La Cassazione: “Il carabiniere con l’amante discredita l’Arma”

Carabinieri in alta uniforme,

“Nei secoli fedele”. Il motto dei carabinieri è una promessa di fedeltà, assoluta, alla Patria e all’Arma. E nei confronti della moglie (o del marito)? Fatti privati, si dirà.

E invece… Una sentenza della Cassazione diffusa oggi potrebbe dare un valido motivo di preoccupazione agli adulteri in divisa: il motivo? Chi ha un’amante “arreca disdoro” (tradotto: “disonore”, “vergogna”) alla Benemerita e un suo superiore può legittimamente chiedergli di troncare la relazione. La suprema Corte ha infatti confermato con la sentenza 24414 della Prima Sezione Penale la condanna a 4 mesi di reclusione militare inflitta dalla Corte d’appello di Napoli a un appuntato dei carabinieri ritenuto responsabile di insubordinazione, minaccia e ingiuria contro un luogotenente, comandante della stazione in cui prestava servizio.

Questi i fatti: l’ufficiale aveva rimproverato l’appuntato per la relazione extraconiugale che intratteneva con una donna del posto, anch’essa sposata: “Ora basta, devi smetterla di vederla”. Che il paese sia piccolo o grande, la gente mormora. Al rimprovero l’adultero aveva reagito chiamando “bugiardo, infame e ladro” il suo superiore e minacciando di tirargli addosso la scrivania. Da lì l’azione legale. Il giudice di Primo grado ha assolto l’imputato sostenendo che l’ingiuria e la minaccia dell’appuntato erano da ricondurre ”a un contesto di relazioni private e personali, estranee al servizio”. In pratica, per il Tribunale, il fatto che il carabiniere avesse un’amante non doveva interessare il suo capo. Sul ricorso del Pm, invece, la Corte d’appello aveva ribaltato il verdetto giudicando opportuno ”il richiamo del superiore all’osservanza, da parte dell’appuntato, della fondamentale norma che prescrive al militare di tenere ‘in ogni circostanza, condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle forze armate’, prescritta dall’articolo 545 del Regolamento di disciplina militare”.
Insomma, niente corna con addosso la divisa. O almeno, si usi discrezione. La Cassazione ha infatti confermato la sentenza, ribadendo che il rapporto extraconiugale “è ovviamente un fatto privato”, ma lo stesso non si può dire del richiamo del superiore, che quindi “è legittimo”, né della “illecita reazione dell’imputato”.

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