Processo ai Casalesi: ergastoli confermati ai boss di Gomorra

Lo scrittore Roberto Saviano

Un duro colpo al clan di Gomorra. Il secondo grado del processo Spartacus si è concluso oggi con la condanna all’ergastolo per i boss del clan camorrista di Casal di Principe. Confermati tutti i 16 ergastoli inflitti in primo grado ai boss del clan dei Casalesi, il cui controllo economico e criminale del territorio era stato descritto nel best seller di Roberto Saviano.

Tra le altre, la Corte d’Assise di Napoli ha confermato le condanne per Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il massimo della pena e’ stato inflitto anche a Giuseppe Caterino, Mario Caterino (latitante), Cipriano D’Alessandro, Raffaele Diana (latitante), Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Diana, Francesco Schiavone, detto “Cicciariello”, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Confermata in gran parte la sentenza di primo grado. ”La sostanza” ha detto il pg Francesco Iacone, rappresentante dell’accusa “è confermata, tranne qualche punto che mi riservo di valutare. Le attenuanti generiche sono state concesse solo agli imputati che hanno ammesso i fatti e hanno confessato”.
Il primo grado del processo, chiamato “Spartacus” dal nome dello schiavo che si ribellò ai Romani, durò sette anni, con 21 ergastoli e 95 persone condannate complessivamente. Il secondo grado è durato invece tre anni e ha confermato gran parte delle tesi dell’accusa. In aula ad ascoltare la sentenza c’era anche Saviano, che ha commentato: “è una vittoria dello Stato, della procura antimafia e anche di tanti cronisti che hanno lavorato nell’ombra. Ma credo sia soltanto l’inizio”.

Durante il processo, che lo scrittore aveva paragonato per importanza al maxiprocesso contro Cosa Nostra, Saviano, la cronista de Il Mattino Rosaria Capacchione e il giudice Raffaele Cantone erano stati minacciato pubblicamente in una lettera letta dagli avvocati dei boss. Francesco “Sandokan” Schiavone, il capo dei Casalesi, da dietro le sbarre dell’aula bunker di Poggioreale aveva minacciato giornalisti e operatori televisivi: “Non sono un animale in gabbia, non voglio essere ripreso da Telekabul”.
Oggi, giorno della sentenza, è stato rubato solo il motorino di un cronista davanti all’aula bunker. Ma nei giorni scorsi i Casalesi avevano fatto sentire la loro voce coi proiettili: erano stati assassinati Domenico Noviello, imprenditore che si era ribellato al pizzo e doveva testimoniare, Michele Orsi, ex socio in affari dei Casalesi che voleva collaborare con la giustizia. E ferita la nipote di Anna Carrino, la compagna di Francesco Bidognetti, accusata di aver tradito il clan.

“Il mio pensiero” ha detto a proposito Roberto Saviano ai giornalisti, dopo la lettura della sentenza “va a tutti i caduti che in questi anni hanno avuto un’attenzione solo locale, oppure nessuna attenzione ed ai magistrati che sono stati in prima linea nel silenzio dei mass-media”.
Per l’autore di Gomorra “è importante che si stia parlando molto dei casalesi, è importante la presenza della stampa internazionale, ma è anche importante comprendere che non si tratta di solo di un processo del Sud o di un processo all’ ala criminale del clan ma di un’apertura su un mondo imprenditoriale potentissimo, riguarda anche il nod-Italia”.

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Il 15 Ottobre 2008 alle 12:09 La resa di Saviano: “Lacio l’Italia. Rivoglio la mia vita” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Roberto Saviano lascia. Chiede una pausa. Molla, almeno per un po’. Reclama il diritto a vivere. L’autore di Gomorra, annuncia a Repubblica la sua decisione: “Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà. Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido, oltre che indecente, rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo”. Saviano ha ventinove anni (così riporta il profilo su MySpace) e da due vive sotto scorta. Minacciato dalla Camorra in seguito al “rumore” che il suo libro ha suscitato in tutto il mondo. “Voglio una vita”, dice ora, dopo che dal pentito Schiavone è arrivato la rivelazione che il clan dei Casalesi avrebbe pronto un piano per ucciderlo (insieme alla scorta) entro Natale. “Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!”. [...]

Il 15 Ottobre 2008 alle 15:00 Club eventi » Camorra …. attentato con esplosivo….a “gomorra” ha scritto:

[...] Andrò via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà. Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido, oltre che indecente, rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo”. Saviano ha ventinove anni (così riporta il profilo su MySpace) e da due vive sotto scorta. Minacciato dalla Camorra in seguito al “rumore” che il suo libro ha suscitato in tutto il mondo. “Voglio una vita”, dice ora, dopo che dal pentito Schiavone è arrivato la rivelazione che il clan dei Casalesi avrebbe pronto un piano per ucciderlo (insieme alla scorta) entro Natale. “Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!”. [...]

Il 4 Maggio 2009 alle 10:03 Preso Raffaele Diana, colpo ai Casalesi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Cade un’altra colonna del clan camorristico dei Casalesi. Raffaele Diana, detto “Rafilotto”, di Casal di Principe è stato arrestato oggi dagli agenti della squadra mobile di Caserta coordinati dal dirigente Rodolfo Ruperti. Proprio a Casale, dove ha iniziato la propria carriera criminale nel seno di uno dei più sanguinari clan della camorra, è finita la latitanza di Diana, già imputato nel maxiprocesso Spartacus e considerato uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. “Rafilotto” era ricercato dal 2004 ed è considerato una delle menti imprenditoriali del clan, aveva investito i soldi sporchi in imprese di costruzione e nel gioco d’azzardo a Modena. Oggi è stato preso in un bunker in via Piacenza, gli agenti hanno dovuto sfondare la parete di un sottoscala per catturarlo. Era armato di due pistole cariche. [...]

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