Tamil d’Italia: il testamento ideologico del badante guerrigliero

Civarajah Sinnathurai

Gli abitanti di Trivero, provincia di Biella, all’alba di mercoledì 18 pensavano di trovarsi sul set di un film d’azione: decine di poliziotti, volanti con i lampeggianti accesi. In una frazione vivono quasi 200 cittadini dello Sri Lanka, di etnia tamil. Gente che non aveva mai dato problemi. Fino al colpo di scena, l’operazione Home tigers, guidata dalla Digos e dalla procura di Napoli, che ha portato in carcere 33 cittadini dello Sri Lanka in tutta Italia, con l’accusa di far parte di uno dei gruppi terroristici più sanguinari e temuti del mondo, le tigri tamil (Liberation tigers of tamil eelam, Ltte). Sei di loro, compresa una donna di 31 anni, abitavano a Trivero.

Tra questi Civarajah Sinnathurai, 42 anni, professione operaio tintore, un passato da badante e giostraio, secondo gli inquirenti il capo italiano delle tigri tamil. Panorama lo ha incontrato 60 ore prima del fermo e l’ha intervistato. Un documento esclusivo che è quasi il testamento ideologico del leader tamil. Al suo fianco Nanthan Kanthanathan, 39 anni, operaio, coordinatore degli 800 tamil di Reggio Emilia, per gli investigatori il braccio destro di Sinnathurai. Nel colloquio il presunto terrorista, poche ore prima di finire in carcere, ha annunciato che “eventuali arresti non fermeranno la lotta per l’indipendenza del popolo tamil”.

L’occasione per incontrare Sinnathurai è un “ponku tamil”, una manifestazione di rivendicazione, organizzata in piazza Argentina a Milano domenica 15 giugno e autorizzata per la prima volta in Italia: un evento per compattare le file dopo la messa al bando delle tigri da parte dell’Unione Europea e il conseguente avvio di inchieste in diversi paesi, come la Francia, dove il 1° aprile 2007 sono finiti in prigione 24 attivisti. Alla dimostrazione nel capoluogo lombardo partecipano 300-400 militanti, provenienti da molte città: Biella, Reggio Emilia, Torino, Genova, Mantova, Napoli.

Sinnathurai e Kanthanathan, baffi e camicia bianca, coordinano coreografie e interventi. Gli adulti innalzano il ritratto di Velupillai Prabhakaran, il capo e fondatore del gruppo terroristico, i bambini sventolano bandierine con il simbolo delle Ltte, con due fucili incrociati e un sole che irraggia proiettili.
Per gli inquirenti napoletani, Sinnathurai è il rappresentante delle tigri in Italia, l’uomo che organizzava la raccolta dei fondi da inviare ai guerriglieri che combattono in Sri Lanka. Era lui a tenere i rapporti con il “Grande”, il tesoriere europeo di stanza a Zurigo: era stato lui ad accogliere l’emissario francese che aveva illustrato ai fratelli italiani la nuova campagna di finanziamento Morire per vivere. L’obiettivo: pagare meno, ma pagare tutti. E così Sinnathurai e soci avrebbero costretto i tamil italiani a versare 1 euro al giorno, senza eccezioni.
Nessuno, secondo gli investigatori, sfuggiva al controllo dell’organizzazione, capace di schedare tutti i tamil sbarcati in Italia. Chi versava l’obolo riceveva in cambio una ricevuta, una specie di lasciapassare per tornare in patria, gli altri rischiavano ritorsioni nei territori occupati dalle Ltte. Sinnathurai, con Panorama, si difende: “La storia del racket è propaganda. La verità è che ci sono dei tamil che collaborano con i cingalesi: fanno un’offerta e poi vanno a dire di essere stati costretti da noi”.
Le intercettazioni della Digos di Napoli raccontano un’altra storia. In una telefonata del luglio 2007 un capo dell’organizzazione dice a Sinnathurai: “Abbiamo bisogno di molti soldi, voi dovete lavorare 24 ore al giorno per prendere il denaro. Voi dovete costringerli con la forza, dovete mettere paura alla gente”.

Il leader italiano obbedisce e riferisce ai sottoposti. Diverse donne chiamano Sinnathurai, preoccupate per i loro uomini. Lui taglia corto: “È un obbligo dare un contributo economico e militare per ogni famiglia”. Per gli investigatori le tigri sono un’élite militare che soggioga una maggioranza di tamil pacifici, costringendoli a offrire uomini e mezzi alla guerriglia. Sinnathurai non è d’accordo: “In questo momento in tutta Europa ci sono migliaia di persone che manifestano a favore delle tigri, lottano per la nostra indipendenza, il popolo è con loro”.

