Dopo l’annuncio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di una stretta alle norme che regolano le intercettazioni (saranno ammesse solo quelle che riguardano indagini sulla criminalità organizzate e sul terrorismo), scoppia la polemica politica e interviene il ministro della Giustizia. “Gravi e sbagliate” sono state definite le misure dal leader dell’opposizione Walter Veltroni, e anche l’Associazione nazionale magistrati ha espresso un parere decisamente contrario. “Figuriamoci se si vogliono spuntare le unghie alla magistratura”. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, puntualizza in un’intervista al Messaggero che la stretta sulle intercettazioni è “una necessità trasversalmente riconosciuta”.
“È necessario”, spiega il guardasigilli, “operare un riequilibrio tra due diritti: quello delle indagini e quello della tutela della privacy”. Alfano ricorda che fu l’ultimo governo di Romano Prodi a “mettere in cantiere norme per arginare un fenomeno che suscita allarme e preoccupazione” e che l’attuale maggioranza intende procedere in quella direzione.
Il ministro evidenzia i costi delle intercettazioni, “capitolo che rispetto alle spese di giustizia incide per oltre un terzo”. “Noi sosterremo i magistrati perché siamo per la legalità e perché ci sta a cuore che le indagini facciano il loro corso, ma vogliamo garantire i cittadini che con le indagini non c’entrano”.
- Lunedì 9 Giugno 2008
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Commenti
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Il 9 Giugno 2008 alle 10:11 nhico ha scritto:
La magistratura è ancora convinta di potere contare più del parlamento italiano. Di continuare ad amministrare la giustizia secondo i suoi tempi e le sue ideologie e di imporre i suoi desiderata al popolo italiano. E da dentro la sua torre d’avorio, sfogliando il ricco ventaglio dei suoi privilegi, dà la colpa della sua inefficienza, dei ritardi non più digeribili, degli errori madornali che sempre più spesso commette, al governo. A quel governo, di destra o di sinistra, che sempre ricatta e ammonisce tutte le volte che non accoglie le sue richieste. Ma i tempi sono cambiati e l’Anm deve capire che l’Italia non può continuare ad essere intercettata sempre e comunque. Non solo per gli eccessivi costi, ma perché è anche anticostituzionale. Con le intercettazioni a tappeto, infatti, ciascuno di noi viene indagato non sull’ipotesi di un possibile reato commesso, ma a prescindere.
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