Lord Capello: Io gelido e duro? Ma se mi commuovo davanti a un quadro…

Fabio Capello. 62 anni, friulano

di Stella Pende

L’appuntamento si presenta già curioso. “Allora l’aspetto a Gallarate, il posto si chiama Il loft”. Dunque non nella sua “sterminata” casa di Londra (così l’ha definita il Daily Star), né da Nobu, ristorante giapponese dove mangia spesso (così ha scritto The Guardian) e neppure negli uffici di Sloane square. Ma nella fabbrica, anzi nella bottega d’autore di uno dei più eclettici designer italiani (Giorgio Saporiti). Entro, lo cerco. Invano. Solo saloni di meraviglie: divani come onde del mare, sedie che volano. Ma non dovevo incontrare il gladiatore del pallone, il duro, spartano e invincibile? Ecco la zona dedicata ai bambini: non sarà forse nascosto dentro la culla con gli smerli simili a quelli del castello della Bella addormentata? Sto per rinunciare quando in fondo a una stanza piena di rotoli di tessuti odorosi appare lui: maglietta bianca, blue jeans, cordialissimo.
Mister Capello, I presume… Siamo sicuri che lei sia il ruvido, impenetrabile, insomma l’antipatico nuovo allenatore della nazionale inglese? Si diverte moltissimo. “È che il design, come l’arte, mi rende mansueto, così ho pensato che l’intervista qui sarebbe venuta molto meglio”. Ma chi l’avrebbe immaginata tutta questa creatività da uno che si porta addosso la dannazione del gelido vincitore e che oggi dovrà resuscitare la nazionale inglese? Capello è obbligato al miracolo altrimenti romperà la leggenda. “Sono pronto”.
Era il 14 novembre 1973, l’Italia non aveva mai vinto a Wembley, ma quel giorno Fabio Capello sconfisse la maledizione segnando il gol che firmò la vittoria italiana. Oggi è la squadra inglese a non vincere più. E, guarda caso, per farla rinascere viene chiamato a Wembley proprio Capello.
Che effetto le fa, mister?
Come prendere uno schiaffo dalla storia. Ho incontrato quello stadio da giocatore. Era un monumento. Di giorno un calcio sublime, di notte le corse dei levrieri. Ricordo quel gol e la commozione di avere sfidato la leggenda della loro invincibilità. Oggi Wembley ha un’altra faccia, quella dello stadio più bello del mondo, ma io sono con loro dall’altra parte. Però rimarrò sempre l’italiano che ero quel giorno.
Vuol dire che per far vincere questa sua nazionale farà l’allenatore solo da italiano? Che, azzerate le tattiche e i modi anglosassoni, porterà dentro la squadra il suo modello di eterno vincitore?
Non potevo portare la tarantella a Madrid. Non porterò il flamenco a Wembley. Senta, un allenatore assomiglia un po’ a un direttore d’orchestra. E Claudio Abbado che conosco bene ha diretto concerti indimenticabili, trovando e valorizzando i talenti dei suoi. Stravolgere, come lei intende, un modello di orchestra o di gioco sarebbe fatale. Dunque cercherò di avvicinare il più possibile il mio modo ai loro modi. Dentro il campo e fuori nella vita. In Spagna non potevo chiedere a uomini che mangiavano a mezzanotte di andare a dormire alle 11.
E in Inghilterra non potrà chiedere a calciatori che trincano beati da mane a sera di rinunciare alla bottiglia…
Questo lo ha detto lei. Le faccio presente che i miei ragazzi prima della partita con gli Stati Uniti sono stati ad acqua e succo di frutta per una settimana
Certo, perché lei è un Torquemada. Perfino il premier Gordon Brown ha detto: “Mister Capello ha cominciato bene ripristinando la disciplina nella squadra”. Quali sono le altre torture imposte ai poveretti?
Macché torture! La squadra è piena di giocatori straordinari che non hanno bisogno di frusta. Certo, ho chiesto solo il rispetto degli orari.
E quello dell’abbigliamento: divisa obbligatoria con giacca e cravatta.
Ho solo chiesto di evitare la tuta. Quella è roba da calcio di serie C.
David Beckham ha detto che nella sua squadra ideale Tony Blair sarebbe un’ottima ala. E Silvio Berlusconi cosa sarebbe?
Tutto. Lui farebbe l’attaccante, l’ala, il terzino, lo stopper. E soprattutto l’arbitro. Invece io gli farei fare solo quello che segna i gol.
