- Tags: Antoni-Di-Pietro, Camera, Gianfranco Fini, Idv, Montecitorio, Pd, pdl, pianisti, questori, voto
- 3 commenti
Contro i pianisti. Non quelli “da camera”, ma quelli della Camera. Cioè quei parlamentari che votano per i loro colleghi assenti. La crociata di Gianfranco Fini è partita e servirà a risolvere, a partire dalla ripresa dei lavori della Camera dopo le vacanze estive, l’annosa questione.
Il presidente di Monetcitorio, dopo il ripetersi di episodi di votazioni multiple in Aula durante la conversione del decreto su Alitalia e in seguito alle vibrate proteste di Di Pietro e dei radicali, ha convocato l’Ufficio di presidenza per studiare la soluzione più adatta: “Ogni due mani, un solo voto”, cioè tenere tutte e due le mani del parlamentare impegnate a esprimere il voto, in modo che una non possa essere dirottata sul banco del vicino assente. Che è poi lo stesso metodo adottato dall’assemblea delle Nazioni unite.
La proposta di Fini è stata approvata all’unanimità oggi pomeriggio dall‘Ufficio di presidenza di Montecitorio e passa ora all’esame dei Questori, che entro dieci giorni si dovranno pronunciare sulla soluzione tecnica più adeguata a risolvere il problema. Quella del leader di An, infatti, non è l’unica soluzione anti-pianisti emersa durante la riunione.
Tra le altre, l’installazione di un sistema di voto tramite rilevazione delle impronte digitali, già ipotizzata dall’allora presidente Pier Ferdinando Casini nel 2002. Cui si è aggiunta l’idea inedita del leghista Giacomo Stucchi: installare sotto la sedia dei deputati un sensore dello stesso tipo di quelli presenti nelle auto, che fanno scattare l’allarme in caso di mancato allacciamento delle cinture di sicurezza. Per attivare il sensore ed essere abilitato al voto il parlamentare dovrebbe essere necessariamente seduto e non potrebbe perciò alzarsi per votare anche per il vicino di scranno.
Il problema si è riproposto in occasione del combattuto esame del provvedimento del governo su Alitalia. Questa mattina il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, è tornato pm per denunciare i colleghi che premevano due pulsanti e invitare prima Fini, poi la vicepresidente Rosy Bindi a intervenire “in quanto pubblici ufficiali” e “procedere d’ufficio contro i truffatori”. “Chi vota per due” ha sostenuto di Pietro “commette una truffa aggravata, giacché concorre con il titolare del diritto di votare in quest’Aula a fargli maturare indebitamente la diaria come se fosse presente. Per questo lei, presidente Fini, che è un pubblico ufficiale, che le piaccia o no, se non ferma chi vota per un altro commette un reato di omissione”. Rosy Bindi (anche a nome del presidente) ha ribattuto con una sentenza del 1996 della Corte costituzionale, che ha stabilito che non spetta alla magistratura, ma al Parlamento, sindacare l’operato dei propri componenti in vicende di questo genere. Ma l’annosa questione va al più presto risolta. E Fini è seriamente intenzionato a risolverla, per porre fine a un malcostume e salvaguardare “il buon nome dell’Istituzione parlamentare”. E in tempi di anti-Casta è una priorità.
- Mercoledì 11 Giugno 2008
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Commenti
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Il 11 Giugno 2008 alle 17:49 salvi64 ha scritto:
Non mi sembra una soluzione ottimale, in ogni caso dopo aver votato uno può ben alzarsi e andare a votare al posto di un altro. Bisogna mettergli un sensore sul sedile in maniera tale che durante il voto devono stare seduti e con entrambe le mani sui tasti… solo così si eviterà il problema…. ah ah è ridicolo che persone così “grandi” abbiano bisogno di un sensore sul popò per essere oneste.
Il 11 Giugno 2008 alle 17:54 salvi64 ha scritto:
Non ero giunto alla fine dell’articolo, noto che un leghista è giunto alla stessa conclusione…. un leghista a riprova che la gente nuova porta idee nuove, se stavamo ancora con le vecchie cariatidi eran concerti a tutto spiano.
Il 11 Marzo 2009 alle 16:00 Il Cavaliere e le nuove regole in Camera: Franceschini ironizza, Fini stoppa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ma l’eco delle polemiche non si spegne nemmeno dentro Montecitorio, sulla proposta del premier di sveltire i lavori parlamentari. Questa mattina in Aula, a seguito di numerose proteste da parte della maggioranza, e del capogruppo Fabrizio Cicchitto, il presidente Gianfranco Fini ha preso la parola per ribadire che sul nuovo sistema di voto con le minuzie “indietro non si torna”. Per Fini “se è vero che occorrerà una fase di rodaggio” è altrettanto vero che “sul nuovo sistema di voto non si torna indietro”. Poi alcune parole molto chiare della terza carica dello Stato: “Finché la Costituzione è quella vigente nessuno può essere delegato ad esprimere il voto del parlamentare. Il parlamentare deve votare unicamente per se stesso: questa è la nostra Costituzione. Quando e se domani la Costituzione sarà cambiata è del tutto evidente che il presidente non dirà le cose che è doverosamente tenuto a dire in questa circostanza”. Parole che per molti nel Transatlantico sono state dette da Fini “a nuora perché suocera intenda”. [...]
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