Auto di lusso: frode da un milione di euro ai danni dell’Erario

Mercedes McLaren Roadster
La frode viaggiava su auto di lusso. In poco più di diciotto mesi una società friulana e nove concessionarie di automobili del nord Italia, sono riuscite ad evadere l’Iva per un milione di euro comprando e rivendendo i modelli più costosi di Mercedes, Audi e Bmw.
La frode milionaria ai danni dell’Erario, scoperta dalla Guardia di Finanza di Udine, era stata organizzata da un gruppo dodici persone di cui nove titolari di autosaloni di Treviso, Brescia, Bergamo, Verona, Venezia e Vicenza e dai rappresentanti di una società cartiera. Gli accertamenti bancari, le perquisizioni e gli esami effettuati dagli investigatori in Italia e in Germania, hanno portato alla luce il giro d’affari dell’organizzazione di quasi cinque milioni di euro. Gli imprenditori residenti in Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia acquistavano direttamente le auto e i suv in territorio tedesco, dalle case produttrici le quali fatturavano le vetture alla società di Udine. Il compito dell’azienda friulana che si è rivelata essere una società fantasma, era proprio quella di interporsi tra i fornitori esteri e i reali destinatari, per evitare a quest’ultimi di versare l’Iva allo Stato. Ricostruire il complesso sistema di frode per la Finanza non è stato semplice perché una parte delle fatture e della documentazione contabile, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti della società cartiera, era andata distrutta in un incendio avvenuto alcuni mesi fa. Ma a ‘tradire’ l’organizzazione sono stati i movimenti bancari; Le fiamme gialle, hanno individuato un conto corrente presso una banca del centro città di Udine dove la società fantasma faceva transitare i soldi della compravendita delle vetture. “All’azienda era permesso di operare con modalità al di fuori di ogni logica commerciale e finanziaria e spesso per posta elettronica- spiega il colonnello Guido Zelano, comandante provinciale Guardia di Finanza di Udine- e anche gli estratti conto invece di essere recapitati ai reali intestatari venivano consegnati a soggetti diversi”. Infatti, nei confronti del direttore della filiale, il pm Claudia Danelon della Procura della Repubblica di Udine, ha contestato violazioni della normativa antiriciclaggio, per oltre due milioni di euro. Infine tra i compiti della società fantasma anche quello di falsificare le dichiarazioni sostitutive di atto notorio che attestavano il regolare pagamento dell’Iva per permettere l’immatricolazione delle auto di lusso.
Agli indagati, sono stati contestati reati di emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, falso documentale, occultamento e distruzione di documenti contabili. Inoltre la Finanza ha già iniziato gli accertamenti per recuperare l’imposta evasa alle aziende indagate.

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