Aci: “Gli incidenti stradali costano 35 miliardi”. Donne al volante? Più caute

Incentivi alla rottamazione nel 2008

E ora cambiamo il vecchio adagio. Così: donne al volante? Nessun pericolo. Lo rivela il XVI “Rapporto Automobile 2008″ realizzato dal Censis per l’Aci (qui la sintesi in .pdf), presentato oggi. Secondo i dati, a essere più distratti alla guida sono gli uomini, che hanno un rapporto più intenso e meno razionale con l’automobile. Quindi, gli uomini “imparino” ad usare l’auto dal “gentil sesso”. Il 70% degli incidenti gravi in ambito urbano vede infatti un uomo alla guida: le donne, quindi, sono più attente, ma non solo, hanno un rapporto più concreto con il veicolo, che vogliono “parcheggiabile, maneggevole, economico e capace di rendere più semplice il quotidiano”. E gli uomini? Dicono di preferire, come le donne, un’auto “affidabile, sicura ed economica”, ma in fondo la sognano “‘potente (16,6% contro il 3,6% delle donne), veloce, bella (14% contro 8,8%) e tecnologica (11,4% contro 4,6%)”. In una parola, sono “autocentrici”.
Il costo sociale degli incidenti stradali è invece quantificabile in 35 miliardi di euro all’anno, pari al 2,5% o al 2,6% dei pil. Tra le principali cause dei tanti incidenti (652, in media, ogni giorno in Italia): la guida sotto l’effetto di alcool e droghe, l’alta velocità, una scarsa educazione stradale.
Cause che gli stessi automobilisti rilevano, in un sondaggio allegato allo studio Aci, come i principali problemi connessi alla sicurezza stradale. La guida sotto l’influsso di alcool o droghe (58,2%), l’eccesso di velocità (49,1%) e la scarsa educazione stradale di automobilisti e motociclisti (29,6%), preoccupano molto più della cattiva manutenzione delle strade (9,4%) e dell’inefficienza dei veicoli vecchi (5,9%). Sono soprattutto i più giovani (18-29 anni) e i più anziani (over 65) a segnalare il problema della guida in stato alterato di coscienza. Il problema della guida in stato di ebbrezza è molto più sentito nelle regioni del nord-est (67,6% rispetto alla media italiana pari al 58,2%) che non in quelle del sud (53,8%).
Il triste legame alcool-giovani-incidenti stradali è stato indicato dal campione di intervistati come il problema principale della sicurezza stradale. Lo stato psico-fisico alterato, pur non rappresentando una percentuale elevata (2%) sul totale delle cause accertate o presunte di incidenti stradali, colpisce per la gravità degli eventi ed il fatto che essi coinvolgono maggiormente i giovani. In particolare, è emergenza per le droghe low-cost, le mini-dosi di coca a portata di “paghetta”: l’ebbrezza da alcool nel 2006 ha coinvolto 4.246 casi, ma anche l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope con oltre 400 casi non può più essere sottovalutata (dati Istat 2006).

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Il 26 Giugno 2008 alle 15:28 header - Rassegna stampa - Quello che succede - DonnaModerna ha scritto:

[...] E ora cambiamo il vecchio adagio. Così: donne al volante? Nessun pericolo. Lo rivela il XVI “Rapporto Automobile 2008″ realizzato dal Censis per l’Aci, presentato oggi. Secondo i dati, a essere più distratti alla guida sono gli uomini, che hanno un rapporto più intenso e meno razionale con l’automobile. Quindi, gli uomini “imparino” ad usare l’auto dal “gentil sesso”. Il 70% degli incidenti gravi in ambito urbano vede infatti un uomo alla guida: le donne, quindi, sono più attente, ma non solo, hanno un rapporto più concreto con il veicolo, che vogliono “parcheggiabile, maneggevole, economico e capace di rendere più semplice il quotidiano”. E gli uomini? Dicono di preferire, come le donne, un’auto “affidabile, sicura ed economica”, ma in fondo la sognano “potente (16,6% contro il 3,6% delle donne), veloce, bella (14% contro 8,8%) e tecnologica (11,4% contro 4,6%)”. In una parola, sono “autocentrici”. Il costo sociale degli incidenti stradali è invece quantificabile in 35 miliardi di euro all’anno, pari al 2,5% o al 2,6% dei pil. Tra le principali cause dei tanti incidenti (652, in media, ogni giorno in Italia): la guida sotto l’effetto di alcool e droghe, l’alta velocità, una scarsa educazione stradale. (Panorama.it) [...]

