La Guardia di finanza di Milano ha perquisito gli uffici di quattro banche straniere con l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano sui contratti derivati. Le banche perquisite sono Deutsche Bank, Ubs, JP Morgan e Depfa Bank (sede romana) nell’ambito dell’inchiesta del pm Alfredo Robledo. Sulla vicenda lo scorso 9 maggio era stato presentato un esposto alla procura da parte del Partito democratico, all’opposizione in consiglio comunale, ma l’inchiesta della magistratura serebbe antecedente all’esposto e le perquisizioni non sarebbero legate a esso. Ci sarebbero diversi indagati.
Ieri il presidente del Consiglio comunale di Milano, Manfredi Palmeri, aveva annunciato che la presidenza del Consiglio comunale avrebbe conferito l’incarico a tre esperti esterni per un approfondimento tecnico-economico degli strumenti finanziari derivati utilizzati dal Comune dal 2005 a oggi. Secondo l’esposto del Pd, la Corte dei conti stima in 250 milioni di euro le perdite per il capoluogo lombardo, dopo un guadagno nell’immediato di 106 milioni.
Da quanto si è appreso, le persone indagate, di cui non è stato precisato il numero, sono tutti manager e funzionari degli istituti di credito perquisiti dalle Fiamme gialle. I contratti derivati al centro dell’inchiesta sono stati stipulati tra il giugno del 2005 e l’ottobre del 2007 a Londra. Le sedi italiane delle quattro banche-advisor che sono state indagate avrebbero agito, secondo l’accusa, come supporto logistico e quindi per gli inquirenti era presumibile poter ritrovare tracce delle operazioni su swap-derivati. Dall’esame delle carte non risulta che il Comune sia stato assistito da professionisti esterni ma che invece le operazioni siano state portate avanti da funzionari del Comune. Operazioni che secondo l’inchiesta sono avvenute, fra l’altro, molto velocemente.
Mancanza di consulenti esterni e velocità nelle procedure sono considerati dalla procura come elementi di “criticità” nella gestione della vicenda. Inoltre per gli inquirenti le perdite registrate nelle casse del Comune per la stipula dei derivati non interessano penalmente perché si tratterebbe di un dato che riguarda le congiunture di mercato. L’inchiesta del pm Alfredo Robledo è stata avviata lo scorso autunno. I contratti derivati erano stati costruiti dalle 4 banche che hanno fatto da advisor su un prestito obbligazionario emesso dal Comune da 1 miliardo e 682 milioni. L’operazione prevedeva la trasformazione del tasso fisso dovuto da Palazzo Marino di circa 4 per cento in un tasso variabile, rivelatosi più oneroso. I derivati, tra il giugno del 2005 e l’ottobre 2007, sono stati rinegoziati 6/7 volte. Gli indagati, da quanto è trapelato, sarebbero una decina.
- Giovedì 26 Giugno 2008
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Commenti
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Il 26 Giugno 2008 alle 19:02 Corrado Buccieri ha scritto:
Finalmente una buona notizia.
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