In realtà i manifestanti milanesi sono una sparuta minoranza rispetto alla maggioranza che ha disertato il “ponku”. Gli organizzatori chiedono un minuto di silenzio per i “martiri morti in guerra”. In piazza Argentina i kamikaze delle Ltte sono considerati eroi: “I nostri nemici hanno carri armati, aerei che bombardano e noi per fermarli abbiamo solo il nostro spirito” dichiara Sinnathurai. “Il popolo tamil si deve difendere”. Sterminando migliaia di civili? “Questo non è giusto. Però sacrificare la propria vita contro i militari è necessario. Se non reagiamo ci massacreranno tutti. Noi non ce l’abbiamo con la popolazione cingalese, ma con il governo”.

In realtà solo nell’ultimo anno circa 200 civili sono stati uccisi dalle tigri, soprattutto con attacchi kamikaze sui pullman. Sinnathurai continua la sua arringa: “È la guerra. Noi combattiamo per l’indipendenza, la convenzione di Ginevra riconosce il nostro diritto a farlo. Ma il governo dello Sri Lanka, attraverso i media, è riuscito a far inserire le tigri tamil nella lista dei gruppi terroristici. Sino all’anno scorso le Ltte potevano venire in Europa, parlare con i leader politici, una nostra rappresentante ha incontrato il vostro presidente Carlo Azeglio Ciampi. E tuttora l’Unione Europea non ci tratta come Bin Laden”. Però recenti indagini a livello internazionale hanno evidenziato rapporti tra le Ltte e Al Qaeda.

Comunque essere marchiati come terroristi ha complicato gli affari delle tigri: “Il governo dello Sri Lanka blocca il denaro che arriva dalle nostre associazioni nel mondo, perché dice che va ai terroristi, e per questo sta fermando anche gli aiuti umanitari verso il nord, la parte controllata dai guerriglieri. In quell’area non può entrare neanche la Croce rossa e molte organizzazioni umanitarie se ne sono andate. Mi chiedo perché ai tempi dello tsunami l’Italia ha inviato cinque camion di aiuti ai guerriglieri e tutto è andato per il meglio. Non eravamo terroristi allora?”.

L’inchiesta napoletana sta approfondendo anche questo punto, per capire se parte dei fondi per il maremoto del 2004 sia stata dirottata sulla guerriglia. Nel frattempo in Europa sono aumentati i controlli: “Ma noi riusciamo lo stesso a far arrivare i soldi al nostro popolo” assicura Sinnathurai.

A Milano pioviggina, da un piccolo gazebo parte l’inno delle tigri: “Ecco la bandiera che si innalza in cielo…”. Il capo issa il vessillo, poi con il cronista ammette: “Sappiamo che è un simbolo al bando, ma in tutte le nostre case si trovano le bandiere delle tigri. La legge lo vieta, eppure la nostra gente continua a tenerle”. Sinnathurai, poche ore prima dell’arresto, sapeva di rischiare l’accusa di eversione: “La possibilità c’è, ma con manifestazioni come questa cerchiamo di far capire agli italiani che non siamo terroristi, che lottiamo per l’indipendenza”. Il presunto capo ha dichiarato a Panorama che eventuali arresti non fermeranno la causa rivoluzionaria: “In Francia le manifestazioni continuano, le sedi delle associazioni sono ancora aperte e lavorano. Noi andiamo avanti”.
Simpatizzanti delle Tigri Tamil

In piazza la gente applaude alla memoria di un “guerrigliero” morto d’infarto. Sinnathurai accende un braciere per commemorare i martiri, poi domanda: “E il governo dello Sri Lanka, visti i massacri che compie, in che lista lo mettiamo?”. Non ha paura di esporsi: “Gli emissari dell’ambasciata in questo momento ci stanno tenendo sotto controllo, ci stanno fotografando. Prendono informazioni. Ora il mio timore è che mandino i soldati a casa di mia madre”. Per gli inquirenti, però, il lavoro di intelligence era la specialità di Sinnathurai. Nel suo computer, sequestrato un anno fa, la polizia ha trovato le foto di cingalesi che manifestavano per la pace a Bologna. In primo piano molti bambini.

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