Tra bandiere blu e acque nere. In Italia trecento spiagge vietate

Costa della Riserva naturale di Torre Guaceto (Puglia)
“Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”. La più classica delle canzonette estive rischia di diventare un ritornello fuori tempo. Almeno in Italia. Dove dal 2001 al 2008 il numero delle spiagge proibite ai bagnanti per le acque troppo inquinate o la cementificazione è cresciuto da zero a 300.

Un record assoluto, in confronto al resto d’Europa: solo un litorale fuorilegge in Spagna, zero in Grecia e in Francia, giusto per fermarsi ai principali Paesi mediterranei. Il dato è frutto di un’indagine dell’ Unione Europea ed è stato reso noto ieri dal commissario Europeo all’ambiente, Stavros Dimas. La Commissione ha inoltre inviato una lettera di richiamo all’Italia (e ad altri 10 paesi), per la cancellazione di alcune acque balneabili dalla lista delle aree sotto controllo.
Un paradosso per la Penisola, coi suoi 7500 km di coste, le sue cale e scogliere celebrate in tutto il mondo, ma soprattutto le 215 spiagge premiate con le “bandiere blu” (per un totale di 104 località) assegnate dalla FEE, (la Fondazione per l’educazione ambientale), che rappresentano da sole il 10% del totale a livello internazionale. Nel 2007 nell’area mediterranea solo Spagna, Turchia e Grecia avevano più bandiere blu .
Discorso simile per le “vele” assegnate da Legambiente e Touring Club Italiano alle 344 spiagge più pulite.
Dalle acque cristalline a cemento e mucillagine: se le bandiere blu premiano soprattutto Marche e Toscana, nella mappa dell’ UE la costa a sud di Ancona è costellata da punti neri (che indicano le zone costiere chiuse), così come nel litorale tirrenico, da Roma a Salerno. Il nostro Paese scopre di avere il maggior numero di coste vietate ai bagnanti per le installazioni portuali o le acque troppo sporche. Colpa (o merito) dei controlli più rigidi?

Potrebbe essere una spiegazione plausibile: solo sette anni fa non era stata rilevata neppure una spiaggia vietata, senza contare che le acque balneabili italiane rappresentano il 26% del totale UE e quelle controllate in Grecia e in Spagna sono state meno della metà delle 4929 italiane. Resta però un numero altissimo di spiagge off limits. E oltre al disagio per gli aspiranti bagnanti, mentre comincia la stagione estiva, c’è il richiamo della Commissione, dal quale può prendere il via l’apertura di una procedura di infrazione e il deferimento davanti alla Corte di giustizia. E nell’ipotesi più negativa potrebbero arrivare anche le sanzioni, come quelle che l’Italia rischia per la procedura aperta a causa dell’ emergenza rifiuti in Campania.

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