Il 28 Giugno 2008 alle 20:48 laofa ha scritto:

Per un chilometro percorso da una donna un uomo ne percorre almeno mille, soprattutto per lavoro ed è logico che il numero di incidenti sia superiore.
Questa è la solita statistica pilotata in linea con l’andazzo per mostrare quanto le donne siano sempre “più” in tutto. Siamo al livello delle statistiche sulla violenza contro le donne, vergognosamente manipolate per acquisire milioni e milioni di euro dalle finanziarie da regalare ai movimenti femministi, una vera e propria truffa ai danni dello Stato e dei cittadini,ormai plagiati da decenni di pestaggio mediatico del maschile per assecondare le spinte all’affermazione delle ideologie gender (voluta da ONU e UE).
Basta vedere che cosa sia stata capace di proporre, proprio Donna Moderna, per propagandare questa bufala, con la squallida e stomachevole pubblicià per definire tutti gli uomini stupratori, col bambino esposto nudo e già designato “carnefice” a due anni, con vicino naturalmente la “povera vittima futura”, una bambina della stessa età destinata ad essere stuprata.

Gli uomini sono “autocentrici” perchè con l’automobile (o con il camion) spesso debbono sbarcare il lunario per sè e per le proprie famiglie, magari percorrendo giornalmente migliaia di chilometri e non sempre in condizioni ideali di tempo e traffico!
Perchè non vengono richieste le “quote (raccomandazioni) rosa” per fare le camioniste?
Ma tutto serve, anche statistiche come queste, purchè si dica che la donna fa tutto meglio, parla meglio, è più intelligente, legge di più, riesce meglio a scuola, rutta meglio, è più veloce nella corsa dei sacchi, nella boxe, in F1, inventa meglio paradigmi filosofici e teorie matematiche, costruisce meglio i ponti, è più abile a pilotare astronavi e a comandare (sulla carta) reggimenti di marines. E ormai la gente finisce per crederlo.
E così ecco il ragazzino che a scuola dice che vorrebbe essere una femmina “per avere una marcia in più” e la psicologa che ha commentato il fatto sul giornale l’ha presa come una “conquista sociale” anzichè sintomo di guasti profondi ormai arrecati ai nostri ragazzi (e la psicologa felice è naturalmente lasciata libera di procurare altri guasti anzichè essere radiata dall’Albo professionale). Anche questo deriva dal continuo lavaggio del cervello attuato anche con statistiche come queste.

Così, fra vittimismo e autoreferenziazione siamo arrivati a privilegiare le donne in tutti i campi, persino stravolgendo bellamente gli articoli della Costituzione per favorirle nelle assunzioni per lavoro.
Ma ancora i privilegi non bastano, così che per carpirne altri si continua col male-bashing e con la guerra dichiarata all’altro sesso da un esercito di sciroccate ex sessantottine che ormai hanno invaso ogni campo con la loro ideologia gender che si prefigge ben più inquietanti obiettivi. Ha pienamente ragione Alessandra Nucci, ex femminista, a mettere in guardia contro la cosiddetta “cultura della donna” che i media asserviti alle ideologie di genere stanno imponendo, con gravissimi danni soprattutto per le giovani, portate all’antagonismo verso l’altro sesso con un piano studiato e ben finanziato.
Queste cose non dovrebbero più passare inosservate e impunite perchè stanno minando la nostra società dalla base ed hanno già procurato danni ingentissimi per il condizionamento già imposto alle nuove generazioni.

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