Dopo 25 anni sono tornati i manifesti sui muri di Roma, gli stessi di allora. E anche le rivelazioni giornalistiche e giudiziarie. Sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, che nel 1983 aveva 15 anni, però il mistero resta fitto. I nuovi elementi emersi infatti sono tutti da verificare. La cautela degli inquirenti è massima e le reazioni dei familiari di Emanuela caratterizzate dal dubbio: chiedono prove concrete.
Qualcosa comunque si è mosso. La mamma della ragazza scomparsa nel nulla nel centro di Roma il 23 giugno 1983, Maria, e i fratelli sono stati convocati in procura. La sorella Natalina per la prima volta, dopo la richiesta di nuove indagini inoltrata a piazzale Clodio, ha testimoniato al pm Simona Maisto la sua verità . Una verità che porterebbe gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Italo Ormanni, ancora una volta al coinvolgimento della banda della Magliana.
Un nuovo personaggio, la cui identità viene negata dagli inquirenti, avrebbe dato nuovo impulso alle indagini parlando di circostanze, date, luoghi e soprattutto indirizzando le ricerche di una possibile verità tra le mura della città eterna, anzi tra quelle del Vaticano. Le suggestioni della pista internazionale, la pista bulgara, il rapimento da parte degli stessi Lupi grigi di Alì Agca e i conseguenti legami con l’attentato a Giovanni Paolo II, insomma, sarebbero state messe in secondo piano dalle rivelazioni di questo nuovo testimone. Secondo quanto scrivono i giornali in questi giorni il super teste sarebbe una donna che ha avuto una relazione con Enrico De Pedis, detto Renatino, boss appunto della Magliana.
Secondo quanto si è appreso, la procura di Roma ha avviato nuovi accertamenti proprio su un possibile ruolo che esponenti della banda della Magliana avrebbero avuto nella vicenda. La magistratura romana - l’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Ormanni oltre che dai sostituti Simona Maisto e Andrea De Gasperis - starebbe valutando la testimonianza della donna, secondo cui un ruolo nella scomparsa di Emanuela era stato ricoperto da personaggi di spicco del sodalizio criminale romano. A parlare di un legame tra il caso Orlandi e la banda della Magliana era già stato in passato il pentito Antonio Mancini che riferì di un depistaggio fatto da De Pedis, uno dei capi della banda sepolto nella Cappella di Sant’Apollinare a Roma proprio in virtù di presunti legami con ambienti vaticani.
Tesi smentita, negli anni scorsi, dallo stesso rettore della Basilica. Proprio dietro Sant’Apollinare c’era la scuola di musica frequentata dalla stessa Emanuela, ultimo luogo in cui fu vista la ragazza scomparsa. “Il nome del personaggio chiave di questa vicenda”, spiega l’ex magistrato Ferdinando Imposimato che ha indagato sulla scomparsa di Emanuela e che invece si dice ancora convinto della pista internazionale, “l’ho fatto io stesso in procura nei mesi scorsi. È una persona di ambito istituzionale di cui non posso fare il nome, che mi rivelato il nome di altro personaggio legato ai Lupi grigi di Alì Agcà ”. Imposimato, che spesso ha sollecitato gli inquirenti romani con l’esito di proprie indagini spiega che il caso Orlandi “non è altro che la continuazione della strategia cominciata con l’attentato a Giovanni Paolo II”.
Per oggi è stata fissata una riunione a Piazzale Clodio tra il procuratore aggiunto Ormanni, il procuratore Giovanni Ferrara, i sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto e i vertici della squadra mobile della questura di Roma. Sembra appunto per valutare le rivelazioni dell’ex amante di De Pedis. Tra i tanti misteri che avvolgono la scomparsa della giovane Emanuela quello forse più suggestivo ha come scenario la Basilica di Sant’Apollinare, raccordo virtuale, ma anche concreto tra la vicenda della sparizione della quindicenne e la banda della Magliana e scenario che fa da sfondo agli ultimi sviluppi della vicenda. Nella Basilica vicino a Piazza Navona è sepolto il boss De Pedis: dopo essere stato ucciso a colpi di pistola, fu seppellito e inumato nelle camere mortuarie sotterranee della Basilica il 24 aprile 1990, dopo una prima tumulazione frettolosa al Verano. E secondo uno scenario degno del miglior Dan Brown, i resti di Emanela Orlandi riposerebbero proprio dietro la lapide con inciso il nome di De Pedis.
