A Roma, tra polemiche e zone rosse, i leader mondiali discutono di cibo e ambiente

Misure di sicurezza all'aeroporto internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino

L’agricoltura e la deforestazione causano direttamente circa un terzo delle emissioni di gas serra nell’atmosfera dovuti alle attività umane, e specificamente il 25% dell’anidride carbonica, il 50% del metano e il 75% dei nitrati. L’80% di queste emissioni viene generato nei Paesi più poveri nei quali i piccoli produttori, i pescatori e le comunità rurali, tuttavia, risultano tra le popolazioni più a rischio per gli impatti dei cambiamenti climatici.
Per questo si apre oggi a Roma presso la Fao - il fondo delle Nazioni Unite per le politiche agricole e alimentari - un vertice tra quaranta tra capi di Stato all’interno del quale verrà discusso un documento di 31 pagine per garantire la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha creato una task force per l’emergenza con una dotazione di circa 15 miliardi di dollari da investire in aiuti per i piccoli agricoltori, che secondo il direttore generale della Fao Jacques Diouf dovrebbero raggiungere un importo di almeno 30 miliardi di dollari l’anno.
Posizioni contrapposte sulle ricette anti-crisi vedono il ministro Usa all’Agricoltura, Ed Schafer e il presidente del Brasile Lula da Silva fronteggiare Fao ed Onu che chiedono maggiore cautela sui biocarburanti, accusati di aver contribuito all’impennata dei prezzi alimentari.

Ma oltre alle questioni poste sul tavolo del summit in Viale delle Terme di Caracalla, è tutto il contesto intorno alla Capitale a dare preoccupazione. Dal punto di vista della logistica e sicurezza: la città vive una delle sue giornate più tese. E non solo per proteggere la quarantina di capi di stato e di governo che si incontrano da oggi in una capitale super-blindata. Ma anche per il fatto che tra partecipanti ci sono anche due personaggi alquanto scomodi, il presidente iraniano Ahmadinejad e l’uomo forte dello Zimbawe, Robert Mugabe, presente alla Fao solo in quanto sede extraterritoriale.
Contro il capo del governo di Teheran, che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche, sono state promosse manifestazioni e proteste. In serata ci sarà anche il presidio Free Iran lanciato dal quotidiano Il Riformista, che ha scatenato una dura reazione iraniana, secondo cui le pressioni del giornale avrebbero indotto sia Berlusconi sia Papa Benedetto XVI a rifiutare incontri e udienze private con lo stesso Ahmadinejad. Incontri che gli addetti al protocollo di Palazzo Chigi e del Vaticano avevano comunque già fatto sapere non ci sarebebro stati.
Ahmadinejad prima della partenza da Teheran ha fatto sapere che a margine del summit Fao avrà anche incontri “con i capi di altri Stati presenti al vertice”, ma non ha specificato quali. “L’Iran” ha sottolineato il presidente, citato dall’agenzia Irna “ha soluzioni chiare per la produzione equa e la distribuzione delle derrate alimentari nel mondo”. Un altro impegno di cui si era parlato nei giorni scorsi, al di fuori del vertice, è un incontro con aziende italiane, che dovrebbe svolgersi all’Hotel Hilton. In precedenza, alle 16:00 è prevista una conferenza stampa del presidente iraniano nel palazzo della Fao che in ogni caso si tratterrà a Roma un solo giorno.
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, figura politica ormai ingombrante per l’Occidente - tanto che l’Unione europea gli ha vietato l’ingresso nei Paesi membri - partecipa invece al vertice giacché si svolge in una sede extraterritoriale, a dispetto dell’indignazione espressa dal premier britannico, Gordon Brown, e dal ministro degli Esteri australiano, Stephen Smith.
Per garantire l’incolumità dei partecipanti al summit sono state disposte misure di sicurezza eccezionali, con tiratori scelti piazzati nei due aeroporti e nelle zone circostanti e un’intera area della capitale, tra il Circo Massimo e le Terme di Caracalla, completamente preclusa al transito veicolare. Tutte le auto che non hanno rispettato il divieto di sosta sono state rimosse forzatamente e in tutta la zona sono dislocati uomini di polizia, carabinieri e forze speciali. I cortei delle delegazioni sono super scortati e seguono percorsi blindatissimi.

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