Giustizia: scudo per le alte cariche. Pd disponibile, Di Pietro insorge

Il voto in Senato sulla sicurezza

Passa al Senato la norma “blocca- processi”, il governo si prepara al ddl “lodo-bis” per garantire l’immunità alle alte cariche dello Stato, in Giunta per le elezioni a Palazzo Madama viene respinta la proposta di arresto per il senatore Pdl Nicola Di Girolamo. Insomma, l’esecutivo tira dritto. E l’opposizione si spacca.

Nel giorno della prima fiducia chiesta dal governo Berlusconi sul decreto fiscale (dopo 47 giorni dal giuramento), succede che il braccio di ferro tra Italia dei Valori e Pd finisca in lite. E che, sul decreto rifiuti, la minoranza si divida in tre: voto a favore dell’Udc, astensione del Pd, no dell’Idv.

Ma è la giustizia il cuore dello scontro tra Antonio Di Pietro e i Democratici. “Un problema gravissimo di alleanze”, dice l’ex pm di Milano, mettendo insieme il no all’arresto del senatore all’estero che non risiedeva in Belgio (Di Girolamo, appunto) e le parole di Anna Finocchiaro che considera una “apertura” del Pd al ‘lodo Schifani’ (”inopportuno per un premier, ma nessuna pregiudiziale”). “Ci dicano se vogliono fare la ruota di scorta a Berlusconi. Noi abbiamo chiesto voti per essere alternativi al Cavaliere. Se loro non sono d’accordo, non possiamo essere alleati”, attacca Di Pietro. E chiede “un immediato chiarimento pubblico”.
Chiarimento che non arriva. Anzi. Antonello Soro, capo dei deputati del Pd, risponde per le rime. Le parole di Di Pietro sono “inaccettabili”, troppo “sopra le righe”. Il Pd non farà regali a Berlusconi né accetterà di votare leggi ad personam, dice il capogruppo, ma “nessuno ha dato a Di Pietro la patente per misurare il rigore dell’opposizione del Pd e l’ex pm non si rende conto del regalo che fa lui al Cavaliere quando fa il massimalista e “scambia il tono della voce con la profondità del pensiero”.
Ma l’Idv ha scelto la strada dell’opposizione a tutti i costi e lo strappo con i veltroniani si ripropone più volte durante la giornata. Dal decreto rifiuti (no dipietrista, astensione Pd), alla conferenza dei capigruppo della Camera che il capogruppo di Idv Massimo Donadi abbandona dopo una lite solitaria con il collega del Pdl Fabrizio Cicchitto. Di Pietro sembra insomma alzare ogni giorno di più il prezzo dell’alleanza. E Veltroni non intende inseguirlo. Il segretario democratico, durante un incontro con i senatori, ha ribadito la linea di un’opposizione costruttiva, ma ferma nei principi.

L’immunità per le più alte cariche dello Stato, per il Pd, non è uno scandalo in sé, ma non è opportuno, come ha detto la Finocchiaro in aula, che un premier la chieda per sé e subito. Inoltre, ogni confronto va ancorato a condizioni precise, tra cui ad esempio che il lodo sia previsto da una legge di rango costituzionale e che comunque valga dalla prossima legislatura.
Paletti che Berlusconi certo non può accettare. E che riavvicinano, malgrado tutto, anche Pd e Idv.

Commenti

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Il 25 Giugno 2008 alle 18:57 Csm: “Incostituzionale la blocca processi”. E il Lodo-bis sarà un ddl » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per quanto riguarda invece la riedizione del Lodo Schifani, bocciato a suo tempo dalla Consulta, “il provvedimento sulla non processabilità delle più alte cariche dello Stato sarà un disegno di legge e non un decreto legge ed il testo sarà all’esame del Consiglio dei ministri di venerdì. Ad affermarlo il ministro dei Rapporti con il Parlamento Elio Vito conversando con i cronisti in Transatlantico. Il ministro annuncia che domani si terrà una conferenza dei capigruppo in seguito alla richiesta del governo di chiedere la calendarizzazione del disegno di legge sul ‘Lodo Bis’ per l’Aula della Camera già a luglio. Per quanto riguarda l’approvazione definitiva, Vito auspica che ‘’l’iter possa essere il più veloce possibile’’ anche da parte del Senato. [...]

Il 27 Giugno 2008 alle 11:11 Immunità per le alte cariche: via libera del governo al ddl » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Qualcuno lo chiama con il “vecchio nome”: lodo Maccanico. Altri lo definiscono “lodo Schifani bis”. Da oggi potrebbe diventare “lodo Alfano”. Comunque, al di là delle definizioni, il disegno di legge sull’immunità delle quattro più alte cariche istituzionali ha ottenuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento garantisce l’immunità per il capo dello Stato, il primo ministro e i presidenti di Camera e Senato per tutta la durata del loro mandato per i reati non commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Un provvedimento simile, approvato nel 2003, era stato giudicato l’anno successivo incostituzionale dalla Consulta, anche se in linea di principio era stato giudicato positivamente. L’obiettivo dello scudo è tutelare “l’interesse al sereno svolgimento delle funzioni che fanno capo alle più alte cariche dello Stato”. Lo spiega la relazione tecnica che accompagna la bozza di provvedimento messo a punto dal ministro della Giustizia Alfano. A differenza del precedente lodo Schifani, la nuova versione stabilisce inoltre che le vittime potranno proseguire la loro azione in sede civile dove avranno una corsia preferenziale. Con la sospensione del processo vengono sospesi anche i termini di prescrizione. E ancora: l’imputato può rinunciare allo stop, misura questa che consente la tutela del diritto di difesa che nel precedente lodo, secondo la Corte Costituzionale, veniva violato. [...]

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