Veltroni esce “dall’ombra” e promette al Cavaliere un autunno caldo

Walter Veltroni

Dichiarando lotta dura all’esecutivo (tentando di tenere insieme un partito dalle mille anime), Walter Veltroni ha aperto alla Fiera di Roma l’Assemblea costituente del Pd. La minaccia del segretario al governo Berlusconi è quella di un autunno caldo: “Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un’azione di protesta”.

Cambio di linea, quindi, da parte dei democratici. E di toni, da parte del segretario Walter Veltroni che ha detto parlato di fine del dialogo, forse per sempre, con il Pdl: “Siamo indignati e preoccupati, ma non sorpresi per lo strappo fatto con l’emendamento al decreto sulla sicurezza. È stata un’occasione perduta per il dialogo forse definitivamente, ma nessuno si illuda, nessuno dei nostri avversari si illuda che noi torneremo indietro, cioè ai tempi del clima di odio e di contrapposizione ideologica tra maggioranza e opposizione”.
Poi una forte preoccupazione e una metafora molto simbolica perché per Veltroni “l’Italia assomiglia alla nave descritta da Kierkegaard, e cioè non guidata dal capitano ma dal cuoco, che non indica la rotta ma ciò che si mangia”.

Critica forte anche verso gli annunci del governo: “La destra sceglie la chiave del populismo, cavalca le paure e solletica l’arbitrio personale, alza muri, invoca dazi e barriere. Preferisce fare facili promesse, rassicuranti forse nell’immediato, in grado di esorcizzare lì per lì la paura, ma non di sciogliere davvero i nodi che ne sono all’origine”.
E per questo Veltroni alza la voce e scalda l’assemblea democrats della Fiera di Roma promettendo opposizione dura. Anzi di piazza.
Ma nella relazione d’apertura non è il solo attacco al Cavaliere, con cui il dialogo è definitivamente tramontato: “Berlusconi” ha esclamato Veltroni “è incapace di distinguere l’interesse privato da quello pubblico”. E sul salvaprocessi spiega: “Sono indignato, ma non sorpreso”. Poi Veltroni ha spiegato che l’emendamento “blocca processi” va di fatto contro il Capo dello Stato: “Con quella missiva al presidente Schifani, l’onorevole Berlusconi ha assunto la paternità politica di un emendamento al decreto sicurezza, che stravolge il senso del provvedimento e colpisce il ruolo di garanzia del Capo dello Stato e strappa la delicatissima tela del dialogo istituzionale con l’opposizione”.
Per l’ex sindaco di Roma, i precedenti governi Berlusconi e questo “deludente inizio di legislatura” dimostrano che “la speranza degli italiani di una supplenza personale dei poteri pubblici è illusoria”, perchè il premier fa prevalere “gli interessi particolari a quelli pubblici”. Quindi sul Trattato di Lisbona ha chiesto al governo di parlare con una voce sola e di decidere senza le pressioni della Lega.

E se il futuro del Pd si prospetta di battaglia, il ritorno al passato è all’insegna della continuità. Dopo aver letto una lettera che gli è stata indirizzata da Romano Prodi, Veltroni, chiede infatti al Professore di “rimanere presidente del Pd”. Parole a cui la sala dell’assemblea Pd della Fiera di Roma tributa un lungo applauso e una standing ovation. Quindi il leader democratico ha ribadito che “il governo Prodi ha realizzato risultati straordinari per il Paese” ma “il problema del governo Prodi, che ne ha minato alle fondamenta la credibilità, è stato il carattere frammentario e rissoso della coalizione”.
La crisi dell’esecutivo del Professore “Non è stata il frutto di un incidente di percorso, ma del riproporsi, per la seconda volta in un decennio e in forme se possibile ancora più gravi del ‘98, di una rottura strategica con Rifondazione Comunista e le altre forze che hanno dato vita alla sinistra Arcobaleno. Questa volta in un contesto di disperante frammentazione che ha segnato tutta la legislatura”. E proprio sulla sconfitta elettorale Veltroni ha volto la sua analisi nella relazione ammettendo: “La sconfitta c’è stata anche sul piano quantitativo: lo scarto tra noi e il Pdl è di un milione e mezzo di voti, che diventano più di tre e mezzo con l’apporto dei rispettivi alleati. Uno scarto ampio, che non sarebbe stato colmabile e pure ipotizzando di poterci avvalere dell’apporto della Sinistra Arcobaleno e dei Socialisti”.
Poi il segretario torna a guardare al futuro: “Mi sono rafforzato nel mio convincimento che la linea che abbiamo scelto tutti insieme è quella giusta, ma essa ha bisogno, ed è per questo che siamo, di ulteriori innovazioni e soprattutto di un partito che la esprima in modo efficace”. E nel futuro non ci sarà più spazio per alleanze eterogenee: “La crisi dell’Unione ha chiuso” ha detto Veltroni “penso in modo definitivo, la fase delle alleanze eterogenee, messe insieme per vincere più che per governare”.

