Il tema delle intercettazioni infuoca il dibattito politico, per un banale errore di stampa. I provvedimenti del governo passano da disegno di legge a decreto e poi di nuovo disegno di legge. Nel giro di due ore.
La prima agenzia è delle 15:47, “Nella nota di convocazione del Consiglio dei Ministri di venerdì all’ordine del giorno c’è il decreto legge sulle intercettazioni”. Decreto, quindi una misura urgente e immediatamente effettiva, e non disegno di legge. Subito si scatenano le reazioni, dall’opposizione così come all’ interno della maggioranza. Un crescendo di indignazione e protesta da un lato e di perplessità dall’altro: l’ex ministro leghista Castelli: “Per me è un’assoluta novità. Sono curioso”. il ministro-ombra Tenaglia, del Pd: “Non è una materia da decreto, non c’è l’urgenza”. Il presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida: “bisogna stare attenti ai presupposti di necessità e urgenza”. Anche Casini ci tiene a commentare: “è un’idea malsana”. Sfodera l’artiglieria l’Italia dei Valori, dal capogruppo Massimo Donadi “Scelta sciagurata”, al leader Antonio Di Pietro: “Quale processo devono stoppare?”. Fino ad arrivare a un passo dallo scontro istituzionale, col presidente Giorgio Napolitano che ricorda di aver detto appena ieri di aspettarsi “un disegno di legge su cui discutere in parlamento”.
Ma alle 17.40 è Silvio Berlusconi stesso a spegnere l’incendio. Che si rivela un fuoco di paglia: “C’è stato un refuso: non è dl ma ddl”. Con due “d”: disegno di legge. ”Si tratta di un disegno atteso dai cittadini perchè la democrazia non e’ tale se non e’ rispettata la privacy” aggiunge il premier, in conferenza stampa a Napoli. Berlusconi va anche nei dettagli: ”Le intercettazioni non possono essere prolungate indefinitamente, ma possono essere effettuate nell’ambito di un periodo di tre mesi”. Si faranno solo ”per pene edittali da 10 anni in su. Seguiamo la regola europea di altri Paesi come la vicina Austria” e dovranno essere autorizzate “da un organo non monocratico ma composto da tre magistrati”.
Alle 17.51 arriva la nota ufficiale di Palazzo Chigi che conferma il “mero errore materiale” di trascrizione. Ma c’è chi non crede comunque alla buona fede del governo e pensa si tratti di un dietrofront mascherato, come Di Pietro che dichiara: ”Ci hanno provato ma sono stati colti con le mani nella marmellata”.
Il VIDEO servizio:
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