma alla lunga non conviene a nessuno dei contendenti.
Dal punto di vista di Berlusconi, è comprensibile che non si fidi dei suoi interlocutori, né nell’opposizione né al Quirinale, su argomenti come la magistratura e le intercettazioni telefoniche. Difficile giocare di fioretto quando c’è chi usa la mannaia. Quanto a Veltroni pensa, alzando i toni, di recuperare un po’ di consensi lasciati a Di Pietro, e soprattutto di rafforzarsi nel Pd, dove si prepara una dura resa dei conti.
Ma se un giorno si uscirà da questa emergenza i fili del dialogo dovranno essere riannodati. La situazione economica, disastrosa in tutto il mondo, non permette un clima di scontro sociale. E soprattutto per due rirome si è messo in moto il conto alla rovescia: quella sul federalismo, appunto; e quella elettorale. Non dimentichiamo che tra meno di un anno si riproporrà il referendum, dunque Pdl e Pd dovranno studiare una soluzione, possibilmente condivisa, che salvi il bipartitismo ed eviti la consultazione.
In realtà il terreno al quale il dialogo sarebbe più utile è proprio la giustizia. Peccato che sia diventato anche il campo di battaglia, come da 14 anni a questa parte.

Il VIDEO servizio:

Rai, il giudice dà ragione a Saccà: torni al lavoro

Il giudice del lavoro di Roma, Giuseppina Vetritto, ha accolto il ricorso dei legali di Agostino Saccà contro la sospensione da direttore di RaiFiction e ne ha ordinato la riammissione in servizio.
Nell’ordinanza, resa nota oggi dai legali di Saccà - Federico Tedeschini e Nicola Petracca -, il giudice del lavoro si è espresso in accoglimento del ricorso degli stessi legali contro gli effetti della sospensione cautelativa dello stesso Saccà decisa dalla Rai. In sostanza il giudice ordina all’azienda di viale Mazzini la riammissione in servizio dello stesso Saccà “nel ruolo precedentemente svolto” ritenendo che le opinioni della parte resistente, cioè dell’azienda, non siano condivisibili.
La Rai aveva avviato la contestazione disciplinare a Saccà, con relativa sospensione cautelativa, il 21 dicembre del 2007, in riferimento alle notizie emerse fino a quel momento dall’inchiesta di Napoli nella quale il dirigente era indagato per corruzione e al contenuto delle intercettazioni di telefonate con Silvio Berlusconi. Agostino Saccà si è detto “naturalmente felice” della decisione del giudice del lavoro che ha accolto il suo ricorso: “Si incomincia a vedere un raggio di luce in tanto buio”. “Aspetto” ha detto ancora il dirigente sospeso “di tornare a lavorare perché c’è da tanto da fare”.
A non essere soddisfatto invece della pronuncia del giudice del lavoro sul caso è il presidente della tv pubblica, Claudio Petruccioli. Per il quale i comportamenti di Agostino Saccà “sono incompatibili con l’esercizio di una funzione dirigente in Rai”. “Secondo mia abitudine e regola” sottolinea Petruccioli in una nota “riferirò domani in cda le mie valutazioni sulle vicende che interessano attualmente la Rai, compresa la vicenda del dottor Saccà. Le riflessioni diffuse già oggi da qualche collega dello stesso Consiglio mi obbligano tuttavia ad anticipare che, fermo restando il pieno rispetto delle decisioni del giudice Vetritto, ribadirò la convinzione espressa fin dall’inizio di questa sgradevolissima vicenda.
Confermerò che a mio avviso i comportamenti documentati di Saccà sono incompatibili con l’esercizio di una funzione dirigente in Rai, azienda concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo. A meno di non voler degradare l’azienda e il servizio al livello di quei comportamenti”. “Fornirò ovviamente elementi e argomenti a sostegno di questa mia convinzione”, conclude Petruccioli.