Quindi scarse aperture a sinistra, mentre lascia la porta aperta a centristi e ai socialisti: “Voglio qui rassicurare Casini, noi riconosciamo il ruolo dell’Udc e apprezziamo il coraggio con cui ha difeso la sua autonomia anche se questa si sarebbe dispiegata con più successo se non si fosse aspettato l’ultimo momento e la decisione di Berlusconi di porre fine alla Casa delle Liberta”. E ai socialisti: “Rispettiamo l’autonomia che il Ps rivendica e pensiamo che sia interesse comune creare le condizioni per ritrovarci. Ma questo potrà avvenire solo apprezzando l’identità di ognuno e sapendo che il riformismo ha nell’unità e nella forza le ragioni della sua grandezza”.
Infine in pieno “ma-anchismo veltroniano” nessuna decisione definitiva sulla questione della collocazione europea del Pd: “Noi stiamo costruendo relazioni strette del Pd con il Pse, con i liberaldemocratici europei, con i Democratici americani, per favorire il formarsi di un grande campo dei riformisti, dei democratici, dei progressisti, sia in Europa che nel mondo”. Per quanto riguarda gli europarlamentari spiega: “Al Parlamento di Strasburgo, sarà un fatto nuovo se i socialisti, come è da auspicare, favoriranno la nascita di un nuovo gruppo aperto a forze che non facciano parte del Pse. Ciò che stiamo costruendo è una soluzione che consenta al nostro partito di armonizzare la sua autonomia e la sua identità senza che questo significhi isolamento in Europa. Questo vuol dire che quale che sia la collocazione che avrà il gruppo del Pd a Starsburgo noi dovremo lavorare per la costruzione di questo vasto campo che comprenda democratici, socialisti e liberali europei”.

Nel pomeriggio, chiamato in causa dal segretario democratico, il premier ha replicato così: “Veltroni si preoccupi delle notizie terrificanti sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che non potranno continuare a governare”. Arriva da Bruxelles la risposta del premier Silvio Berlusconi agli attacchi dell’ex sindaco della capitale. E continua l’affondo: “Veramente non c’è mai stata una luna di miele in parlamento con l’opposizione. Ci sono state anzi forme di contrasto dure e direi anche eccessive”. Addio al fair play?

Commenti

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Il 20 Giugno 2008 alle 15:10 ppx ha scritto:

in piazza e nel caldo autunno si troverà con di pietro e qualche altro casuale passante con il quale aprirà il dialogo (passante straniero).

Il 20 Giugno 2008 alle 16:06 Corrado Buccieri ha scritto:

Ancora il caso del cane che abbaia alla luna.
Per Veltroni l’autunno sarà caldissimo….Prodi lo
lascia al suo destino….Rutelli e D’Alema che gli
remano contro….altro che autunno….non sapendo cosa
fare,l’unica possibilità è mettersi contro Berlusconi.

