L’arresto da parte dei carabinieri di Milano di una donna a capo di un’organizzazione di trafficanti di droga filippini
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Karen, 48 anni, faceva recupero crediti. Quando c’era una spedizione punitiva contro qualcuno sospettato di essersi intascato una partita di droga, non si tirava indietro. Mentre i suoi due guardaspalle lo tenevano fermo, era lei a schiaffeggiarlo finché le mani non le facevano male. Nella sua vita alla luce del sole Karen, in Italia con il marito e due figlie gemelle di 18 anni, era un’impeccabile domestica filippina in una casa signorile del centro di Milano, con tanto di uniforme e cuffietta in testa.
Malica è una bellissima ballerina di 26 anni. Col fidanzato, marocchino come lei, e un socio in affari algerino aveva avuto un’idea di marketing raffinato: perché limitarsi a spacciare cocaina? Ai clienti abituali, per lo più liberi professionisti e dirigenti, offriva un pacchetto completo. Una serata con un paio di dosi di “neve” e uno spettacolino di danza del ventre costava 500 euro. Malica non era lo strumento, ma la manager del traffico e si muoveva con disinvoltura proprio perché nella sua “prima” vita aveva un lavoro regolare. Aveva persino danzato in una trasmissione tv.
Monica Vanessa, peruviana di 28 anni, era la badante che tutti vorrebbero. Incensurata, puntuale, premurosa, senza grilli per la testa. Tanto che quando i carabinieri della sezione antidroga del Nucleo investigativo di Milano l’hanno arrestata, lo scorso maggio, la signora disabile e costretta sulla sedia a rotelle che accudiva era disperata all’idea di perderla. Non poteva sapere che la giovane approfittava delle loro passeggiate per ritirare alla posta pacchi pieni di droga.
Le “quote rosa” del traffico di stupefacenti sono in rapida ascesa. È una tendenza recente ma sempre più evidente. Nelle organizzazioni che importano e spacciano droga a Milano e provincia le donne stanno acquistando ruoli sempre più di potere. “Da semplici corrieri, scelte perché insospettabili”, spiega il tenente colonnello Antonino Bolognani, comandante del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Milano, “stanno diventanto esponenti di spicco. Hanno potere decisionale, al fianco o addirittura al di sopra degli uomini”. Succede nelle comunità straniere, sudamericane, maghrebine, filippine. L’eccezione sono gli albanesi e gli slavi, che ancora faticano ad accettare che una donna abbia un peso gerarchico. Il principale motivo di questo girl power della criminalità è di tipo pratico, come sottolinea Bolognani: “La donna straniera si integra con più facilità . Impara la lingua, trova un lavoro e una casa più in fretta, guadagna la fiducia degli italiani che le vivono intorno. Questo dà alle immigrate un’arma in più rispetto ai loro connazionali uomini”.
Un’arma che in patria non avrebbero e che dà loro una grande facilità di movimento nel nuovo Paese. Un potere inaspettato, che fa saltare gli schemi sociali e cui gli uomini si adeuano loro malgrado. A differenza di quello che succede nella mafia quindi, dove le donne vegono rispettate in virtù della parentela con il boss, le straniere che fanno parte di organizzazioni criminali si emancipano grazie alle prerogativa che acquisiscono lontane dal Paese d’origine. “D’altra parte”, continua il tenente colonnello Bolognani, “se non capita praticamente mai di vedere una spacciatrice sulla piazza, dove conta la forza fisica, è sempre più frequente incontrare capi al femminile, in posizioni in cui serve una spiccata capacità gestionale”.
E qui le Signore della droga non hanno nulla da invidiare al “sesso forte”. Lo sanno bene i militari della sezione antidroga, che ci hanno avuto a che fare. Sono lucide e determinate, mantengono contatti capillari, danno ordini, concedono l’autorizzazione a fare affari con altri gruppi e decidono a quale prezzo, suggeriscono cosa dire agli avvocati e ai carabinieri in caso di arresto. Karen, la colf filippina, era temuta da tutti. “Stai attento a quella, è pericolosa”, spiegava un ragazzo dell’organizzazione (intercettato) a un altro. È stata lei lo scorso Natale a farsi anticipare la tredicesima dal datore di lavoro per acquistare una partita di 250 grammi di shaboo, una droga molto potente e diffusa nella comunità filippina. Lei ha affidato i soldi al marito e ha dato tutte le indicazioni alle figlie per andare a ritirare il carico.
Anche la relazione 2007 della Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa) ha dedicato un capitolo all’ “incidenza femminile sul traffico di stupefacenti”. Confermando la tendenza. Lo scorso anno per i reati legati alla droga (traffico illecito e associazione finalizzata al traffico) sono state denunciate 3.175 donne, circa il 9 per cento del totale. Di queste, 2.343 sono state arrestate e 671 erano straniere, in particolare nigeriane, albanesi, dominicane e marocchine. I corrieri arrestati negli aeroporti italiani nel 2007 invece sono stati 350, 306 erano stranieri, le donne erano 73.
- Giovedì 19 Giugno 2008
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Commenti
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Il 20 Giugno 2008 alle 8:56 nhico ha scritto:
Ora sappiamo che dobbiamo aprire gli occhi il più possibile. Finora, quando si parlava di non comunitari, si diceva sempre e comunque di non fare di ogni erba un fascio. In modo particolare, di non passare ad ogni occasione sotto la lente d’ingrandimento quelli che già avevano un lavoro e che si erano integrati bene. Perché di loro avevamo ed abbiamo bisogno. Dimenticandoci semplicemente che noi abbiamo bisogno di gente onesta.
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