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- Un commento
di Gianluca Amadori
Il presidente del tribunale di Venezia, Attilio Passannante, ha diramato un’insolita ordinanza che, secondo lui, dovrebbe evitare il collasso del palazzo di giustizia più importante del Nord-Est, in difficoltà anche perché manca un quarto dell’organico amministrativo, perché sono insufficienti gli spazi (i fascicoli vengono accatastati nei corridoi) e per le molte sedi (una quindicina). Succo dell’ordinanza: magistrati, lavorate meno.
“Solo un suggerimento al fine di organizzare meglio l’attività”, ha provato a giustificarsi Passannante poche ore dopo avere firmato l’ordine di servizio con il quale ha disposto anche una riduzione dell’apertura al pubblico delle cancellerie civili e penali. Ma la precisazione non è bastata a fermare polemiche e contestazioni.
I primi sono stati gli avvocati, che hanno minacciato di scioperare per chiedere il ritiro della circolare annunciando, dopo una tesa assemblea, la presentazione di un ricorso al tar contro l’ordinanza, accusata di “avere effetti devastanti sul funzionamento del servizio giustizia”.
Poi si è aggiunta la reazione dell’Associazione nazionale magistrati: “Di fronte a uno Stato che accumula sempre più numerose condanne per la lentezza della giustizia, come si può pensare di rallentare ancora di più i processi?” si è domandata la portavoce della giunta veneta dell’Anm, Licia Marino. “Questa è la dimostrazione che non è colpa dei magistrati se la giustizia non funziona. Serve una seria riforma strutturale e normativa”.
Il colpo di grazia sull’ordinanza tagliaudienze è arrivato dal presidente della corte d’appello, Manuela Romei Pasetti, il cui intervento ha costretto Passannante a fare marcia indietro, sospendendo il provvedimento il giorno stesso in cui sarebbe dovuto entrare in vigore, il 27 maggio: “Si tratta di una riorganizzazione del lavoro, e dunque la materia è di competenza del Consiglio giudiziario e del Consiglio superiore della magistratura” ha tagliato corto il presidente della corte.
Il presidente del tribunale non si aspettava una tale levata di scudi. Già una volta, in passato, aveva ridotto a sole 3 ore al giorno l’apertura al pubblico delle cancellerie e non era accaduto nulla. Ma difficilmente poteva passare inosservato il “suggerimento” ai magistrati di ridurre “la durata delle udienze civili e penali, ove possibile”; di ridurre “il numero di fascicoli per ciascuna udienza”; di fissare udienze “non a breve termine”, di attenersi a un criterio di priorità prestabilito nel trattamento dei fascicoli e di indicare gli “adempimenti da ritenersi urgenti”.
Disposizione nella direzione opposta a quella richiesta dai magistrati, costretti da mesi a rinviare i processi per carenza di udienze, molte “a tempo”: possono durare fino alle 14 per mancanza di cancellieri disponibili, soprattutto da quando il ministero non paga più gli straordinari. Situazione ulteriormente degenerata a causa della sospensione del servizio di stenotipia.
E il presidente degli avvocati civilisti, Paolo Chersevani, accusa: “Questo provvedimento potrà avere gravi effetti destabilizzanti sul già precario stato della giustizia veneziana”.
- Lunedì 2 Giugno 2008
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Commenti
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Il 2 Giugno 2008 alle 16:27 davidepa ha scritto:
Direi… molto bene…! Estendiamo a tutto il territorio questa splendida trovata. Certo che una mente simile merita un riconoscimento: quello di capra. E lo paghiamo pure profumatamente… Caro Brunetta ne hai di lavoro da fare!
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