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Liti, botte e accoltellamenti. In Sardegna in una guerra tra due gruppi di nomadi rischia la vita il sindaco. Nel comune di Terralba, in provincia di Oristano, una comunità di serbi non vuole abbandonare le baracche per trasferirsi nel campo di sosta allestito per i rom e minaccia di morte il primo cittadino, Gian Pietro Pili. Il rifiuto nasce dal profondo odio tra le due comunità quella serba e quella rom che da anni si stanno facendo la guerra senza riuscire a trovare un punto di incontro e di convivenza. “I serbi sono troppo violenti e non li vogliamo con noi” denunciano i rom. Altrettanto dicono di loro i serbi montenegrini che cinque anni fa si sono accampati nella campagne di Terralba. In passato di tentativi di convivenza tra le due etnie ce ne sono stati molti ma tutti sono finiti tra litigi, accoltellamenti e chiamate ai numeri d’emergenza 112, 113 e 118. Per i loro comportamenti sono ‘fioccate’ anche decine di denuncie ed esposti di cittadini esasperati, alla Procura della Repubblica. In realtà le ostilità nascerebbero dalle accuse reciproche di ‘rubarsi’ il lavoro. I serbi sono circa ottanta e hanno costruito un vero e proprio paese abusivo fatto di baracche, costruzioni realizzate in muratura e roulotte, sulla strada che collega il comune di Terralba con quello confinante di San Niccolò D’Arcidano che, invece, ospita il campo di zingari di etnia rom, più grande della Sardegna. Lì, tra la penisola del Sinis e la Costa Verde, vivono centinaia di nomadi originari della Romania che ogni giorno si spostano in tutta l’isola: da Cagliari a Sassari, da Olbia o Oristano. Ma poi tornano nuovamente a San Niccolò.
La violenza e l’aggressività di questo gruppo serbo non si è manifestata solo con i rom che non si sono limitati a subire, ma anche nei confronti dei residenti tanto da spingere il primo cittadino ad emanare un’ordinanza di sgombero, divenuta sentenza del Tribunale di Oristano, operativa il prossimo primo luglio. Le costruzioni abusive verranno rase al suolo e smantellate definitivamente: Una decisione necessaria, secondo il sindaco, dopo i numerosi atti di violenza nei confronti dei cittadini del comune sardo. “La campagna confinante con il campo serbo è stata distrutta- spiega il sindaco Gian Pietro Pili- sono stati rovinati e resi improduttivi interi vigneti, orti e coltivazioni”. “I contadini di Terralba hanno dovuto abbandonare le campagne” continua Pili “costretti a trasferire le coltivazioni in altri appezzamenti di terreno”. Non si tratta di razzismo, tiene a precisare il primo cittadino sardo. “Non vogliamo mandarli via ma solo riuscire a ridurre i danni ai cittadini italiani” continua Pili “e l’unica soluzione è quella di riunire le due comunità nell’area di sosta creata appositamente nell’isola per i nomadi”.
Ma i serbi, nel campo di San Niccolò, proprio non ci vogliono andare. Sabato 21 giugno, quando il comandante della polizia municipale di Terralba, Stefano Dessanai, gli ha notificato lo sgombero sono arrivati assieme ai prevedibili insulti, anche le minacce di morte a Gian Pietro Pili. “Gli metto fuoco al sindaco” grida il capo della comunità serba “basta comprare una tanica di benzina e poi gli butto in gola anche il veleno”. Ma quando il pubblico ufficiale si è presentato nella baraccopoli si è trovato nel mezzo di una rivolta a cui hanno preso parte anche i bambini. Tra i serbi della comunità di Terralba ce ne sono molti con precedenti penali. E mentre infuriano le polemiche sulle impronte digitali anche per i minorenni rom, lo stesso prefetto di Oristano, Gian Battista Tuveri ha chiesto immediatamente al sindaco se voleva la scorta per se e la sua famiglia. Gian Pietro Pili, sposato con tre figli, ha rifiutato ma non nega di aver timore. “Ammetto di avere un po’ di paura, ma solamente dopo l’abbattimento del campo valuterò se accettare o meno la protezione che mi è stata offerta dal prefetto Tuveri” conclude Pili.
Intanto un rom ricercato in Lombardia è stato trovato e arrestato dai carabinieri in un’azione a sorpresa in un campo in provincia di Trento: viveva assieme ad un’altra quindicina di nomadi che i militari hanno identificato e scortato fuori dal paese, tra Riva del Garda e Arco. A Mestre, invece, continua la protesta dei residenti contro la costruzione del campo per nomadi sinti. Proprio durante la manifestazione, un pensionato di 77anni si è sentito male forse per un colpo di calore, ed è morto mentre veniva trasportato in ospedale. “E’ la prima vittima di una legittima protesta” dichiara Alberto Mazzonetto, capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale “e mi domando se bisognava arrivare a tanto”. Il progetto prevede un investimento pubblico di 2,8 milioni di euro per la realizzazione di case in muratura con annessa area per la roulotte destinate agli appartenenti alla comunità sinti da decenni residenti a Venezia.
