Il ministro Meloni: Fate più figli, vi darò io una mano

Un asilo nido

di Romana Liuzzo

Asili di condominio, gestiti a turno da una madre, la cosiddetta baby sitter di pianerottolo, pagata per il servizio dallo Stato, come già accade in Francia. E un grande nido nella sede del Parlamento, a Montecitorio. “Non solo per i figli dei deputati, ma soprattutto per quelli di funzionari, uscieri, dipendenti, persone senza orari certi”. È questa in sintesi la proposta di legge, ancora in fase di stesura, di “incentivo alla maternità” che il ministro per le Politiche giovanili, Giorgia Meloni, anticipa in esclusiva a Panorama. “Speriamo di portarla in Consiglio dei ministri il prima possibile: molti punti già erano nel programma di governo, altri sono mie aggiunte”.
Capelli lisci, un filo di trucco, quanto basta per fare risaltare gli occhi chiari, la più giovane parlamentare del 2006 (vicepresidente della Camera a 29 anni), oggi a 31 a capo di un dicastero, Meloni ama parlare solo di politica. Seduta a un bar della capitale, anticipa il suo progetto premettendo: “Parlo di tutto tranne che di vita privata”. L’obiettivo finale della sua proposta di legge? “Asili nido, meno burocrazia per tutti e di conseguenza più figli” riassume Meloni. “In Italia la demografia è una delle principali criticità. In Europa la natalità media è di due figli per donna, nel nostro Paese la media è di 1,3 figli. Siamo di gran lunga sotto quota”.
Secondo il ministro del governo Berlusconi questo significa, per esempio, che nel 2050 “come previsto dall’Istat, il 35 per cento della popolazione avrà più di 65 anni e questo implica enormi problemi”. Di produttività per esempio, ma anche per un sistema pensionistico che non può reggere. “Che paese vogliamo lasciare ai nostri nipoti?” si domanda Meloni. “La gente non fa più figli non perché non li voglia ma perché li considera un lusso”.
Proprio in quest’ottica rivedrebbe la legge 194 sull’aborto. “Dal 1978 a oggi 4 milioni di donne hanno interrotto la gravidanza. Non è un successo, ma una sconfitta. Viene offerto loro di non fare un figlio, ma non si danno incentivi per farne. È una legge assurda. Occorre dare alternative concrete alle famiglie”.
Esempi? “Sempre in Francia c’è il livello d’occupazione femminile più alto d’Europa, di conseguenza le donne non hanno paura di alzare la natalità”.
Per guardare al nostro Paese, a Reggio Calabria il sindaco Giuseppe Scopelliti ha sperimentato con successo l’asilo di condominio. Anche se non mancano problemi logistici legati agli spazi e alle zone all’aperto. Per avere l’ok per un nido, infatti, sono necessari svariati requisiti e la burocrazia sembra non aiuti. Ce l’ha fatta, qualche anno fa, a Palazzo Chigi l’attuale ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo: il suo asilo, dice chi l’ha visto, è da 10 e lode, con menù diversificati secondo preferenze alimentari o allergie.
Fa parte della proposta di legge Meloni il sistema del quoziente familiare, ovvero una tassazione proporzionata al numero dei figli. Più se ne hanno, meno tasse si pagano. “In pratica la somma dei redditi è suddivisa per tutti i componenti della famiglia. Questa idea la presentai già nella passata legislatura, ma fu fortemente osteggiata dalla sinistra, in particolare da Rifondazione comunista. Perché, mi dissero, “le donne che lavorano non devono avere nuclei numerosi””.
Altri incentivi della proposta di legge: aiuti concreti sui generi di prima necessità, dai pannolini al latte in polvere, come pure un sostegno per la retta dell’asilo e i libri di testo per tutta l’età dell’obbligo. Infine, allargare i congedi anche al padre.
Tra i problemi che affliggono le giovani coppie c’è anzitutto quello della casa. Nello stesso progetto Meloni (questo è già nel programma di governo) è prevista una rateizzazione del mutuo come se fosse un affitto, in pratica senza anticipo, in modo da acquistare un’abitazione, senza indebitarsi fino al collo.
E per gli spazi? “Oltre ai luoghi già individuati per le case popolari, vogliamo fare un censimento di tutti i centri sociali e capire quali siano in regola, ovvero in quali si svolga effettivamente qualcosa che anche alla lontana abbia a che fare con la cultura e con l’aggregazione. Almeno per metà, a mio avviso, andrebbero chiusi. Ebbene, quegli spazi, troppo spessodevastati, potrebbero servire come alloggi, biblioteche o come circoli ricreativi per i giovani che realmente hanno voglia di fare qualcosa. Altro che bullismo”.
Il ministro alle Politiche giovanili anche su questo tema ha un’opinione chiara: i bulli sono eccezioni. “Andrebbero presi e sottoposti all’insulto generalizzato. Sono casi isolati e se ne parla troppo. Mentre ci sono giovani bravissimi, che lavorano e fanno sacrifici in silenzio: a loro vanno dati incentivi. Di loro si deve parlare. I bulli? Ammesso che ci siano, vanno ignorati. È la pena peggiore”.

Commenti

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Il 1 Giugno 2008 alle 18:03 toto47 ha scritto:

In che senso,signora Ministro?

Il 1 Giugno 2008 alle 20:18 aepandy ha scritto:

Finalmente qualcuno che guarda al problema dei giovani con una visione complessiva e non limitata. Speriamo che il ministro Meloni riesca a portare avanti questa sua idea.

Il 2 Giugno 2008 alle 16:32 davidepa ha scritto:

Cara Meloni, con tutto il rispetto. E questo secondo Lei basta a noi italiani ad essere incentivati a fare figli. Quello che Lei propone deve essere un fatto dovuto nei riguardi dei cittadini che lavorano. Ma incentivarci a fare figli le certezze sono ben altre.

Il 6 Giugno 2008 alle 9:44 sequestrato a genova ha scritto:

Signor Ministro,non siamo mica in Germania…in Italia il cittadino ha sulle spalle tutti i problemi che derivano in famiglia:affitto di casa,luce,gas,vestiti,il mangiare.Se non si ha un lavoro con un guadagno adeguato il cittadino, non può mettere su famiglia.Ho pensate che dobbiamo copiare dai zingari

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