Dopo 18 anni e 24 edizioni, Umberto Bossi è andato sul prato di Pontida a spiegare che il federalismo fiscale si sta realizzando, entro il 2008, con la trattativa ma senza rinunciare alla vecchia spada da battaglia nel caso “qualcuno ci pigliasse in giro”. E ha anche ricordato alla folla (oltre 50 mila persone, secondo gli organizzatori) che entro fine anno si farà il congresso della Lega. Il pratone di Pontida è diventato negli anni un luogo dell’anima leghista e su quel prato, oggi infangato e martellato dal sole, Bossi, come accadde prima della malattia che lo ha colpito negli anni scorsi, si è commosso e ha toccato le corde più profonde del cuore leghista.
Un intervento piuttosto breve, mezz’ora, niente a che vedere coi comizi fiume degli anni Novanta, ma ben mirato. “Il federalismo fiscale lo faremo!”. Lo ha detto in tono deciso dal palco. E poi, per non dimenticare, dietro al ramoscello d’ulivo la sua vecchia spada: “Perché o il federalismo fiscale si fa o daremo l’attacco al centralismo romano. Stiamo realizzando il federalismo fiscale e stiamo trattando con i ministri del governo ombra. Bisogna trattare, anche per una sola parola, magari per un pomeriggio intero. E bisogna fare così perché sennò finisce come con la devolution che è stata approvata dal Parlamento ma poi bocciata dal referendum perché hanno messo paura ad alcuni popoli italiani”.
Si riferiva al Sud, Umberto Bossi. E ai “suoi”, invece, ha detto, rispondendo all’invocazione che saliva dal prato “Padania libera!”: “I lombardi, i veneti, i piemontesi, i padani vengono a Pontida da anni per rinnovare un patto che stringemmo vent’anni fa, e cioè che i nostri popoli combatteranno fino alla libertà. Ma adesso accanto ai padani ci sono anche persone nuove, che sono venute da lontano, perché hanno simpatia per noi e perché hanno capito che il nostro modello funziona. Io li ringrazio di essere qui oggi”. Poi per non farsi mancare il tono da battaglia che è proprio della storia di Pontida, ha aggiunto: “Il federalismo verrà perché, se non dovesse venire, ci sono centinaia di migliaia di uomini pronti a battersi e a lanciarsi nella mischia. Adesso comunque c’è un passaggio fondamentale, quello del federalismo fiscale. E la voce di Pontida va molto lontano, dove c’è gente che ascolta, in Europa, dove ci sono persone che difendono i popoli, i loro valori e si battono per la sicurezza delle loro genti”.
Bossi ha lodato l’impegno del ministro Maroni sul fronte della sicurezza ma ha spiegato: “Noi non vogliamo la guerra agli immigrati, noi vogliamo percorrere una via pacifica e di riforme, però non ci devono ingannare. La via della Padania è la via giusta”, ha detto in un passaggio del suo intervento il leader e ministro delle Riforme, “e in molti l’hanno capito. Fratelli e amici, voi dovete andar via di qui con la coscienza che la libertà della Padania verrà e ci sarà un giorno in cui spiegherete ai vostri figli: ‘Eravamo schiavi ma abbiamo saputo soffrire e lottare per tanti anni’”.
Sul fatto che il federalismo fiscale sia “un vero colpo di manovella” per far partire la macchina, si era soffermato anche il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli: “Nel pacchetto che presenteremo il 20 giugno prossimo”, ha spiegato, “ovvero negli interventi del governo per il prossimo triennio, ci sarà la proposta per il federalismo fiscale contenuto nel Dpef e quindi collegato alla finanziaria. Il che vuol dire approvarlo entro l’anno”.
- Domenica 1 Giugno 2008
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Commenti
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Il 2 Giugno 2008 alle 16:02 nhico ha scritto:
Bossi è nel suo liquido naturale, quando arringa i suoi fedelissimi. Sa quello che vogliono sentirgli dire e lui li accontenta. E in questo gioco delle parti va giù pesante. Destreggiandosi benissimo nel suo doppio ruolo di uomo di lotta e di governo. Pronto a lanciare messaggi in ogni direzione. Felice di poter strigliare i compagni di cordata e di poter ammiccare agli avversari. Ha vinto, e vinto bene, e si sente sicuro. Forte. Anche i suoi colonnelli la pensano come lui. Il federalismo fiscale innanzi tutto. Ma in politica niente sta fermo. E lui dovrebbe essere più attento alle frane. Che possono capitare quando meno uno se le aspetta. Dall’altra parte anche i signori dell’Arcobaleno arringavano le piazze dai banchi del governo, ma sono finiti miseramente. Non è che forse ciò è potuto accadere perché mancava loro il bastione (Berlusconi) dietro il quale ripararsi?