La sepoltura, che aveva suscitato perplessità in ambienti non solo cattolici, era stata decisa dal cardinale vicario Ugo Poletti e sollecitata dal rettore della Basilica Piero Vergari. I dubbi riguardavano proprio il curriculum criminale di Renatino ma, nonostante ciò, a De Pedis fu assicurato l’estremo riposo in un luogo sacro, privilegio riservato in passato alle alte sfere del clero e alle famiglie patrizie romane. A giustificare tale decisione le molte “offerte” che il boss aveva fatto in vita. In virtù del regime concordatario, la cripta di Sant’Apollinare è inaccessibile per l’autorità giudiziaria italiana. Questo renderebbe più complicate possibili richieste di collaborazione alla Santa Sede dopo gli sviluppi investigativi della vicenda di Emanuela, alla luce di un possibile collegamento tra la vicenda di Renatino e quella tutt’oggi senza soluzione della ragazza scomparsa. A completare il quadro delle coincidenze è la circostanza secondo cui Emanuela fu vista l’ultima volta proprio a due passi dalla Basilica di Sant’Apollinare, presso la scuola di musica vaticana che lei frequentava.
Anche una telefonata anonima giunta alla redazione di Chi l’ha visto? negli anni scorsi rivelò: “Se volete saperne di più su Emanuela Orlandi, guardate nella tomba di De Pedis”. Il punto fermo della testimonianza della donna legata al boss della mala romana e ascoltata dai pm 15 giorni fa sarebbe che Emanuela Orlandi è morta. Secondo il suo racconto, il cadavere della ragazza fu portato da Renatino in auto chiuso in un sacco a Tor Vajanica, località sul litorale vicino Roma. In quell’auto si trovavano la stessa testimone, all’epoca amante di De Pedis, e un’altra persona.
Oltre al cadavere di Emanuela Orlandi, secondo il racconto della teste fatto ai magistrati romani, chiuso in un altro sacco fu trasportato nell’auto anche il corpo di Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo alla banda della Magliana, che scomparve a Roma assieme allo zio Francesco nel giugno del 1993. Tutta la testimonianza è ora al vaglio degli inquirenti, in particolare le date fornite dalla donna che apparirebbero non coerenti nello spiegare la successione degli eventi: soprattutto appare incompatibile un ruolo di De Pedis nella vicenda Nicitra, perché il boss morì nel ‘90.
Secondo quanto ha riferito ancora la testimone, Emanuela Orlandi venne rapita e prima di essere uccisa fu tenuta prigioniera in un appartamento del centro di Roma. La teste avrebbe partecipato a numerosi spostamenti della giovane prelevandola dalla sua prigione. In un caso, avrebbe riferito di averla accompagnata nella zona del Gianicolo ad un incontro con un uomo, da lei indicato presumibilmente come “un sacerdote”. La donna avrebbe spiegato anche che una volta arrivati a Torvajanica con i cadaveri di Emanuela Orlandi e Domenico Nicitra chiusi in un due sacchi, Renatino De Pedis e un’altra persona li fecero sparire gettandoli in una betoniera in un cantiere. Secondo quanto si apprende la teste non è iscritta al momento nel registro degli indagati della Procura di Roma né risulterebbero altre persone indagate. L’ipotesi di reato per cui procedono gli inquirenti è ancora quella di sequestro di persona.
I familiari di Emanuela intanto hanno fatto sapere di non ritenere “attendibile quanto sarebbe stato affermato sulla vicenda Emanuela Orlandi dalla testimone ascoltata nei giorni scorsi dai magistrati della Procura di Roma”, lo spiegano i legali della famiglia, gli avvocati Massimo Krogh e Nicoletta Piromallo. Secondo i due avvocati una delle principali contraddizioni che dimostrerebbe l’inattendibilità della testimone, sarebbe la circostanza secondo cui, come avrebbe riferito la stessa donna, il cadavere della Orlandi venne seppellito in un cantiere del litorale di Torvajanica assieme a quello del figlio di Salvatore Nicitra, la cui scomparsa avvenne circa 10 anni dopo la sparizione della Orlandi. “Aspettiamo comunque”, hanno detto gli avvocati, “che gli inquirenti facciano in libertà le proprie valutazioni e le proprie indagini e attendiamo eventuali sviluppi o novità su questa vicenda”.
- Lunedì 23 Giugno 2008
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Commenti
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Il 24 Giugno 2008 alle 17:11 Caso Orlandi, interviene il Vaticano: infamie su Marcinkus » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Continuano le rivelazioni legate alla testimonianza della super teste del caso Orlandi. La donna, ex compagna del boss Renatino De Pedis, avrebbe raccontato agli inquirenti che Emanuela, scomparsa a Roma nel giugno del 1983, sarebbe stata uccisa dalla banda della Magliana. Un altro tassello del racconto della donna, pubblicato oggi dai giornali, porta direttamente al Vaticano. Che ha prontamente smentito. [...]
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