- Sabato 28 Giugno 2008
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Il 29 Giugno 2008 alle 9:43 nhico ha scritto:
… “La campagna confinante con il campo serbo è stata distrutta- spiega il sindaco Gian Pietro Pili- sono stati rovinati e resi improduttivi interi vigneti, orti e coltivazioni”. “I contadini di Terralba hanno dovuto abbandonare le campagne” continua Pili “costretti a trasferire le coltivazioni in altri appezzamenti di terreno”. Ma mentre tutto questo succedeva, e le mille denunce si ammucchiavano sulle scrivanie della procura, l’obbligatorietà dell’azione penale tanto cara ai magistrati dove si era imboscata? Non sono loro, i giudici, che dovrebbero per legge e dovere di ufficio salvaguardare dalle aggressioni le popolazioni inermi? Ivi compresi i cittadini italiani. Cadono le braccia. Anche perché quello non è un episodio isolato. E dare calci in culo all’italiano, in casa nostra, ormai è diventato uno sport molto praticato da quella gente che con forza avremmo dovuto molto tempo fa accompagnare alle frontiere. Ma si sa, l’appetito vien mangiando. E non paghi di distribuire qualche coltellata qua e là, mentre ci derubano e distruggono le nostre proprietà quando non vi allungano sopra le mani, ora direttamente minacciano le istituzioni. Il sindaco ha paura, ma non ha voluto accettare la sconta. Ma la gente che l’ha minacciato che fine ha fatto? Perché quel sindaco potrà trovare la sua perduta tranquillità solo quando quegli energumeni verranno messi in galere e resi innocui. Una piccola amara riflessione in conclusione, dove sono i cortei di solidarietà che certamente come funghi sarebbero spuntati dai quattro punti cardinale se fosse successo il contrario?
Il 3 Luglio 2008 alle 21:56 gatoobrero ha scritto:
Il 1 di luglio la Giunta regionale approva lo stanziamento di 500mila euro per interventi di inclusione sociale in base alla legge 9 del 9 marzo 88 , nota legge Tiziana, a favore dei rom ospitati in campi comunali, aggiungendo tale somma al mezzo milione di euro che il Consiglio regionale ha inserito nella Finanziaria 2008, finalizzato al risanamento dei campi sosta presenti nella regione, mentre Giampietro Pili, sindaco del comune di Terralba, e, consigliere provinciale eletto nelle file dell’UDS, è riuscito finalmente a far sgombrare e distruggere un paio di baracchine di cittadini Rom, situate in un terreno privato, di proprietà degli stessi, in agro del comune di Terralba.
Dopo una battaglia giornalistica durata certamente più di un anno, il caso è diventato oramai di diffusione nazionale. La scorsa settimana, a tutta pagina, le testate locali e non, pubblicavano interviste al sindaco “minacciato di morte” dai Rom.
L’escalation si è avuta in questi giorni quando, oltre a leggere le più svariate notizie sulla pericolosità degli zingari residenti a Terralba, si è assistito attoniti a dichiarazioni e articoli che solo in un clima di razzismo plateale, come quello che vige ora in Italia, si poteva verificare.
Alle 6 famiglie Rom, oltre che allo sporcare, all’inquinare, al rendere incoltivabili i terreni prospicienti il campo, sarebbe sicuramente imputabile un grave problema di pubblica sicurezza che imperverserebbe su Terralba.
A noi pare assurdo che un primo cittadino possa fare simili affermazioni, come altrettanto troviamo irreale sapere che il signor Pili non si sia minimamente interessato a risolvere il caso in altri modi, un simile trattamento discriminatorio ci ricorda bandi medievali contro i rom.
Se è vero come pare che i cittadini Rom vivessero in situazioni igienico sanitarie al limite, e sia stato ottemperato il decreto di sgombero, ci pare assurdo che il primo cittadino non si sia massimamente operato per dare ai rom una differente soluzione abitativa, come per altro prevedono le leggi vigenti.
E’ chiaro che il signor Pili poco ha fatto, anzi oseremo dire non ha fatto niente altro se non fomentare ed incitare al razzismo, allarmando la popolazione di Terralba e di tutta la provincia.
A pochi chilometri da Terralba, in comune di S.N.Arcidano sorge un altro campo rom, uno dei primi campi sosta sardi, li da sempre le politiche comunali di amministrazioni di centrosinistra e centrodestra hanno dimostrato lungimiranza e volontà di inclusione, infatti il campo rom è operativo e funzionante, anzi annualmente il comune ottiene fondi utilizzabili per creare ulteriori infrastrutture ma soprattutto riesce a portare avanti progetti di inclusione sociale. La comunità Arcidanese deve alla presenza di numerosi minori rom il permanere in loco della scuola materna statale e scuole elementari.
