Morti sul lavoro, shock in Sicilia: sei operai uccisi da esalazioni e fango

Catania, operai uccisi da esalazioni e fango

Sono morti, abbracciati, dentro una stanza dell’impianto di depurazione probabilmente per l’esalazione di sostanze tossiche. I corpi dei sei lavoratori erano uno sopra l’altro, come se ognuno di loro avesse cercato di salvare il collega di lavoro, senza farcela. È il film, senza lieto fine, dell’ultima “strage bianca” consumatasi a Mineo, un paesino della piana di Catania.
Le sei vittime dell’incidente sul lavoro di ieri nel depuratore comunale di Mineo erano esperti del settore. Giuseppe Zaccaria, 47 anni, era perito industriale, ed era il responsabile della sicurezza dell’impianto. Era stato assunto dal Comune nel dicembre del 2001, dove era entrato come lavoratore socialmente utile dopo la chiusura della sua impresa. Con la moglie, negli anni scorsi, avevano adottato un bambino. Era in ferie ma è rientrato al lavoro per riparare il guasto al depuratore.
Nel dicembre del 2001 era stato assunto anche Natale Giovanni Sofia, 37 anni. Lascia la moglie e due figli. Giuseppe Palumbo, 57 anni, aveva due figli grandi, una delle quali si sarebbe dovuta sposare il mese prossimo. La sua grande passione era la caccia. Salvatore Pulici, 37 anni, era il custode dell’impianto. Lascia due figli: un ragazzo di 11 anni e una bambina di pochi mesi che era stata battezzata nelle scorse settimane. Era un “contrattista”, aveva un part-time di 36 ore la settimana e presto sarebbe stato stabilizzato. Due operai attenti e preparati sono definiti anche i tecnici dell’azienda Carfì che sono morti a Mineo. Salvatore Tumino, aveva 47 anni, ed era originario di Ragusa. Salvatore Smecca, anche lui di 47 anni, era originario di Gela (Caltanissetta) ma si era trasferito a Marina di Ragusa. Nel capoluogo ibleo ieri è stato proclamato il lutto cittadino.
I corpi non presentano lesioni ma erano sporchi di fango. L’ipotesi che prende corpo sulla dinamica dell’incidente è quella di un “mix” tra la presenza improvvisa del fango del depuratore che avrebbe invaso inaspettatamente la vasca dove stavano lavorando gli operai e i miasmi emessi dallo stesso fango. A stabilire con esattezza le cause della morte dei sei operai sarà l’autopsia che verra’ eseguita nei prossimi giorni.
“Sono morti abbracciati uno con l’altro, quasi certamente nel tentativo di salvarsi a vicenda”, dice Don Miné Valdini, parroco della chiesa di Sant’Agrippino, patrono di Mineo. “Sono morti” aggiunge il sacerdote “con un gesto d’amore. Un atto di generosità che purtroppo non è servito a nulla”. Per il recupero dei corpi, avvenuto nella tarda serata, è intervenuta una squadra speciale dei sommozzatori dei vigili del fuoco, la Saf (speleo alpino fluviale), che si sono calati nella vasca con bombole di ossigeno. Secondo una prima ricostruzione i due operai avrebbero calato una scala in alluminio nella vasca che ogni mercoledì veniva ripulita e sarebbero entrati con un tubo che immette acqua ad alta pressione in un locale per pulire il filtro dai fanghi di depurazione che poi sarebbero stati caricati su un camion.
A quel punto, per motivi che ancora non sono stati accertati e su cui indaga la Procura di Caltagirone, i due si sarebbero sentiti male e gli altri quattro sarebbero via via intervenuti per aiutarsi a vicenda. “Li abbiamo trovati uno accanto all’altro, in fondo alla vasca, coperti da un sottile strato di fango - dice Salvatore Spanò, comandante dei vigili del fuoco di Catania - Quasi certamente hanno tentato di salvarsi prima di rimanere intrappolati dentro quella ‘camera della morte’. Stiamo facendo tutti i rilievi necessari, con l’ausilio del nostro nucleo specializzato in interventi chimici e batteriologici, per trovare una spiegazione”.
E il colonnello Giuseppe Governale, comandante provinciale dei carabinieri, aggiunge: “La situazione è complessa, stiamo verificando con delle perizie tecniche per capire cosa può essere accaduto”. I sei operai vengono descritti come persone esperte. Giuseppe Zaccaria era rientrato proprio oggi dalle ferie appositamente per i lavori che si dovevano svolgere nel depuratore comunale. Era infatti il responsabile della sicurezza della struttura, assieme a lui è morto anche il custode.
Dopo avere appreso la notizia, i familiari delle vittime si sono recati nell’impianto, trasformato in un luogo di dolore e commozione. “Voglio vedere Giovanni, e fatemi vedere subito mio figlio, non ci posso credere…” ha urlato la madre di Giovanni Natale Sofia. La donna sostenuta da due familiari ha cercato di varcare il cancello, controllato da carabinieri e vigili urbani, ma inutilmente. Sulla stradina che si inerpica verso Mineo, tra rovi e fichi d’india selvatici e piccole strade sterrate il dolore dei parenti delle vittime è stato evidente ma sommesso, quasi controllato. Tutti si sono abbracciati cercando di darsi inutilmente conforto e sostegno. La moglie di una delle vittime, giovanissima, ha urlato: “Perché proprio a me, mio Dio non è possibile”.

