Norma blocca-processi, Berlusconi scrive a Schifani: tutela per tutti

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi

È finito il dialogo. Il dialogo, che addirittura il Santo Padre aveva lodato, è finito lunedì 16 giugno. Ed è finito sulla giustizia. Il leader del Pd, Walter Veltroni, ieri aveva minacciato che se il governo non avesse cambiato rotta su quelle che l’opposizione considera le “leggi ad personam”, la stagione di confronto con il Cavaliere sarebbe terminata. E in serata è arrivata, a sorpresa, la stoccata da parte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Che ha reso pubblica una lettera inviata al presidente del Senato Renato Schifani. Una lettera durissima, che rompe gli indugi e replica alle critiche dell’opposizione sul pacchetto sicurezza e alla cosiddetta norma stoppa processi su cui nella giornata di ieri era stato annunciato l’emendamento Berseli/Vizzini dove veniva fissato il limite di 10 anni di pena detentiva e la data del 31/6/2002 come discriminante per la sospensione dei processi in corso. E quindi tutti i processi relativi ai casi in oggetto “vengono sospesi per un anno”, salvo che “non sia l’imputato a chiedere al presidente del tribunale che il suo processo non venga sospeso”.
Berlusconi nel testo diffuso da palazzo Chigi spiega che è “indispensabile introdurre anche nel nostro Paese quella norma di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato e degli organi costituzionali, sospendendo i processi e la relativa prescrizione per la loro durata in carica. Questa norma è già stata riconosciuta come condivisibile in termini di principio anche dalla nostra Corte Costituzionale”.
E ancora. Berlusconi ha anche lanciato un nuovo anatema contro la magistratura ‘di estrema sinistra’ rea di aver ‘inventato molti fantasiosi processi’ contro di lui. Come quello milanese ancora in corso, per il quale il premier fa sapere che ricuserà il presidente del Tribunale di Milano Elisabetta Gandus. Non solo. Berlusconi annuncia che porterà gli emendamenti presentati dai relatori al decreto sicurezza in Consiglio dei ministri, perchè tutto il governo li approvi compatto.
Insomma Berlusconi ha riaperto la guerra contro le toghe rosse e contro chi lo rimprovera di promuovere leggi ad personam. “Vogliono la mia fine, ma io non lo permetterò” è stata la parola d’ordine con la quale il presidente del Consiglio è tornato in trincea. Da qui la decisione di presentare un emendamento al decreto sicurezza che consente di bloccare i processi meno gravi per un anno. Primo atto per arrivare al vero obiettivo: una legge che ricalchi il cosiddetto lodo Schifani che “congela” i procedimenti per le alte cariche dello Stato per tutto il periodo del loro mandato.
“Secondo l’opposizione” continua la lettera di Berlusconi al presidente del Senato “l’emendamento presentato dai due relatori, che è un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività, non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto”. E ciò, non ha dubbi Berlusconi, “non ha eguali nel mondo occidentale”.
Parla chiaro il capo del governo e dice di essere stato “aggredito” da infiniti processi “che mi hanno gravato di enormi costi umani ed economici” e che la norma “di civiltà giuridica e di equilibrato assetto dei poteri che tutela le alte cariche dello Stato” deve essere portata avanti e difesa ad ogni costo.
Ovviamente si scatena la reazione dell’opposizione. In prima fila Antonio Di Pietro. “Berlusconi è allergico alla giustizia” accusa l’ex magistrato che parla di “ennesima furbata”. Critico pure il leader Udc, Pier Ferdinando Casini che si augura il ritiro da parte del governo di tutte le norme incriminate. In queste condizioni, difficile sostenere che il dialogo non sia finito…

Commenti

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Il 17 Giugno 2008 alle 14:44 fercas ha scritto:

In linea di principio sono contrario ad un simile provvedimento ma, visto come sono andate le cose nei confronti del berlusca da parte della magistratura milanese (mi sembra che abbia esagerato un po’)fa bene a tutelarsi per il periodo presidenziale! A proposito di Di Pietro, costui dovrebbe essere l’ultimo a parlare, visto i suoi trascorsi da magistrato! vogliamo parlare della mercedes in uso di comodato gratuito? del prestito di 100 milioini restituito in fretta e furìa in una scatola da scarpe? Del come venivano condotte le indagin i gestiti gli avvisi di granzia in quel di Milano? Ora, il fatto che i suoi colleghi di Brescia, dopo 20 ore di interrogatorio lo abbiano penalmente assolto, non significa che Tonino abbia mantenuto, da magistrato, un comportamento consono al suo status! O no!?. (Craxi buonanima parlava di quattro assi poi, dai colleghi di Tonino, ridotti ad un bleff!). Detto questo, Veltroni vuole interrompere il dialogo? Secondo mè si farebbe un male boia perchè non avrebbe, degli eventuali risultati berlusconiani, nessun motivo di plauso per avervi partecipato e, la popolarità della sinistra in questo momento, è dimostrato dai risultati elettorali siciliani!!! Cordialità.

Il 17 Giugno 2008 alle 18:06 Processo Mills, Berlusconi ricusa il giudice. E l’Anm insorge » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Come annunciato ieri in una lettera al presidente del Senato, Silvio Berlusconi ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’appello di Milano l’istanza di ricusazione del presidente della decima sezione del Tribunale, Nicoletta Gandus. Il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari nel processo, appunto davanti al collegio presieduto dal giudice Gandus, con il legale inglese David Mills. L’istanza di ricusazione è basata su alcune prese di posizione del giudice su alcuni siti Internet contro leggi varate dal precedente governo guidato da Berlusconi. La prossima udienza del processo Mills è prevista per venerdì. [...]

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