Auto di lusso: frode da un milione di euro ai danni dell’Erario

Mercedes McLaren Roadster
La frode viaggiava su auto di lusso. In poco più di diciotto mesi una società friulana e nove concessionarie di automobili del nord Italia, sono riuscite ad evadere l’Iva per un milione di euro comprando e rivendendo i modelli più costosi di Mercedes, Audi e Bmw.
La frode milionaria ai danni dell’Erario, scoperta dalla Guardia di Finanza di Udine, era stata organizzata da un gruppo dodici persone di cui nove titolari di autosaloni di Treviso, Brescia, Bergamo, Verona, Venezia e Vicenza e dai rappresentanti di una società cartiera. Gli accertamenti bancari, le perquisizioni e gli esami effettuati dagli investigatori in Italia e in Germania, hanno portato alla luce il giro d’affari dell’organizzazione di quasi cinque milioni di euro. Gli imprenditori residenti in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia acquistavano direttamente le auto e i suv in territorio tedesco, dalle case produttrici le quali fatturavano le vetture alla società di Udine. Il compito dell’azienda friulana che si è rivelata essere una società fantasma, era proprio quella di interporsi tra i fornitori esteri e i reali destinatari, per evitare a quest’ultimi di versare l’Iva allo Stato. Ricostruire il complesso sistema di frode per la Finanza non è stato semplice perché una parte delle fatture e della documentazione contabile, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti della società cartiera, era andata distrutta in un incendio avvenuto alcuni mesi fa. Ma a ‘tradire’ l’organizzazione sono stati i movimenti bancari; Le fiamme gialle, hanno individuato un conto corrente presso una banca del centro città di Udine dove la società fantasma faceva transitare i soldi della compravendita delle vetture. “All’azienda era permesso di operare con modalità al di fuori di ogni logica commerciale e finanziaria e spesso per posta elettronica- spiega il colonnello Guido Zelano, comandante provinciale Guardia di Finanza di Udine- e anche gli estratti conto invece di essere recapitati ai reali intestatari venivano consegnati a soggetti diversi”. Infatti, nei confronti del direttore della filiale, il pm Claudia Danelon della Procura della Repubblica di Udine, ha contestato violazioni della normativa antiriciclaggio, per oltre due milioni di euro. Infine tra i compiti della società fantasma anche quello di falsificare le dichiarazioni sostitutive di atto notorio che attestavano il regolare pagamento dell’Iva per permettere l’immatricolazione delle auto di lusso.
Agli indagati, sono stati contestati reati di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, falso documentale, occultamento e distruzione di documenti contabili. Inoltre la Finanza ha già iniziato gli accertamenti per recuperare l’imposta evasa alle aziende indagate.

Maturità 2008, prove orali: “E così Enea incontrò la sibilla cubana”

studiare_flickr

L’ultimo libro letto? “Il fu Mattia Bazar”. Chi era Artù? “Il cavaliere di punta della tavola rotonda”. Sono queste alcune delle perle uscite dagli esami di maturità dell’anno scolastico 2006-2007. E chissà quante ce ne regaleranno (oltre a quelle già partorite dal Ministero della pubblica istruzione sulle tracce degli scritti) gli orali della maturità 2008. Ormai nel vivo, con una durata a macchia di leopardo, diversa da istituto a istituto, rappresentano il momento cruciale di un quinquennio di studi. Anche a livello di gaffe possibili, di fronte a una schiera di commissari più o meno minacciosi.
Di “stupidari” già sorti a raccogliere le grandi quanto colorite castronerie pronunciate da alunni in tilt da esame (o semplicemente un po’ ignoranti) ce ne sono diversi. Siano fondati o un po’ inventati, hanno comunque un comune denominatore: strappare risate. Anche alle persone più tese. Ecco perché la blogger Placida Signora, ovvero Mitì Vigliero Lami, l’autrice di uno dei primi stupidari della maturità datato 2001, invita gli stessi maturandi a leggersi qualche estratto dal suo libro, per rilassarsi e sdrammatizzare (oltre che per ricordare che è meglio studiare). Presenta così delle “meravigliose follie tratte da temi e interrogazioni riguardanti il capolavoro manzoniano”, I Promessi sposi. Come ad esempio, “Lucia, la notte dell’Innominato, stette sveglia imprecando la Madonna di salvarla”. O il sospetto: “E chi ci dice che Lucia non avesse fatto la scema con don Rodrigo?”. Evoluzione precoce: “Allora Gertrude telefonò ad Egidio”. Fino al gossip scandalistico: “Perpetua era la convivente di don Abbondio”.
Ale & Franci, invece, gli autori del nuovo e più recente stupidario della maturità, sugli esami del 2007, Prof, parlerò dello sbarco in Lombardia, sostengono che “test scientifici hanno dimostrato che leggere questo libro la notte prima degli esami porta bene al candidato”. Sempre che non sorga un incosciente spirito di emulazione! Che, oltre agli strafalcioni stile “Il fu Mattia Bazar”, potrebbe regalare uscite tipo: “E così Enea incontrò la sibilla cubana”. O, alla domanda del prof: “Che cos’è Narciso e Boccadoro?”, la risposta non troppo convinta: “Ehm… un film con Cicciolina?”. Fino a perle dantesche: “Nella Divina commedia i dannati all’inferno subiscono la pena del contrabbasso”.
Insomma, il consiglio primario? Studiate, ragazzi, studiate.