E a Walter Veltroni cosa farebbe fare?
L’attaccante di difesa. Sarebbe un meraviglioso Fabio Cannavaro.
Lei li ha avuti tutti e due come presidenti: Giovanni Agnelli alla Juventus e Berlusconi al Milan. Che differenza tra uno e l’altro?
Beh, l’Avvocato era come il Papa. Veniva a vederci 7 minuti, ci benediceva e poi spariva. Mi avrà telefonato due volte in 4 anni. Berlusconi telefona, arriva, commenta, urla, fa, disfà. Diventa famiglia. Un filo impegnativa, ma sempre e per sempre famiglia. Gli ho telefonato da poco per fargli i complimenti, ma gli ho anche detto che, se non rimette a posto l’Italia, la prossima volta voto Rifondazione comunista.
Anche lei è di quelli che vede i comunisti come una minaccia, Mister Capello?
La maggior parte dei miei amici sono, come si dice, di sinistra. Ma il passato governo non ha aiutato il Paese. E oggi Capello è un italiano davvero incazzato. E più mi sento italiano, più vado e vivo all’estero, più la rabbia cresce. Vede, io il senso di appartenenza ce l’ho come e più di altri. Vengo dal confine io. E quando Tito voleva spostare la frontiera ho rischiato di dover lasciare il mio Paese.
Torniamo a bomba: a Londra tutti parlano solo e solamente di lei, Mister Capello bamboccione che parla ogni giorno con mamma Evelina; Mister Capello e il suo appartamento extralusso; Mister Capello e le 8 ore di inglese al giorno compreso il supplemento notturno… Lei invece non parla con nessuno.
Non ce n’è bisogno. Fanno e dicono tutto gli altri. Ma poi siamo in un’epoca dove fior di balle su internet diventano subito verità. Andiamo per ordine. Siccome non trovavano me, sono andati da mia madre al paesello. Lei, che ha più di 80 anni, vive ancora nella nostra casa popolare, ha parlato teneramente di suo figlio. Il mio immenso e sterminato appartamento misura 100 metri circa. Veniamo alla total immersion notturna: faccio 3 ore al giorno d’inglese e, siccome ho già tenuto una conferenza stampa cavandomela benino, i giornalisti hanno scritto che mi rompo la testa sui libri anche di notte.
Si dice che lei sia un Paperon de’ Paperoni avvinghiato al suo tesoro, che abbia fatto investimenti immobiliari importanti in Italia e in Spagna, e che si intenda anche di commercio d’arte. Vero?
Ho passato una vita a sentirmi dire dai giornalisti: si racconta che…. E poi non era mai vero. Comunque, chi è stato molto povero ha sempre una reazione estrema al denaro. O diventi un mani bucate o rispetti i soldi e dunque li proteggi. L’arte? Possibile che per il barone von Thyssen si parli sempre di alto collezionismo mentre un allenatore di calcio rimane sempre uno che “si intende” solo di commercio d’arte? L’arte mi commuove. Tutta: da quella africana alla musica di Bach. Faccio fatica a capire il nuovo culto della fotografia. Se non si parla di Robert Capa, naturalmente.
Commozione, arte, Capa… Mister Capello, non sarà l’aria di Londra?
(Ride).
Rimanendo alle emozioni: qual è stata la più grande, il primo scudetto o la prima volta in Nazionale?
Monument Valley. Quando entri in quell’immensità e in quel silenzio… Ecco, quella è vera emozione
Passiamo alla scoppola, cioè allo smacco, all’umiliazione, al male…
Quando hanno fatto saltare con l’esplosivo i buddha di Bamiyan, in Afghanistan. Sono stato male, malissimo.
Mister Capello, vuole far venire i capelli bianchi ai suoi fan? E se lei parlasse anche di calcio benedetto?
A proposito di capelli, vorrei ricordare a Candido Cannavò che scrive sempre che mi tingo i capelli: no, non sono affatto tinti. Eredità di famiglia, Candido. Mi dispiace.
Cosa manca all’Italia di Roberto Donadoni?
Che stiano zitti quelli che non capiscono nulla di calcio. E anche gli altri. Credo in Donadoni, è un grande tecnico. Ha bisogno di più tempo e con la Francia l’ha dimostrato.
E qual è il giocatore inglese in cui crede di più, Steven Gerrard?
Lui e tutti. Vorrei spezzare una lancia per Beckham. È una pura star, ma come tutti i campioni dimostra umiltà e intelligenza. Le prime qualità di un grande calciatore.

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