Il 21 Agosto 2008 alle 17:27 Berlusconi deluso da Veltroni: “Suddito delle frange giustizialiste” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un attacco a Walter Veltroni e al Pd per la “sconcertante sudditanza psicologica e politica verso le frange giustizialiste”, un richiamo a Giovanni Falcone come modello cui ispirarsi per mettere mano alla riforma della giustizia, l’intenzione di mettere in capo ulteriori misure per combattere il caro prezzi (”per esempio, il bonus bebè e l’introduzione del quoziente familiare”), e una frase su Putin (”Grazie a Dio mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi”) poi smentita da Palazzo Chigi. È un Silvio Berlusconi a tutto campo quello che si è concesso al settimanale Tempi, che segna la ripresa dell’attività di governo dopo la pausa estiva. “L’autunno caldo lo faccio io” è questo il titolo dell’intervista rilasciata a Luigi Amicone, direttore della rivista vicina a Comunione e Liberazione. E allora via al botta e risposta. Con il segretario del Pd, in primis. Ieri l’attacco di Veltroni sul governo diviso e litgioso, oggi la replica di Berlusconi. “La sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante. Credo di non essere il solo deluso in questo da Veltroni. Credo che altrettanto delusi siano molti dei suoi sostenitori” dice il premier nell’’intervista al settimanale. Il Cavaliere confessa tutta la sua delusione per l’atteggiamento dell’avversario: “Avevo sperato davvero che la gestione Veltroni significasse l’apertura di una stagione nuova della politica italiana. Invece la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante. Credo di non essere il solo deluso in questo da Veltroni. Credo che altrettanto delusi siano molti dei suoi sostenitori. Ecco, forse l’unica cosa è di aver dato troppo credito alla speranza di dialogo e a questa speranza non ho voluto rinunciare sino all’ultimo. Peccato, per la sinistra e per la democrazia italiana”. Alla domanda se abbia qualcosa da rimproverarsi in questi primi 100 giorni di governo Berlusconi risponde: “Ecco, forse l’unica cosa è di aver dato troppo credito alla speranza di dialogo e a questa speranza non ho voluto rinunciare sino all’ultimo. Peccato, per la sinistra e per la democrazia italiana”. “Avevo sperato davvero che la gestione Veltroni significasse l’apertura di una stagione nuova della politica italiana. Invece la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante”. E a proposito di giustizia, ecco come il governo Berlusconi intende varare una riforma che punti a “mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone: separazione dell’ordine degli avvocati dell’accusa dall’ordine dei magistrati, indirizzo dell’azione penale superando l’attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati. Vogliamo valorizzare i tanti magistrati seri, che svolgono il loro lavoro in modo coscienzioso, con spirito di sacrificio e spesso rischi personali” spiega Silvio Berlusconi. “Purtroppo il loro lavoro è offuscato da pochi altri che, per pregiudizio ideologico unito a smania di protagonismo, proiettano con comportamenti deviati un’immagine distorta della magistratura italiana. Noi siamo dalla parte dei magistrati, non delle frange ideologizzate e giustizialiste”. E poi, ancora: i temi etici. “Credo sia dovere di tutti agire perché la legge 194 sia applicata anche e soprattutto nelle parti orientate all’aiuto alla vita, finora trascurate”. Sempre sullo stesso capitolo, il premier conferma la libertà di coscienza come linea ufficiale del Pdl, ma spende parole in difesa della vita. “Condivido pienamente con il Santo Padre” dice Berlusconi “l’idea della sacralità della vita, in ogni suo aspetto e in ogni suo momento. E da uomo di governo mi considero profondamente impegnato a tutelarla”. “È del tutto evidente” continua il Cavaliere esprimendo la sua posizione sul caso Englaro “che non permetteremo mai alla magistratura di esercitare una supplenza rispetto al potere legislativo, cosa che alcuni magistrati tendono a fare su questo come su altri temi” Per quanto riguarda la caolizione che sostiene il proprio esecutivo, il premier non concede dubbi: “Il rapporto tra noi e la Lega è forte e consolidato: non è un’alleanza tattica” dice “né semplicemente numerica; la Lega esprime esigenze complementari a quelle di chi vota per noi, i valori di riferimento sono comuni e i programmi sono omogenei”. “Il federalismo fiscale non è solo un tema della Lega, la riforma della giustizia non interessa solo noi” ribadisce Berlusconi. “La Lega esprime, con un linguaggio diverso dal nostro, e ponendo l’accento su alcuni temi, lo stesso progetto politico che ci ispira… In prospettiva, vedo per la Lega un ruolo complementare al nostro, un rapporto che almeno in parte potrebbe somigliare a quello che unisce in Germania Cdu e Csu”. Infine, la riforma elettorale: “Quanto alla riforma della legge elettorale europea, serve a rendere queste elezioni più omogenee alle altre: non ha senso che il cittadino ogni volta che si reca alle urne debba fare i conti con un sistema elettorale diverso. Su tutto questo” assicura il Cavaliere “vogliamo intervenire, anche per dare il giusto valore all’appuntamento elettorale per l’Europa”. [...]
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