Accordo tra Pdl e Lega sulle intercettazioni. Come voleva Berlusconi, saranno autorizzabili solo per le indagini sui reati da 10 anni in su, ma, da richiesta leghista, saranno consentite anche per i reati contro la Pubblica amministrazione.
Questo, secondo quanto si apprende da fonti governative, l’accordo di massima che sarebbe stato raggiunto oggi a Palazzo Grazioli tra il premier Silvio Berlusconi ed i ministri della Lega sul disegno di legge sulle intercettazioni. Il Consiglio dei Ministri è previsto per domattina, ma oggi nella residenza del premier ne è andata in scena una versione ridotta: molti infatti i membri del governo riuniti a pranzo: tra gli altri il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, quello della Semplificazione Roberto Calderoli, Gianni letta, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. Presente anche Roberto Cota, capogruppo alla Camera per il Carroccio. E ovviamente il leader della Lega e ministro per le Riforme Umberto Bossi. Il quale, all’uscita dal palazzo, si è detto “abbastanza soddisfatto” del vertice. ”Abbiamo parlato di tutto - ha detto ai cronisti presenti- anche di voi giornalisti e dei magistrati…”
Nel provvedimento ci dovrebbe essere anche una norma transitoria per salvare i processi in corso e si dovrebbe introdurre la misura del giudice collegiale per autorizzare la messa sotto controllo dei telefoni. Chiunque pubblica il testo di intercettazioni o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione rischia il carcere fino a tre anni. Sarebbe questa un’altra delle norme inserite nel ddl, secondo quanto riferito dal deputato del Pdl Niccolò Ghedini. Da uno a tre anni di carcere scatterebbero anche per “chiunque prenda illecitamente cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto”.
Se la maggioranza si compatta, anche l’opposizione sembra unita nel criticare il disegno di legge sulle intercettazioni: in prima linea l’Idv, ma anche Veltroni non si fa sfuggire l’occasione: ”Si è arrivati a pensare a un decreto sulle intercettazioni” afferma il leader Pd “ma è davvero questa l’emergenza del Paese? L’emergenza sono i salari e le condizioni di vita degli italiani che rischiano l’impoverimento”.
Il segretario dei democratici ha scelto dunque di abbandonare la linea morbida, forse scottato dalle critiche interne, dall’attivismo di Di Pietro e dal ritratto impietoso che gli dedica l’Economist. “Il suo governo ombra” si legge sul settimanale britannico, sempre contrario a Berlusconi, “potrebbe diventare un’opposizione fantasma”.
- Giovedì 12 Giugno 2008
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