LEGGI ANCHE: Bocciato il capo del pool ministeriale. Ma le gaffe continuano - Lo speciale Maturità 2008

Don Colmegna: Se passa la legge, le prime impronte saranno mie

sgombero di un campo nomadi

“Non sono contrario al censimento degli occupanti dei campi nomadi nè alla schedatura delle impronte digitali di alcuni di loro per eventuali esigenze di polizia. Ma se la proposta di prendere le impronte dei minorenni solo per il fatto che sono di etnia rom dovesse diventare legge, sarò il primo a farmi prendere le impronte”. Opposizione netta, da parte di don Virginio Colmegna, all’idea del ministro Maroni di schedare le impronte digitali dei bambini nomadi.

La voce è quella di un uomo che a Milano, con la sua Casa della carità, è il simbolo dell’accoglienza. Di un operatore che vive quotidianamente la cosiddetta “emergenza rom” dalla parte dei diretti interessati. Di un sacerdote che non vuole sentir parlare di pietismo e assistenzialismo, ma che sa cosa significa condivisione di esperienze, su uno stesso piano di dignità, tra chi chiede aiuto e chi lo dà. La sua filosofia è un metodo di lavoro, che don Colmegna ha di recente raccontato in un libro dal titolo Ho avuto fame (Sperlig & Kupfer).

Don Colmegna, quando descrive l’incontro con una persona che cerca aiuto, usa spesso la parola “provocare”. Cosa significa?
L’incontro col dolore ci costringe sempre a farci delle domande. Le storie drammatiche di persone che arrivano da lontano e bussano alla nostra porta ci provocano e ci inquientano nella nostra dimensione di benessere. Ci ricordano che siamo in debito, che abbiamo qualcosa da restituire e ci richiamano a una certa responsabilità e sobrietà.

Da qui nasce la sua idea di carità e di ospitalità.
Che per me non sono mai una forma di assistenzialismo. La Casa della carità infatti non è un dormitorio, è, appunto, una “casa”, in cui io stesso abito. E dove tutto passa attraverso una condivisione e una relazione tra operatori e “ospiti”.

Lei lavora con una squadra di operatori e volontari. Quale crede sia l’eredità che lascia a chi la affianca?
Il mio modo di lavorare, che è anche una filosofia. Che mi piace pensare nasca dalla gioia di vivere e si arricchisca di esperienze e relazioni. Noi incontriamo la sofferenza ogni giorno, ma qui tutto diventa risorsa: è questo che vorrei trasmettere.

Il volontario è un egoista che fa del bene per sentirsi meglio con se stesso?
È un egoista nel senso che cura prima di tutto se stesso. Chi fa del bene è alla ricerca della felicità e lo fa attraverso la relazione con gli altri. La spinta che lo muove è un’energia positiva, non certo l’intento di autopunirsi o sacrificarsi.

Cosa viene dopo la Casa della Carità?
La strada che abbiamo davanti è così lunga… All’inizio della nostra avventura non credevo che ci saremmo occupati di aree difficili come i campi rom o di salute mentale, come stiamo facendo. L’idea di ospitalità si estende sempre di più, toccando una dimensione di spiritualità. Una dimensione più alta, contemplativa, che mi torna alla mente ogni volta che qualcuno mi chiede “chi te lo fa fare?”.

Partecipa al FORUM. LEGGI ANCHE: Ho avuto fame, il nuovo libro di don Virginio - Figli costretti a rubare: arrestati otto nomadi - Impronte ai rom, Maroni non retrocede

Giappone: caccia ai “vandali” che sporcano il Duomo di Firenze

Piazza Duomo a Firenze

In mezzo ai vari “Gina + Marco”, “Amiche 4ever”, “Forza viola” e simili epitaffi per l’umanità sulle pareti di marmo del Duomo di Firenze, passavano quasi inosservati alcuni ideogrammi giapponesi. Incomprensibili ai più, ma non per i connazionali degli autori, solitamente dotati di senso civico e il dito pronto a scattare sulle macchine fotografiche.

Così, in patria, è scattata la denuncia e la pubblica reprimenda per gli autori dei graffiti, che avevano avuto la sfrontatezza di firmarsi. Tre i casi in pochi giorni, con grande risalto sui due principali quotidiani giapponesi: Asahi e Yomiuri.

