La proposta di Silvio Berlusconi di limitare le intercettazioni telefoniche continua a far discutere. Anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è sceso in campo per auspicare che sul provvedimento si raggiunga un ampio consenso. Per Napolitano è utile “Ridiscutere l’insieme delle norme che devono garantire alcune esigenze fondamentali: ce n’è una sia di tutela della privacy, e sia di ricorso misurato allo strumento delle intercettazioni”. Per il presidente della Repubblica si tratta di una “questione annosa: prima si risolve e meglio è”. Dal Pdl Maurizio Lupi raccoglie subito l’appello della massima carica dello Stato: “Un appello positivo e condivisibile: se vogliamo garantire il bene comune del Paese dobbiamo lavorare tutti insieme, in un clima costruttivo che ci permetta di definire le regole del settore tenendo conto che non esistono intercettazioni ‘buone’ e intercettazioni ‘cattive’”.
Mentre il Partito Democratico, attraverso la firma di un gruppo di senatori (primo sottoscrittore Franco Bruno), propone una commissione d’inchiesta, con un mandato di 12 mesi, per capire e analizzare le distorsioni del passato con il compito, alla fine, di proporre nuove norme. Non ci sta invece l’Idv di Di Pietro che con il capogruppo al Senato, Felice Belisario, rilancia portando come esempio uno dei casi scottanti di cronaca di queste ore: la clinica degli orrori di Milano. Per il senatore Idv, che annuncia battaglia: “Se fosse stata già in vigore la legge sulle intercettazioni i cittadini italiani non avrebbero neppure conosciuto i crimini compiuti nella clinica degli orrori e sarebbero stati potenziali pazienti dei medici arrestati”. Contrari anche i giornalisti che attraverso l’ordine di categoria fanno sapere: “Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti attende con grande preoccupazione, per il tentativo di limitazione della professione giornalistica, l’annunciato provvedimento che il governo sta preparando in materia di intercettazioni”.
Ma quali sono in numeri del grande orecchio? Il Guardasigilli, Angelino Alfano, nella sua audizione alla Camera dei Deputati - oltre ad aver promesso che presto, forse anche venerdì prossimo, il provvedimento arriverà sul tavolo del Cdm - ha rivelato alcuni dati raccolti dal ministero della Giustizia, consultando gli uffici giudiziari in giro per la penisola. “Nel corso del 2007 sono stati 124 mila i bersagli di intercettazioni legalmente ordinate dalla magistratura. Per avere un termine di raffronto – ha detto Alfano - sono stati 1700 in tutti gli Stati Uniti”. I tempi di ascolto variano da caso a caso. Il conto medio di ogni ciclo d’intercettazione, però, è alto: 1794 euro tra bolletta pagata alle società telefoniche e noleggio di apparecchiature tecniche. Costo totale a carico dello Stato? 224 milioni di euro in un solo anno. Impressionanti i trend di crescita: “Nel 2001 i bersagli furono 32 mila. I numeri si sono quadruplicati in pochi anni”. Ed ecco il calcolo di Alfano, presentato ieri alle orecchie attonite dei deputati: “Facciamo un conto empirico. I centomila intercettati avranno avuto in media, tra telefonate effettuate e ricevute, almeno trenta interlocutori. Questo significa 3 milioni di cittadini intercettati. Il numero va poi moltiplicato per enne giornate. Possiamo ben dire che buona parte del Paese è ascoltata”.
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Commenti
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Il 10 Giugno 2008 alle 19:55 toto47 ha scritto:
Basta dare la giusta misura,regole,rispetto della privacy,usarle come prove in fase processuale,non “ven_
dere ” stralci ai giornali,MA LE INTERCETTAZIONI vanno
utilizzate anche per sospetto di corruzione.Come si
sarebbe potuto scoprire,allora,lo scandalo del S.Rita?
Il 11 Giugno 2008 alle 0:32 luanmagi ha scritto:
ci sono soluzioni semplici e soluzioni complesse. una soluzione semplice sarebbe quella di ritenere il giudice che chiede le intercettazioni il primo responsabile dell’intero ciclo d’uso che può esserne fatto, e applicare le sanzioni maggiori in conseguenza, fino all’esclusione dalla magistratura, come si fà con i medici, i professionisti ecc.. e deve essere escluso dal diritto di richiederle chi abbia dato prova di non saperle usare, ad esempio se non riesce a dimostrare alcun reato dopo enne volte gli può esserne interdetto l’uso.
