“Non sono contrario al censimento degli occupanti dei campi nomadi nè alla schedatura delle impronte digitali di alcuni di loro per eventuali esigenze di polizia. Ma se la proposta di prendere le impronte dei minorenni solo per il fatto che sono di etnia rom dovesse diventare legge, sarò il primo a farmi prendere le impronte”. Opposizione netta, da parte di don Virginio Colmegna, all’idea del ministro Maroni di schedare le impronte digitali dei bambini nomadi.
La voce è quella di un uomo che a Milano, con la sua Casa della carità, è il simbolo dell’accoglienza. Di un operatore che vive quotidianamente la cosiddetta “emergenza rom” dalla parte dei diretti interessati. Di un sacerdote che non vuole sentir parlare di pietismo e assistenzialismo, ma che sa cosa significa condivisione di esperienze, su uno stesso piano di dignità, tra chi chiede aiuto e chi lo dà. La sua filosofia è un metodo di lavoro, che don Colmegna ha di recente raccontato in un libro dal titolo Ho avuto fame (Sperlig & Kupfer).
Don Colmegna, quando descrive l’incontro con una persona che cerca aiuto, usa spesso la parola “provocare”. Cosa significa?
L’incontro col dolore ci costringe sempre a farci delle domande. Le storie drammatiche di persone che arrivano da lontano e bussano alla nostra porta ci provocano e ci inquientano nella nostra dimensione di benessere. Ci ricordano che siamo in debito, che abbiamo qualcosa da restituire e ci richiamano a una certa responsabilità e sobrietà.
Da qui nasce la sua idea di carità e di ospitalità.
Che per me non sono mai una forma di assistenzialismo. La Casa della carità infatti non è un dormitorio, è, appunto, una “casa”, in cui io stesso abito. E dove tutto passa attraverso una condivisione e una relazione tra operatori e “ospiti”.
Lei lavora con una squadra di operatori e volontari. Quale crede sia l’eredità che lascia a chi la affianca?
Il mio modo di lavorare, che è anche una filosofia. Che mi piace pensare nasca dalla gioia di vivere e si arricchisca di esperienze e relazioni. Noi incontriamo la sofferenza ogni giorno, ma qui tutto diventa risorsa: è questo che vorrei trasmettere.
Il volontario è un egoista che fa del bene per sentirsi meglio con se stesso?
È un egoista nel senso che cura prima di tutto se stesso. Chi fa del bene è alla ricerca della felicità e lo fa attraverso la relazione con gli altri. La spinta che lo muove è un’energia positiva, non certo l’intento di autopunirsi o sacrificarsi.
Cosa viene dopo la Casa della Carità?
La strada che abbiamo davanti è così lunga… All’inizio della nostra avventura non credevo che ci saremmo occupati di aree difficili come i campi rom o di salute mentale, come stiamo facendo. L’idea di ospitalità si estende sempre di più, toccando una dimensione di spiritualità. Una dimensione più alta, contemplativa, che mi torna alla mente ogni volta che qualcuno mi chiede “chi te lo fa fare?”.
Partecipa al FORUM. LEGGI ANCHE: Ho avuto fame, il nuovo libro di don Virginio - Figli costretti a rubare: arrestati otto nomadi - Impronte ai rom, Maroni non retrocede
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Commenti
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Il 30 Giugno 2008 alle 16:15 nhico ha scritto:
Che siano i politici a sollevare il polverone è comprensibile: cercare di spuntare le armi dell’avversario è stata da sempre una valida strategia. Ma che sia una persona che sta in mezzo a loro a mestare aria fritta, con tutto il rispetto dovuto alla sua funzione e al suo modo di spendersi in favore di quell’umanità sofferente, significa aver prestato poca attenzione al problema. E non perché lo dice anche l’Alta Corte con sentenze ben motivate e piene di attenzione per quei minorenni schiavizzati anche dai parenti più stretti, ma perché sembra un modo elementare e sicuro di deterrenza all’avviamento (o allo stop) del crimine.
Il 30 Giugno 2008 alle 21:14 rocco_1966_ch ha scritto:
Non capisco tutte queste polemiche sollevate a riguardo. Quando ho fatto la mia visita militare ho dovuto lasciare anch’io come tanti altri milioni di giovani italiani le proprie impronte digitali, ma qui nessuno si é mai scandalizzato!? Forse perché forse i giovani italiani sono considerati meno dei rom!
Il 1 Luglio 2008 alle 17:41 mami ha scritto:
Sono d’accordo sulla legge, spero venga varata ed in fretta, è essenziale che vengano tutelati i minori, proprio perchè minori e succubi di violenza fisica e mentale da parte dei loro stessi genitori, devono in tutti i modi adeguarsi al sistema, frequentando la scuola e vivendo in maniera giusta, altrimenti li aiutiamo ad aumentare la delinquenza e il disagio della non integrazione. Don Colmegna,dovrebbe non far politica, sempre secondo me!!
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