Dopo l’ammonimento rivolto a sei studentesse del Gifu City College e la successiva ammissione di colpevolezza da parte di tre ragazzi del Kyoto Sangyo University, a essere colto in flagrante è stato un insegnante trentenne: l’uomo è stato subito rimosso dalla carica di allenatore di baseball della squadra dell’istituto, ma potrebbe essere addirittura licenziato per “vandalismo”.
Nel primo caso, la scritta lasciata dalle cinque studentesse era stata notata da un turista, che l’aveva fotografata e inviata alla scuola chiedendo una scusa pubblica. Prontamente inviata alle autorità fiorentine, che non hanno sporto denuncia. D’altra parte la città è piena di scritte, segno della noia di una scolaresca in gita, di amanti infervorati o di un turista colpito dall’irrefrenabile desiderio di lasciare un segno del proprio passaggio sotto la cupola del Brunelleschi o il campanile di Giotto.
Ma attenzione, cari vandali, perché di fronte a un monumento c’è sempre un giapponese con una digitale al collo…

Giustizia, Berlusconi va avanti: “Polemiche strumentali”. Il Pd: pensi alle famiglie

Silvio Berlusconi

“Tante polemiche strumentali finiscono con il mettere in secondo piano l’interesse collettivo”. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato alla Federazione italiana tabaccai in occasione di un convegno nazionale, torna sul tema della giustizia, sottolineando che il governo farà ogni “sforzo perché l’interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti, continuando” scrive il premier “nella direzione che era indicata nei nostri programmi e si incarna nella nostra azione”.
Il governo, sottolinea Berlusconi, “ha scelto di mettere la sicurezza e l’ordine pubblico tra le priorità della propria azione, compresa la volontà di ridare efficienza e forza credibile ad una giustizia che, troppo spesso delude le aspettative in essa legittimamente riposte”.
Immediata la reazione dell’Italia dei Valori. “Che Berlusconi parli di interesse collettivo è quasi una barzelletta” afferma Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera. “E pure di cattivo gusto, visto che da quando è stato eletto ha solo pensato ai suoi affari personali e mai alla situazione del Paese, sempre più drammatica soprattutto dal punto di vista economico”. “Una situazione molto grave” conclude “che richiede la più ferma e decisa opposizione, in Parlamento e nelle piazze”.
E anche il Pd si fa sentire: le parole del premier non convincono Walter Veltroni. Che accusa “le iniziative di governo e presidente del Consiglio” di aver dimenticato l’interesse generale, “dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica”. Il leader Pd aggiunge che “non torneremo mai più al clima rissoso e paralizzante di questi ultimi quindici anni” e ammonisce che “si illude chi spera di trascinarci indietro e di diminuire così le nostre potenzialità di espansione, le nostre possibilità di parlare agli italiani e di guadagnare nel tempo la loro fiducia”.
A fare da paciere ci prova “addirittura” il leader della Lega Umberto Bossi: a “Silvio” dirà “di darsi una calmata”. Poi parlerà con Veltroni “per ricucire il dialogo”, perché “per fare le riforme c’è bisogno di tutti, anche dell’opposizione”. Nell’insolita veste di “pompiere” tra Pd e Pdl, il Senatur spiega, in un’intervista sulla Stampa che è pronto a fare di tutto “per portare a casa il federalismo”. La materia, a lui che di questa riforma è il ministro, interessa molto al popolo del Carroccio. E Bossi assicura: il testo “è quasi pronto” dice ancora il ministro “e sarà collegato alla finanziaria”. La base su cui discutere con le Regioni, aggiunge, sarà “lasciare loro l’80% dell’Iva e il 15% dell’Irpef”. Ma in una fase così “decisiva per imboccare il percorso verso le riforme” è necessario ritornare al dialogo con il Partito democratico: “Il Paese è al collasso se si rompe il dialogo” spiega “per rialzarsi l’Italia ha bisogno di riforme vere, non di chiacchiere o beghe politiche”. Per questo il Senatur vuole “parlare con Veltroni, per fargli capire che dialogare serve a tutti, anche a loro. Perché tutti gli elettori, anche quelli del Pd, staranno meglio con il federalismo fiscale”. Due parole, però, le dirà anche al premier: “Sulla magistratura cerco di fermare Silvio Berlusconi. Anche se capisco che fa così, perché i giudici lo stanno legnando inutilmente”.

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