Ci pare impossibile che il signor Pili ed il suo staff non sappiano dell’esistenza della legge Tiziana e degli altri finanziamenti pubblici che risolvono in modo dignitoso una problematica quasi inesistente, dato l’esiguo numero di cittadini rom ( 60 su una popolazione residente di 10mila cittadini italiani), in questa azione di ignoranza amministrativa notiamo una ferma volontà politica: reprimere il diverso.
Infatti noi che quotidianamente leggiamo la stampa non dimentichiamo l’immediata richiesta di Pili al governo nazionale al varo dei nuovissimi decreti sicurezza.
Riteniamo che le politiche agite da Pili siano errate e di chiara matrice xenofoba, infatti invece di portare sconquasso tra la cittadinanza , un buon amministratore dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe essere attento alle possibilità di finanziamento che da l’amministrazione regionale. Un’amministrazione comunale ora come ora ha sempre necessità di fondi, soprattutto per le politiche sociali e, a nostro vedere, nessuna occasione migliore poteva essere quella sfruttare i finanziamenti previsti per tutti quei comuni che ospitano i rom. Perché con i fondi previsti per legge oltre che dare una sistemazione dignitosa ai cittadini rom si possono impiantare progetti di inclusione finalizzati alla risoluzione di problematiche conflittuali che potrebbero sorgere ma soprattutto educare al reciproco rispetto delle diversità di tutti i cittadini.
Certamente se il sindaco di Terralba è per noi colpevole di un gravissimo atto di discriminazione, non meno lo è il sindaco di Marrubiu, anch’egli sicuramente poco ospitale e con una scarsissima conoscenza delle norme di tutela dell’etnia Rom.
Si parla di stabili Ersat concessi, dopo una mediazione tra gli assessori regionali competenti ed in particolare con l’interesse dell’ assessore alla Sanità, ma il sindaco non vuole ospitare i Rom perché pare non vi siano disponibilità abitative neanche per i cittadini di Marrubiu, anche qui non si tiene conto delle leggi vigenti ma soprattutto si getta per aria la possibilità di finanziamenti regionali che potrebbero in ogni modo essere utili ad un paese come Marrubiu dove sicuramente l’inclusione sociale non è delle migliori, tanti altri sindaci interpellati hanno “ovviamente” respinto i Rom, in solidarietà con il sindaco di lavoro.
Diversamente accorso ed attento alle tematiche ci è sembrato il Prefetto, dottor Tuveri, che in ogni modo ha lavorato per cercare soluzioni.
E’ per noi grave sia l’atteggiamento e le dichiarazioni di Pili ma soprattutto il suo agire, incurante della presenza di anziani e minori, incitante l’odio razziale e la discriminazione, ricco di teorie confuse su fantomatici odio etnici e guerre tra bande di rom.
Non riusciamo a capire perché il sindaco abbia avuto questo interesse a creare un caso nazionale mentre la Sardegna si è sempre distinta per la grande civiltà nel promulgare leggi a favore dei cittadini migranti e soprattutto delle minoranze Rom.
Ebbene finalmente si è scatenato il caso Terralba, tutti i giornali ne parlano, i Rom di Terralba assurgono ad essere i più temibili d’Italia, i piu delinquenti, si leggeva di risse fra serbi e rom, quali serbi e quali rom chiediamo noi, non ci sembra proprio di conoscere cittadini serbi, probabilmente qualcuno che poco conosce le differenze culturali delle etnie rom addita come serbi tutti i rom di religione ortodossa.
Non riusciamo a capacitarci delle motivazioni che hanno spinto il sindaco Pili a creare questo caso, non riusciamo a capacitarci perché poco si sia fatto per integrare questi cittadini.
Si è parlato dell’alto grado di rom con precedenti penali che avessero scelto come dimora Terralba, si parla di tante problemi inesistenti.
Non possiamo però rimanere a guardare, non possiamo continuare a vedere simili atti, uno dei più grandi sgomberi della Sardegna, ma soprattutto non può rimanere impunito un sindaco che allontana del proprio comune minori che comunque fino al compimento del diciottesimo anno di età hanno i medesimi diritti dei minori italiani, incurante di ogni possibile disagio ulteriore di questi giovani cittadini.
Per questi e tanti altri motivi, il nostro partito, alcune associazioni, intendono far intervenire direttamente la Comunità Europea, ma anche e soprattutto denunciare la grave violazione compiuta dal sindaco di Terralba alla Corte di Strasburgo, affinché ad ogni cittadino sia riconosciuta pari dignità ma soprattutto affinché nessun Sindaco abbia l’onere ed il diritto di intraprender e battaglie etniche e xenofobe.
Eleonora Casula
PRC SE della Sardegna
Segreteria regionale
Area Diritti ed immigrazione
Alessandro Vinci
Consigliere provinciale PRC SE Oristano
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