K.O. al primo round, e senza possibilità di riprese al ballottaggio. In Sicilia, il centrodestra conquista tutte le otto province in cui si votava per il rinnovo delle amministrazioni. Avendo la meglio anche sulle ultime roccaforti del Pd, e cioè Enna, Caltanissetta e Siracusa. La prova della disfatta della sinistra? Tutta in queste percentuali. Alla Provincia di Palermo, arriva Giuseppe Avanti, candidato del centrodestra eletto con il 72,3%, lasciando le briciole a Giovanni Piro del centrosinistra. A Catania (fortino del Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo, neogovernatore siciliano) vince Giuseppe Castiglione con oltre il 77% delle preferenze. Il suo principale sfidante, Salvatore Leotta del centrosinistra (Pd, Idv, Pdci), si è fermato prima dei 95mila voti. A Messina, dove erano quattro gli sfidanti, la vittoria è andata a Giovanni Ricevuto (detto Nanni), sostenuto da tutte le sigle del centrodestra. Anche in questo caso una vittoria strabordante: 76%, contro il 21,49 di Paolo Siracusano del centrosinistra.
Anche gli elettori della Provincia di Caltanissetta hanno scelto di andare a destra. Mettendo sulla poltrona di presidente Giuseppe Federico del centrodestra (con il 63,5% del totale delle schede), lasciando al principale sfidante, Salvatore Messana, attuale sindaco di Caltanissetta, sostenuto da Pd e Idv, solo il 29,89%. Il centrosinistra, dopo dieci anni di potere, perde così il suo fortino. E non è il solo: è caduto anche quello di Enna, dove la provincia è stata guidata da uomini della sinistra negli ultimi quindici anni. Qui il centrodestra conquista la presidenza della Provincia con Giuseppe Monaco a cui è toccato il 53,87%. Ad Angelo Muratore. detto Nino e sostenuto da Pd, Italia dei valori e socialisti, è andato poco più del il 41%.
Ad Agrigento è Eugenio D’Orsi a conquistare la poltrona di presidente della Provincia con il 67,88% delle preferenze. Una debacle per i tre candidati della sinistra: Bruno Renato (Idv, Sinistra, Prc) ha ottenuto il 7,22%; Giuseppe Arnone dei Democratici per Agrigento l’8,31%. Mentre Vivacqua Giandomenico del Pd il 14,89. Corsa a due, invece, a Siracusa dove è uscito vincitore Nicola Bono, sostenuto da tutto il centrodestra (68,55%). Il candidato del centrosinistra, Giuseppe Zappulla, ha di poco superato il 31%. Infine a Trapani, dove gli sfidanti erano tre, la vittoria è andata a Girolamo Turano, uomo del centrodestra, eletto con più di 130mila voti pari al 65,79% delle preferenze espresse dai trapanasi alle urne. Il suo principale sfidante, Camillo Oddo, sostenuto dal centrosinistra, si è fermato al 30,78%.
Con queste elezioni l’Udc ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, che ha corso insieme al Pdl così come aveva fatto nelle regionali e in controtendenza con le scelte fatte a livello nazionale, si conferma come il secondo partito della Sicilia, conquistando con i suoi due uomini Avanti e Turano le due province rispettivamente di Palermo e Trapani.
Alle comunali non è andata meglio per il centrosinistra. Dopo essersi aggiudicato ieri i presidenti in tutte le 8 Province dove si è votato, il centrodestra alleato di Udc e Mpa conquista dunque al primo turno anche i sindaci nei tre capoluoghi chiamati alle urne. A Catania il senatore Raffaele Stancanelli (Pdl) è al 54,59% e distacca il deputato regionale del Pd Giovanni Burtone e Nello Musumeci candidato in una propria lista civica. A Messina torna sindaco Giuseppe Buzzanca che è al 51,37% mentre il segretario regionale e deputato del Pd, Francantonio Genovese, che aveva retto il Comune fino al commissariamento, si ferma al 38,4%. Infine a Siracusa, il centrodestra mantiene l’amministrazione eleggendo sindaco Roberto Visentin, attestato al 56,45% mentre il suo sfidante Roberto De Benedictis, deputato regionale Pd, è al 33,15%.
Per i democratici isolani quindi ci sono solo ferite brucianti che non ammettono repliche, e che nel frattempo hanno scatenato una vera e propria resa dei conti.
A essere chiaro e netto è proprio uno dei candidati, Franco Piro, che guidava i democratici alla riconquista della provincia del capoluogo isolano: è lui a parlare di “sconfitta netta”, è lui - a scrutini conclusi - a dire che “c’è un problema di direzione politica e di quadri dirigenti nel Pd, oltre che complessivamente nel centrosinistra. All’interno del Partito democratico in Sicilia va ricostruita l’iniziativa politica e non si può fare con gli stessi uomini e la stessa classe dirigente”. Detto in altri termini: a casa.
Una richiesta forte, che potrebbe aumentare di intensità se il coordinatore regionale Francantonio Genovese non dovesse spuntarla per la riconferma di Messina. Il vortice potrebbe così persino farsi più grande, rischiando di contribuire al periodo non proprio felicissimo di Veltroni e del loft romano del Pd.
- Martedì 17 Giugno 2008
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Commenti
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Il 20 Giugno 2008 alle 10:22 Il Pd e i Vespri siciliani. Per la guida regionale, derby Lumia-D’Antoni » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] E ora, spazio ai big. Dopo la bruciante sconfitta (8-0) alle amministrative, il Pd siciliano si lecca le ferite. Iniziando a pensare ai rimedi di quella che molti in casa democratica hanno già ribattezzato “giornata ground zero”. [...]
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