Ma anche dal mondo politico si alzano grida di dolore. “Questa ulteriore strage, quest’altro gravissimo episodio di carenza di tutele e di misure di prevenzione, da parte di soggetti pubblici e privati, ripropone l’imperativo assoluto di interventi e controlli stringenti per la sicurezza sul lavoro e per spezzare la drammatica catena di morti bianche” dice il presidente Napolitano. Parola che fanno eco a quelle del presidente della Camera Gianfranco Fini: “Quella delle morti sul lavoro è un’emergenza sociale assoluta”. Il presidente Berlusconi ha espresso il proprio cordoglio durante la conferenza stampa sui rifiuti a Napoli, pochi minuti dopo essere stato informato dell’accaduto. “Ho chiesto al ministro del Lavoro di recarsi immediatamente sul posto per verificare la dinamica dell’incidente. Alle famiglie va la vicinanza, per quello che è possibile, ma anche l’aiuto concreto mio personale e del governo” ha detto il Cavaliere.
Mentre dal fronte sindacale si leva la voce di Bonanni, che attacca: “Chi ha sbagliato deve pagare. Non si può continuare a morire come nulla fosse”. Continua il segretario della Cisl: “Quello che è accaduto oggi in sicilia è un fatto gravissimo che ci rattrista enormemente. Siamo vicini alla famiglie di questi lavoratori che hanno perduto la vita. Ma tutto il paese deve ribellarsi a questo andazzo”.

Non sappiamo se, come diceva il film di Petri, la classe operaia andrà in Paradiso, è invece purtroppo vero che non passa giorno senza dover piangere qualche incidente mortale sul lavoro.<br />[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]

LEGGI ANCHE: La strage degli operai: 1.300 vittime l’anno Il dossier sugli infortuni

Commenti

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Il 12 Giugno 2008 alle 0:54 mami ha scritto:

Il minuto di silenzio dopo aver appreso la notizia è ben poca cosa, le leggi servono se rispettate, el’aiuto migliore e concreto deve essere quello di non perdere anni e anni di processi, appelli e …corruzioni o giudici di parte avversa alle famiglie di chi purtroppo è morto facendo il suo lavoro, confido sul fatto “anche se poco probabile” che i ns. governanti guardino come si sviluppano e come vanno tragicamente per le lunghe, se Berlusconi e Alfano leggessero le opinioni!!

Il 12 Giugno 2008 alle 11:01 outdoor ha scritto:

Domande:
1. Il depuratore ha un responsabile tecnico?
2. Il Comune ha un responsabile tecnico?
3. Le competenti Autorità provinciali, regionali e
sanitarie dove sono?
Tutti intascano stipendi, prebende e mazzette e pensano al campionato di calcio.
Questo è il risultato.
Pero’ i deceduti se le sono cercate le rogne. Si sono comportati come dei candidati al suicidio. Cosa bisogna dir loro? Anche di soffiarsi il naso? Le morti bianche sono causate al 70% da incoscienza da parte dell’operatore. Ognuno deve far vedere che lui ce la fa, gli altri non sono cosi bravi. E’ li che casca l’asino. Che l’Italia non abbia ancora percepito la 626 lo sanno tutti e questa volta sono tutti colpevoli, autorità, imprenditori e sindacati. Al di la’ della tragedia umana, un morto sul lavoro costa al Paese un milione di Euro. Quindi basta omelie e si prosegua con giro di vite e relative stangate, a costo di bloccare mezzo Paese. Nessuno vuole farlo, tutti fanno soldi, troppi imprecano e molti recitano preghiere, nessuno è responsabile E’ uno sforzo cosi grande comportarsi da adulti?

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