- Tags: Carvelli, droga, Polizia, Quarto-Oggiaro, spaccio
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Le “piccole vedette lombarde” arrestate a Quarto Oggiaro facevano le sentinelle per proteggere lo spaccio di cocaina. Un mercato a cielo aperto, organizzato da famiglie della mala grazie a un sistema di “cavallini” e vedette, spesso minorenni, capaci sia di smerciare ingenti quantitativi di droga, sia di controllare, in modo capillare, il territorio. Non a Scampia, ma alla periferia nord ovest di Milano.
C’è questo dietro alle 29 ordinanze di custodia cautelare eseguite questa mattina all’alba dalla Squadra Mobile di Milano a Quarto Oggiaro, 24 ordinate dal Gip del tribunale di Milano e 5 dal tribunale dei minori. Le persone arrestate sono accusate di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di cocaina.
Gli arresti sono legati alla conclusione di un’indagine iniziata nel luglio del 2007 condotta dagli uomini del commissariato di Quarto Oggiaro, che ha già portato all’arresto, in passato, di 14 persone. Erano, secondo gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia, le famiglie crotonesi Sabatino e Carvelli a controllare il mercato nel quartiere. Il vertice del gruppo criminale sarebbe occupato da Mario Carvelli.
L’organizzazione del gruppo era puntuale e precisa, con una ripartizione scientifica dei compiti sia per l’approvvigionamento di droga che per il costante rifornimento ai pusher. Il controllo del territorio di competenza era assicurato dalle vedette che avvisavano contro i blitz delle forze dell’ordine e gli sconfinamenti di altri gruppi criminali. Le indagini sono state condotte dal pm della Dda Claudio Gittardi e le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip Guido Salvini.
Nel corso dell’inchiesta la polizia ha chiesto la collaborazione di alcuni abitanti del quartiere, installando anche telecamere dai balconi delle abitazioni in modo da riprendere gli episodi ripetuti di spaccio. Il primo filone dell’inchiesta aveva portato all’arresto di Anna Luciani, 62 anni, detta “nonna cocaina” o “la vecchia”, legata al clan Carvelli, e di un’altra decina di persone. La sentenza del 9 aprile scorso davanti al gup Marco Alma ha condannato a 9 anni e 4 mesi la Luciani in rito abbreviato.
- Giovedì 26 Giugno 2008
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Commenti
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Il 1 Aprile 2009 alle 20:44 Perché la mafia continua a non esistere? | L'Olandese volante ha scritto:
[...] la mafia è ovunque girino i denari, perché è il suo business: una città non è immune dalle mafie perché non ci sono denunce o auto bruciate. Mentre l’estorsione (il pizzo) forse rimane relegata nelle regioni che hanno visto nascere Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta, le altre “aree strategiche di affari” si sono già estese ben al di fuori di quei confini: sfruttando l’enorme liquidità derivante dai traffici illegali, infatti, le mafie comprano negozi, industrie, vincono appalti per costruire (male) strade, ponti, oppure appalti per la gestione dei rifiuti, anche speciali, che puntualmente finiscono nelle campagne, accanto a pomodori e insalate. Le mafie, così, riciclano il denaro, penetrando nel tessuto economico, sociale e infine politico del Paese, non solo al Sud e non solo in Italia. Le televisioni non ne parlano, ma vicino Milano, a Quarto Oggiaro e a Buccinasco, sembra di essere a Palermo: se vai in questi Paesi e fai domande su argomenti delicati, non solo non ottieni risposta, ma cominci a sentirti osservato e invitato ad andartene. Appalti, droga, minacce e, ovviamente, omicidi; [...]
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