Il 20 Giugno 2008 alle 16:10 nhico ha scritto:

Veltroni alza la voce per coprire il buco nero lasciato al Comune di Roma e per restare attaccato, se gli riuscirà il giochetto, alla poltrona più importante del Pd. Ma nel farlo fa tanti di quei passi indietro da affiancare, lui che va dicendo di non essere mai stato comunista, i due partiti che in Italia si richiamano orgogliosamente all’internazionale comunista. Così facendo chiude, però, gli orizzonti a quell’unica novità, chiamata vocazione maggioritaria, di cui era portatore nel Pd. Certo continuare a mantenere il timone dritto, mentre la tempesta sballotta la tua barca, non è facile. Certo non è facile mantenere la mente lucida, quando in Sicilia le urne ti cancellano anche dagli Enti locali. Ma andarsi ad avvitare, come sta facendo, nell’antiberlusconismo tou cour, rinunciare a quel percorso di riappacificazione che avrebbe potuto aprirgli le porte di una futura riscossa elettorale, non è forse rinunciare all’ambizione di contribuire a cambiare l’Italia?

Il 20 Giugno 2008 alle 20:51 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Calma ragazzi ch’io songo sule ‘nu cuntadino pure ignurant ‘e cche cacchio possibile uno deve andare in galera e poi l’assolviamo, se non muori prima? Mi viene un dubbio ma Weltromarx Mix e Kompagnuzzi riformattati poiché non connessi per andare in autunno in Piazza non si faranno pagare un ticket di 1€ per rifondere le casse di Roma? Salvo se i buoi non siano già passati e come sapete se cadono gli euro sulle “ rosette “nascono margherite, no? Ricordate lo sketch di Stanlio e Ollio la famosa teoria ciclo biologico della vita? Insomma, Schiavettones, Weltromarx Mix er cicoria e KAOS: KOMPAGNUZZI ANTI AMERICANI ORGANIZZATI MAOISTI sfasceranno l’Italia ma staranno alla larga da Napoli per raccogliere monnezza!IDEA! Il PPL potrebbe partecipare in forma anonima e regalare delle scope di saggina e una felpa con scritta “ SCUPAMME ‘A NUNNEZZA “. Il lavoro nobilita e il Paciullo è gratis! Vincenzo Alias Il Contadino enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 20 Giugno 2008 alle 21:00 zank007 ha scritto:

in piazza e nel caldo autunno si troverà con di pietro e qualche altro casuale passante con il quale aprirà il dialogo (passante straniero).

Visto che non ho le ferie, e visto che sarà un autunno caldo…………me ne vado al mare……ahahahahahahahahahah
magari ci trovo veltroni……….

Il 21 Giugno 2008 alle 9:47 vincenzoaliascontadino ha scritto:

AUTUNNO CALDO,MA IL PETROLIO CHI GLILO PAGA?
Yes You Can? Che in dialetto Barese vuol dire “ I suoi cani..lo seguiranno? A me sembra che qualcuno gli corre in silenzio come il mio Argipass per toglierlo lo striminzito osso: “ Yes I Can? “ Mannaggia li cani comme è triste e lunga sta transumanza? Però al giorno d’oggi pratica ridotta, soltanto in zone No TAV, in particolare in località alpine e prealpine della Valle d’Aosta, del Piemonte, ove v’è una Mercedes che non sa guidare dell’Altopiano di Asiago all’Alto Adige, senza Illy caffè e sarebbe difficile arrivare all’Abruzzo feudo di un ex Socialista che non sa fare un 740 e nel Lazio. Weltromarx Mix: “Sient’a me: nun ce sta nient’a fa’. Tu vuo’ fa’ l’american, altrimenti, quei bravi Boys del Molin-o ti farebbero una BASE d’un biscotto! Tu, non puoi vuoi vivere alla moda non bevi “whisky and soda:Dicimmelo u’ vero, Yes, okay: You Can, ma,Yes, You Can okay da Napolitan? Siente a me, chi t’ho fa? N’un se può proprio a ffa! Vincenzo Alias Il Contadino enzoaliasilcontadino@alice.it Matera