Il 11 Giugno 2008 alle 17:30 Corrado Buccieri ha scritto:
Largo accordo?….medy in Italy.
Il 12 Giugno 2008 alle 8:58 toto47 ha scritto:
Ottima la ” soluzione semplice ” prospettata da LUANMAGI: chi sbaglia paga.Perchè don dovrebbero farlo
anche i giudici,troppo celeri nel richiedere intercet_
tazioni? Io sono il primo a sostenere che le intercet_
tazioni sono necessarie per rilevare qualsiasi tipo di
reato,ma non condivido l’uso che se ne fa:spesso servo_
no per mettere alla berlina o alla gogna un uomo molto
prima del giudizio definitivo.
In merito ai dubbi prospettati da editori e giornalisti
si replica dicendo che in USA esiste anche il giorna_
lismo investigativo.Perchè non attuarlo anche in Italia
organizzando inchieste senza il ricorso alle intercet_
tazione dei giudici?
Il 16 Febbraio 2009 alle 1:51 Intercettazioni: il grande inganno : Il colore del grano ha scritto:
[...] E’ straordinaria la concentrazione di affermazioni false, imprecise, strumentali che si sono fatte attorno al tema delle intercettazioni. C’era da convincere un popolo che le intercettazioni erano un problema, che era opportuno che un governo, in una situazione emergenziale come quella di oggi, si impegnasse ad affrontare un tema che nella realtà rispondeva solo alle esigenze di impunità della classe politica. E allora ecco snocciolare tutta una serie di falsità funzionali al “grande inganno”. Il Ministro Alfano in una dichiarazione del Giugno scorso affermava che in Italia ci sono 124.000 persone intercettate. I numeri erano errati, perché 124mila sono le utenze intercettate, molte utenze sono in realtà multiple (tipo telefono di casa e cellulare). I cittadini realmente intercettati sono circa 80mila, dei quali l’80% sono legate ad indagini sulla criminalità organizzata. L’effettivo numero di persone intercettate al di fuori dell’ambito della criminalità organizzata (sempre esclusa dalle limitazioni imposte dal governo) sono quindi solo sedicimila. Un’altra affermazione di Alfano era stata che un terzo del bilancio della giustizia vanno in intercettazioni. Anche questa è falsa: il bilancio della giustizia è di 7 miliardi mentre si spendono circa 224 milioni per le intercettazioni quindi un trentesimo, non un terzo. Teniamo presente che, come già raccontato su questo blog, in processi basati sulle intercettazioni come quelli sui “Furbetti del quartierino” o su “Antonveneta” lo Stato ha recuperato più di quanto speso in intercettazioni. La spesa tra l’altro è maggiore di quella di molti altri paesi per un semplice motivo: in quei paesi infatti gli operatori telefonici concedono le intercettazioni gratuitamente mentre in Italia lo Stato deve pagare sia l’attrezzatura, che la singola chiamata e ad un costo decisamente superiore a quello di mercato. Un’altra bugia è quella secondo la quale in Italia le intercettazioni sono molte di più che negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Il dato americano citato da Alfano (1700) è quello delle sole intercettazioni ordinate dall’FBI. Negli Stati Uniti, come nel Regno Unito, anche un semplice Commissario di Polizia può ordinare un’intercettazione. Il dato noto, per quanto riguarda il Regno Unito, è di oltre 250.000 intercettazioni richieste, quindi ben superiore al dato italiano. La cosa sconcertante è che vale sempre il concetto per il quale una bugia basta ripeterla un certo numero di volte e diventerà la verità. A distanza di qualche mese quelle asserzioni false e prive di fondamento sono divenute verità e autorevoli opinionisti le ripetono nei salotti televisivi e le parole di questi ed altri blog rimangono gocce nell’oceano purtroppo. 15 Febbraio 2009 [...]
Il 1 Marzo 2010 alle 18:07 Intercettazioni, Berlusconi placa le polemiche: “Non sarà decreto” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] tema delle intercettazioni infuoca il dibattito politico, per un banale errore di stampa. I provvedimenti del governo passano [...]
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