- Tags: Afghanistan, George-Bush, iran, politica-estera
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Servono “maggiori contributi” per affrontare di petto la crisi afghana: con questa richiesta in tasca George W. Bush si siederà a villa Madama per il colloquio centrale della sua sesta visita in otto anni a Roma, quello con “l’amico” Silvio Berlusconi.
Una conversazione che si annuncia però più animata del previsto: la Casa Bianca infatti, probabilmente dopo il colloquio di oggi tra Bush ed il cancelliere tedesco Angela Merkel, ha gelato le aspettative italiane di una rapida entrata nel ‘5+1′ (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza piu’ la Germania), il gruppo che sta negoziando sul problema del nucleare iraniano. Collegamenti al gruppo certamente sì, ma una vera e propria entrata non si sa quanto possa essere “realistica” in questa fase, ha spiegato il numero due del Consiglio della sicurezza nazionale, Judy Ansley. Forse Angela Merkel ha confermato a Bush il ‘nein’ della Germania all’entrata dell’Italia nell’esclusivo club che molti definiscono una prova generale della futura composizione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Risposta italiana. Comunque, la risposta dell’Italia alle richieste Usa sull’Afghanistan è già pronta: maggiore flessibilita’ operativa grazie all’alleggerimento dei ‘caveat’, disponibilità a valutare l’invio dei Tornado per la copertura aerea ma nessun aumento di truppe. Anche perché, ricordano a palazzo Chigi, l’Italia ad agosto lascerà il comando di Kabul per sistemarsi nella zona di Herat, “un’area nella quale si stanno spostando gli insorgenti e dove già da tempo non si scherza”.
La partita afghana - seppur intrecciata a quella iraniana - entra così prepotentemente in scena nei colloqui romani del presidente George W. Bush, complice anche il parallelo avvenimento parigino dove - sempre domani - si svolgerà la Conferenza internazionale sull’Afghanistan.
Non a caso il ministro degli Esteri, Franco Frattini, parteciperà solo alla prima parte dei lavori: il suo compito è quello di rientrare velocemente a Roma per poter aggiornare sia Berlusconi che lo stesso Bush.
Ma alla vigilia dell’incontro è ormai chiaro che l’amministrazione Bush - sull’Afghanistan - si aspetta dal nuovo Governo italiano qualcosa di più di una semplice dichiarazione di disponibilità: “Sarà interessante ascoltare quali saranno le idee di Berlusconi sul contributo italiano”, ha fatto sapere la Casa Bianca.
L’Italia però sa di essere al limite del suo impegno internazionale e confermerà a Bush che ogni ipotesi di aumento truppe è escluso. Anche perché lo spostamento completo del contingente ad Herat conferma la piena operatività dell’Italia. “Ad Ovest non si scherza”, ricorda una fonte italiana. “L’unica zona tranquilla dell’Afghanistan è quella a nord”, aggiunge. Che, guarda caso, è quella dove sono schierate le truppe del Paese che proprio non vuole l’entrata dell’Italia nel ‘5+1′: ovvero la Germania.
Tutto ciò a conferma che, mai come in queste ore, per Silvio Berlusconi Afghanistan ed Iran sono due cime dello stesso nodo.
Il VIDEO servizio:
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Commenti
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Il 12 Giugno 2008 alle 17:31 vincenzo.m. ha scritto:
OTTIMA INFORMAZIONE.
Occorre informare gli italiani per evitare che percepiscano di essere vittime a causa del diniego tedesco, occorre divulgare le ragioni della Germania in relazione al proprio diniego. La classe dirigente italiana non permetterebbe all’informazione pubblica di instillare nella mente del proprio popolo, popolo che rappresenta in tutte le sedi, subdole opinioni atte a comprovare forme di prevenzione elaborate dai tedeschi nei confronti degli italiani. La classe dirigente tedesca ha sempre lavorato per raggiungere l’obiettivo che si era prefisso: entrare quale membro permanente nell’O.N.U sì da porre una pietra tombale su di un periodo storico i cui effetti, anche economici, serpeggiano e si incuneano in tutte le aree della società tedesca: l’obiettivo non era occultato, anzi era ufficializzato in tutte le appropriate sedi. E’ altresì probabile la sottovalutazione delle conseguenze relative all’ottenimento dello status di “membro permanente” che ha confuso ed illuso una classe dirigente intenta al raggiungimento di interesse più immediati, una classe dirigente oggi tardivamente più conscia degli effetti di una eventuale appartenenza. Rare eccezioni hanno mostrato capacità decisionale e convinzione di appartenenza a seguito di precise richieste in merito ad alleanze o prese di posizione nello scacchiere internazionale: alla lunga nessuno si allea con chi che tende al compromesso utilitaristico. Ci si ricorda la lettera che Blair scrisse agli U.S.A a seguito dell’attacco alle twin towers, una lettera decisa, chiara ed inequivocabile sulle relazioni fra Stati.
Al fine di evitare vittimismi, facili soluzioni, ragioni di comodo od altro è significativo comprendere la reale motivazione del “nein” tedesco, in caso contrario qualcuno si convincerà di essere semplicemente malvoluto e quale conseguenza potrebbe cadere in uno stato di “depressione” politica.
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