Il 21 Giugno 2008 alle 10:19 Politica e magistrati: tutti i retroscena di uno scontro » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Il cortocircuito tra politica e giustizia fa scintille dall’inizio degli anni Novanta e nessun elettricista finora è stato in grado di ricollegare i cavi e far scendere l’alta tensione. Come anticipato da Panorama, il sogno del dialogo tra Pdl e Pd si è spento sul muro alzato dalla magistratura contro le riforme della maggioranza. Silvio Berlusconi pensa che il governo debba essere giudicato sul piano della sua azione politica e non per le inchieste e i processi che, dal 1994 a oggi, si sono moltiplicati, senza mai arrivare a una condanna. Per questo, tra i primi atti del governo ci sono tre punti di riforma della giustizia, scudo per le alte cariche dello Stato, corsia preferenziale per certi tipi di reato e processo, intercettazioni, che hanno un unico filo rosso: il riequilibrio del rapporto tra politica e magistratura, il bilanciamento tra accusa e difesa nella cornice del “Giusto processo”. Scudo per le alte cariche. L’Italia a differenza della Francia e della Spagna non ha una norma che tuteli le alte cariche dello Stato da inchieste che potenzialmente possono creare un conflitto fra la giustizia e la sovranità popolare. Parigi e Madrid hanno leggi che prevedono la sospensione dei procedimenti fino alla fine del mandato. Attenzione alle parole: non l’impunità (inaccettabile sul piano giuridico perché in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione), ma la sospensione. Al cospetto di un “buco” giuridico così grande, davanti a Berlusconi si sono presentate due strade: 1) affrontare il giudizio del caso Mills, una eventuale condanna e poi puntare a una rapida assoluzione in appello; 2) riportare sui binari istituzionali il rapporto tra politica e giustizia. Il presidente del Consiglio aveva considerato anche la prima ipotesi, ma una serie di fattori rischiava di mandare all’aria, per via giudiziaria, un governo democraticamente eletto e con una larga maggioranza. Il primo di questi fattori riguardava i tempi dell’appello. La domanda che si sono posti a Palazzo Chigi è stata la seguente: può la presidenza del tribunale di Milano garantire lo svolgimento del processo d’appello in 3, 4 mesi, cioè in un periodo ragionevolmente breve? Cosa farà la procura generale e quanto peserà il clima di guerra che si è creato nell’Associazione nazionale magistrati? Quesiti che non hanno trovato una risposta soddisfacente. “Non possiamo dimenticare i rapporti internazionali” è stato l’altro punto critico messo a fuoco da Palazzo Chigi. Nessuno ha dimenticato il gesto sprezzante del vicepremier del Belgio, il socialista Elio Di Rupo, che nel 1994 si rifiutò di stringere la mano al ministro Giuseppe Tatarella considerandolo fascista. Figurarsi con un premier condannato. A Palazzo Chigi si sono trovati di fronte al conflitto irrisolto tra sovranità popolare e ordine giudiziario. Soluzione? L’unica possibile e alla luce del sole: rispolverare il lodo Maccanico che prevedeva la sospensione dei processi per le cinque più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio e presidente della Corte costituzionale) e la ripresa dei procedimenti a fine mandato. Per farlo forse serve una legge costituzionale, certamente un disegno di legge. Tempi lunghi, ma la riforma appare non più rinviabile. Pena il caos istituzionale. Caos che nell’inchiesta sui fondi del Sisde che coinvolgeva il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro fu evitato con un escamotage che sospese il giudizio sul Quirinale. Per sempre. Gerarchia dei processi. A questo punto, i consiglieri giuridici di Palazzo Chigi hanno considerato la circolare emanata 2 anni fa dal procuratore di Torino, Marcello Maddalena, che metteva in coda i procedimenti “azzoppati” dall’indulto, “prendeva atto dell’impossibilità di celebrare tutti i processi” e indicava quelli prioritari a partire da una certa data. I due emendamenti presentati dal governo al disegno di legge sulla sicurezza rispondono a questo principio d’efficienza, il primo interviene sulla formazione dei ruoli dell’udienza, il secondo sulla sospensione dei processi penali. Il caso Mills ricade in queste ipotesi. Maddalena non è il solo a sostenere la necessità di corsia speciale per alcuni reati. Piero Luigi Vigna, procuratore onorario della Corte di cassazione, ricorda: “Quando ero alla Direzione nazionale antimafia, avevo proposto una scala di reati da individuare. Questo criterio era già stato adottato quando, soppresso il pretore e