“Si è ribellata all’orgia, e l’hanno uccisa. Tutti e tre gli indagati”: l’indagine sull’omicidio di Perugia si conclude con questa tesi. A sette mesi dal ritrovamento del cadavere di Meredith Kercher, la ventunenne studentessa uccisa nella sua camera da letto in via della Pergola la notte del primo novembre 2007, gli inquirenti hanno concluso l’inchiesta.
Si va verso il rinvio a giudizio per i tre accusati: la coinquilina americana Amanda Knox, il suo ex fidanzato Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guedé. Tutti e tre si trovano in carcere da sei mesi. Il pubblico ministero titolare della indagine, Giuliano Mignini ha depositato ieri il 415 bis, l’avviso di chiusura indagine.
Le parti hanno ora venti giorni di tempo per presentare le loro controdeduzioni e chiedere eventuali interrogatori. Al termine dei venti giorni verrà formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.
Secondo i pubblici ministeri Mez fu uccisa da Amanda, Raffaele e Rudy per futili motivi. Ai tre, i magistrati contestano, in concorso, sia l’omicidio volontario sia la violenza sessuale: arrivati a casa di Meredith, è la tesi dell’accusa, i due fidanzatini e il giovane ivoriano hanno tentato di costringere la ragazza inglese a partecipare ad un gioco erotico; lei però si è difesa fino alla fine e per questo è stata uccisa ”mediante strozzamento e conseguente rottura dell’osso ioide e profonda lesione alla regione antero-laterale sinistra e laterale destra del collo da arma da punta e da taglio”. L’arma del delitto sarebbe il coltello di 30 cm ritrovato in casa di Sollecito, col dna di Amanda e Meredith.
A Sollecito e Knox gli inquirenti imputano anche il furto di 300 euro e due cellulari di proprietà della ragazza, la simulazione di reato (avrebbero rotto la finestra dell’altra stanza per simulare una rapina) e il porto abusivo d’armi. La sola Amanda invece è accusata di calunnia ai danni di Patrick Lumumba. Nelle carte dei Pm spuntano anche nuove prove venute ala luce negli ultimi giorni: quattro nuove impronte di piedi nudi sporchi presumibilmente di sangue e compatibili con quelle di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, rilevate con il Luminol nella casa di via della Pergola. E la testimonianza di un ragazzo albanese che dichiara di aver visto i tre accusati la sera dell’omicidio davanti alla casa. Si chiude così una delle indagini più tormentate degli ultimi anni, che ha visto anche il proscioglimento del musicista congolese Patrick Diya Lumumba, accusato inizialmente nella confusa confessione poi ritrattata da Amanda Knox di essere l’assassino di Meredith. Lumumba però quella sera si trovava nel suo pub e riuscì a dimostrarlo con un testimone. Solo dopo venti giorni venne arrestato il “terzo uomo”, Rudy Guedé, fuggito in Germania. L’ivoriano ammise di aver avuto un rapporto sessuale con Meredith, ma sostenne che era stata uccisa dopo, mentre lui si trovava in bagno, da un ragazzo italiano sconosciuto. Per gli avvocati di Amanda e Raffaele l’indagine continua a presentare punti poco chiari: ”Noi crediamo che già l’indicazione del duplice movente, quello sessuale e quello economico” ha detto Maori “non sia dimostrabile. E inoltre il collegio peritale nel corso dell’incidente probatorio aveva escluso che il coltello trovato a casa di Raffaele fosse l’arma del delitto”.
I difensori di Guedé, invece, accusano gli altri indagati: “Appare immediatamente evidente dal capo di imputazione come vengano attribuite esclusivamente alla Knox e a Sollecito alcune condotte di grande rilevanza”. Come, aggiungono, ”quelle legate al possesso del coltello e alla simulazione di furto, volto ad inquinare la scena del delitto”.
- Venerdì 20 Giugno 2008
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Il 16 Settembre 2008 alle 11:31 Omicidio Meredith: oggi l’udienza preliminare » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A difenderli in questi giorni sono stati soprattutto i parenti. I genitori di Amanda Knox hanno rilasciato un’intervista ad una televisione britannica per chiedere il proscioglimento della figlia da ogni accusa. “Amanda va prosciolta di tutto” racconta il padre, “Devono sapere chi è lei veramente. Lei non c’entra”. A giustificare la figlia per le aver fornito due diverse versioni dei fatti è stata la madre: “L’hanno interrogata dalle nove del mattino per quattordici ore, era terrorizzata”. E proprio durante l’intervista critica i mass-media, “dopo quello che hanno fatto a mia figlia non credo più a nulla di quanto leggo sui giornali o vedo in tv. Tutto quanto hanno riportato i media è completamente falso”. Convinto dell’estraneità alle accuse del figlio è da sempre il padre di Raffaele Sollecito, Francesco, che ha parlato di ‘’situazione maledetta nella quale bisogna solo avere pazienza’’. ‘’Raffaele conosce gli elementi a suo carico”, ha aggiunto, “e se sa che stiamo lavorando per lui”. Anche Rudy Guedé, che come annunciato nei giorni scorsi dai suoi legali, chiederà il rito abbreviato, ha voluto difendersi e attraverso una lettera consegnata ai suoi legali, in cui ricorda la sua infanzia, se la prende con chi lo ha dipinto come un poco di buono, uno spacciatore e un drogato. “Troppe le menzogne dette sul mio conto”, afferma Rudy, “menzogne da parte di certi individui che mi fanno capire quanto vogliano tenere nascosta la verità. Non vogliono che venga a galla’’. Nelle ultime righe della lettera Guede, che ha ammesso di essersi trovato nella casa al momento del delitto, si assume la responsabilità di non avere salvato la vita a Meredith: ‘’ho colpa di non avere fatto ciò che andava fatto per salvarla e prego Dio che giustizia avvenga nei suoi confronti’’. LEGGI ANCHEPerugia, chiusa l’indagine: “Meredith uccisa per futili motivi” - Caso Meredith: lo speciale della Cnn [...]
Il 6 Febbraio 2009 alle 13:00 Sollecito: “Sono vittima di un errore giudiziario” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Mi ritengo vittima di un errore giudiziario” ha detto Raffaele Sollecito prendendo la parola per una dichiarazione spontanea davanti alla Corte di Assise di Perugia. Il giovane si è proclamato estraneo all’omicidio di Meredith Kercher. [...]
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