Raccoglievano rifiuti ferrosi dalla Liguria e dal Piemonte, li stoccavano per un breve periodo nel comune di Rivanazzano, poco distante da Pavia e poi li rivendevano come materia prima secondaria alle acciaierie del bresciano. Tre imprenditori intestatari di altrettante ditte dell’Oltrepò pavese, specializzate nel recupero di rifiuti, sono finiti in carcere dopo che il loro traffico di illecito è stato scoperto dal Corpo Forestale dello Stato. Da alcuni anni, le aziende, tutte collegate alla Raimondi di Pavia, acquistavano i rottami ferrosi dalle fabbriche e falsificando la documentazione di trasporto e i formulari di identificazioni dei rifiuti li rivendevano senza sottoporli alle operazioni di selezione e recupero, alle acciaierie. Negli altiforni dell’hinterland di Brescia sono state bruciate tonnellate di scarti ferrosi misti a terriccio, oli esausti e plastica. Non solo. Durante le indagini il Corpo forestale ha accertato che nelle acciaierie arrivavano anche interi motori di automobili. Un mix altamente inquinate che veniva immesso nell’aria, durante i procedimenti industriali. Le ditte, secondo una prima stima, sono riuscite a gestire abusivamente oltre 13 mila tonnellate di rifiuti. A finire nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Voghera anche quindici persone tutte titolari di centri di recupero di rifiuti con sede in Toscana e in Piemonte. Secondo gli inquirenti erano loro che attestavano l’avvenuta selezione del materiale ferroso e quindi la trasformazione solo cartolare, in materia prima secondaria. Ma le tre ditte non rivendevano il rifiuti solamente in Italia ma anche alla Cina. Tonnellate di ferro “inquinato” assieme a bobine di rame sono state imbarcate nei porti del nord dirette in Oriente. Le indagini, iniziate febbraio 2007, hanno coinvolto i comandi provinciali del Corpo Forestale dello Stato di Pavia, Lodi, Milano, Bergamo, Alessandria, Torino, Piacenza, Massa Carrara e il Nicaf, Nucleo investigativo centrale di polizia ambientale e forestale.
A Torino, il Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, invece, ha sequestrato circa 80 tonnellate di rifiuti pericolosi infiammabili di origine chimica e petrolifera. L’azienda la Piemonteco, specializzata nel disinquinamento ambientale, per abbattere i costi di smaltimento abbandonava, senza le minime garanzie di sicurezza, i rifiuti in vecchie cisterne metalliche adagiate direttamente sul terreno poco distante dal centro abitato di Carmagnola. Nelle decine di serbatoi, le fiamme gialle, hanno trovato tonnellate di sostanze liquide e solide infiammabili recuperate dalla pulizia delle aree pubbliche, delle caldaie per il riscaldamento di privati e anche di industrie della zona. Durante la perquisizione è stata ritrovata anche una cisterna contenente circa 1.400 litri di gasolio per il rifornimento di mezzi aziendali, priva delle autorizzazioni in materia di prevenzione degli incendi. Il titolare dell’azienda è stato denunciato per mancato rispetto delle norme antincendio e per illecito smaltimento dei rifiuti. La procura della Repubblica di Alba, ha chiesto l’intervento dell’Arpa per effetture il campionamento dei rifiuti.
- Giovedì 12 Giugno 2008
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