Donne, anche ventenni, cui è stato asportato il seno come “rimedio” per un’innocua cisti. Anziani malati di broncopolmonite “curati” togliendogli un polmone quando sarebbe bastato un antibiotico. Medici e dirigenti definiti “criminali” dagli inquirenti e un ospedale diventato una macchina per fare soldi. Al centro dell’inchiesta del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano è finita la casa di cura Santa Rita, una clinica considerata d’eccellenza, privata ma accreditata col Servizio sanitario nazionale che si trova in via Jommelli, nella zona est della città. Le indagini, coordinate dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano hanno portato questa mattina all’arresto di 14 persone (13 sono medici), due finite in carcere e le altre ai domiciliari. Tra queste, il notaio Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura, il primario di Chirurgia toracica Pierpaolo Brega Massone, Pietro Fabio Presicci della sua équipe, e Maurizio Sampietro, direttore sanitario dell’ospedale fino al maggio 2007. I pm avevano chiesto il carcere per tutti gli indagati. La firma sui provvedimenti è del gip Micaela Serena Curami.
L’inchiesta è nata nel gennaio 2007 seguendo il filone delle verifiche sui rimborsi gonfiati. “I nostri consulenti però”, spiega il colonnello Cesare Marangoni della Guardia di finanza, “hanno riscontrato anomalie che andavano ben oltre quelle amministrative e fiscali. Finché siamo arrivati a scoprire reati gravissimi”. Come le lesioni personali e l’omicidio. In 88 casi infatti gli interventi chirurgici, definiti dal comandante del Nucleo di polizia tributaria, il colonnello Riccardo Rapanotti, “dannosi, inutili, avventati e inspiegabili”, sono sfociati in lesioni gravi e gravissime. In cinque casi avrebbero causato la morte del paziente.
Tra i cinque casi (un uomo e quattro donne, tra i 65 e gli 85 anni) relativi all’accusa di omicidio volontario, c’è l’intervento effettuato a una signora di 65 anni, già malata di cancro con metastasi. Nell’ordinanza del gip si sottolinea che “la paziente muore con sofferenza a seguito e a causa di un intervento inutile che appare solamente come puro accanimento”. Da qui l’aggravante della crudeltà. Altri episodi di lesioni riguarderebbero una paziente di 88 anni operata tre volte in otto mesi invece che una volta in modo risolutivo, 12 donne, anche sotto i 40 anni, cui è sarebbe stato asportato il seno senza che ce ne fosse bisogno perché sarebbe bastata una biopsia o un intervento localizzato per asportare un nodulo. Alcune di queste non erano affette da tumore, ma avevano una semplice cisti o neppure quella. Una decina di anziani malati di tubercolosi o di broncopolmonite cui sarebbe stato asportato un polmone, anche contro il parere del medico curante. A un paziente di 95 anni di Ortopedia invece sarebbe stata impiantata una protesi aperta per errore e quindi non più sterile, perché “costa 455 euro più iva” e non si può certo buttare.
Lo scopo di tutto era ottenere denaro dal Servizio sanitario nazionale attraverso il sistema dei cosiddetti Drg (Diagnosis related group), cioè “raggruppamenti omogenei di diagnosi”. In pratica a ogni prestazione sanitaria è assegnato un codice, il Drg appunto, in base al quale la Regione rimborsa all’ospedale la cifra relativa. Il sistema dei medici della Santa Rita sarebbe stato, secondo gli inquirenti, quello di richiedere i rimborsi più alti. Un intervento chirurgico arriva a valere anche 14 mila euro. I primari dei reparti incriminati incassavano una percentuale sui Drg e in alcuni casi il loro stipendio base di 1.700 euro è lievitato fino a 27 mila mensili. Pare inoltre, almeno secondo la ricostruzione dei magistrati, che i vertici della casa di cura scegliessero i medici da impiegare proprio in base alla loro disponibilità a gonfiare i Drg. Secondo le Fiamme gialle, l’affare avrebbe fruttato nel periodo preso in considerazione (gennaio 2005-luglio 2007) circa 2 milioni e mezzo di euro.
Le cartelle cliniche sequestrate sono 4 mila, circa il 10 per cento di quelle emesse in due anni e mezzo. Le irregolarità trovate sono varie: Drg falsificati, cartelle con indicate operazioni diverse da quelle effettuate, persino “consensi informati” non firmati dai pazienti, che quindi erano totalmente inconsapevoli. Le persone indagate per truffa aggravata e falso in atto pubblico sono 18, cui si aggiunge la casa di cura come persona giuridica. L’Asl Città di Milano inoltre ha aperto una sua inchiesta e nell’ottobre 2007 ha sospeso l’accreditamento al reparto di Chirurgia toracica. Sia i pm sia il colonnello Marangoni hanno sottolineato l’importanza delle intercettazioni per questa indagine. Senza le quali, hanno detto, non si sarebbe arrivati all’attribuzione dei reati più gravi. Dalle telefonate dei medici, spiegano gli inquirenti, è emerso chiaramente l’intento di operare per guadagnare. Solo un esempio: “Oggi sono arrivati 44 mila euro”. Che vorrebbe dire: sono state ricoverate quattro persone da cui si ricaveranno 11 mila euro ciascuna.
La clinica Santa Rita ha pubblicato una nota, in cui si legge che “allo stato l’istituto non è in grado di fornire alcun commento, essendo venuti a conoscenza dei fatti esclusivamente dai mass media. Non appena sarà possibile conoscere nei dettagli le ragioni che hanno indotto la magistratura ad attuare i provvedimenti, la nostra azienda potrà esprimere il proprio punto di vista in proposito. Ribadiamo, anche in questa sede, l’auspicio che la magistratura esegua il proprio lavoro con tutta la necessaria obiettività e ci attendiamo che emerga la piena regolarità e trasparenza del nostro operato”. Neppure le decine di pazienti coinvolti sanno ancora di essere stati operati senza motivo.
- Lunedì 9 Giugno 2008
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Il 29 Giugno 2008 alle 20:33 Santa Rita, la tormentata storia edilizia della “clinica degli orrori” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Inascoltati, ignorati, accusati di essere affetti dalla solita sindrome Nimby (”Not in my backyard”). Fino a qualche giorno fa, quando è scoppiata la bufera che ha trasformato la casa di cura Santa Rita di Milano nella “clinica degli orrori”. [...]
Il 15 Luglio 2008 alle 17:57 Bufera sulla sanità lombarda, dopo la Santa Rita nel mirino la clinica San Donato » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nuovo filone dell’inchiesta sulle truffe alla sanità lombarda. Dopo lo scandalo della clinica Santa Rita, dove le indagini hanno fatto emergere anche gravi eposodi di lesioni sui pazienti, nel mirino del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano è finito il policlinico San Donato di Melegnano. L’operazione ha portato a 24 avvisi di garanzia emessi dal pm Sandro Raimondi e notificati questa mattina a carico del presidente del gruppo, Giuseppe Rotelli, due direttori amministrativi dell’ospedale, due direttori sanitari e 19 medici. Le accuse sono di truffa aggravata al sistema sanitario regionale e falso ideologico. [...]
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