stabilito il giudice unico, si indicò da parte del legislatore una scala di priorità di reati”. Intercettazioni. Auspicate da destra e da sinistra, le nuove norme hanno diviso maggioranza e opposizione e incassato la protesta della magistratura. Era prevedibile che ciò accadesse, ma prima o dopo ci si renderà conto che una riforma parziale e non organica non risolverà il problema: evitare che il processo penale italiano, da garantista qual era nell’intenzione del legislatore, rischi di diventare ancor più giustizialista di quello che lo aveva preceduto. Che le nuove leve della magistratura, rappresentate dai vertici dell’Anm, siano contrarie a una riforma reale è naturale e anche comprensibile. In questi ultimi vent’anni non c’è stata inchiesta giudiziaria in cui non sia stata usata l’intercettazione telefonica e il vedersi privati di questo congegno le preoccupa non poco, perché la pubblica accusa rischia di dover tornare a svolgere un ruolo assai più responsabile di arbitro e controllore dell’istruttoria affidata alle indagini tradizionali di un tempo, alle moderne competenze scientifiche e, soprattutto, alla capacità degli ufficiali di polizia giudiziaria. L’intercettazione esiste da quando il vecchio codice fascista entrò in vigore prima della Carta costituzionale. Ma nessun magistrato o funzionario di polizia, neppure durante i lunghi decenni del rito inquisitorio, aveva mai fatto uso di questo mezzo d’indagine in maniera così invasiva. A dispetto delle regole del “Giusto processo”, voluto dall’intero Parlamento italiano, poco importa se una telefonata chiama in causa un innocente quando i toni e i contenuti sono tutti da interpretare e valutare nel loro corretto significato. Paola Severino, docente di diritto penale e vicerettore della Luiss, ha messo in guardia le istituzioni sul rischio che “una volta costruite le regole e le sanzioni” queste corrono il rischio di restare “un vuoto simulacro, destinate a una totale o parziale disapplicazione”. Le inchieste sulla violazione del segreto istruttorio non si fanno perché sconvolgerebbero l’organizzazione degli uffici che quel segreto custodiscono. Così i verbali arrivano, continueranno ad arrivare da lontani e incontrollabili centri d’ascolto e finiranno per fare la loro parte nei provvedimenti cautelari. Prima con i loro contenuti e poi con le registrazioni integrali raccolte in un apposito fascicolo destinato anch’esso a essere portato a conoscenza dell’indagato. Questo sistema consentirà al cronista, con qualche difficoltà in più, di renderle pubbliche sulla base di un’interpretazione del codice da parte di chi confonde volutamente la “discovery” tra le parti processuali e la fine del segreto investigativo. Con questo alibi si è arrivati a sostenere che grazie a tali scelte l’opinione pubblica è venuta a conoscenza in tempo reale di gravi episodi di malcostume amministrativo e finanziario. Ma prima che le intercettazioni diventassero lo strumento principe delle inchieste, la magistratura ha condotto una lunga serie d’indagini sul malcostume amministrativo e sulla corruzione politica. Gli scandali dell’Ingic, della sanità, di Fiumicino, del Cnen e lo stesso scandalo Lockheed non furono smascherati dai centri di ascolto, ma dalla professionalità degli inquirenti e dalla determinazione dei pm di un tempo antico che consideravano la professione come una sorta di sacerdozio laico. I giornali ebbero modo di informare i cittadini, sempre e compiutamente, facendo uso anche dell’ormai desueto strumento professionale che si chiamava giornalismo investigativo. Talvolta perfino usandolo in maniera strumentale e scorretta, come accadde quando si volle a tutti i costi coinvolgere in un’inchiesta un presidente della Repubblica, perbene e galantuomo, che fu tuttavia costretto a lasciare anzitempo il palazzo del Quirinale. [...]

Il 21 Giugno 2008 alle 11:19 Veltroni fa la guerra con il Cav, ma ottiene la tregua nel Pd » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Veltroni esce “dall’ombra” e promette un autunno caldo [...]

Il 26 Giugno 2008 alle 14:25 kimmy ha scritto:

Penso che il povero Veltroni non abbia ancora capito di essere stato messo li come agnello sacrificale fino dall’inizio del PD; non potevano infatti bruciare personaggi di alto calibro in quell’esperimento di formazione politica che è il PD,che si è rivelato più disastroso del previsto. O forse se il rischio vale la candela….??? Ma noo! Non è pensabile da un “dialoghista onesto e con gli occhioni grandi come lui. O no?!

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