In mezzo ai vari “Gina + Marco”, “Amiche 4ever”, “Forza viola” e simili epitaffi per l’umanità sulle pareti di marmo del Duomo di Firenze, passavano quasi inosservati alcuni ideogrammi giapponesi. Incomprensibili ai più, ma non per i connazionali degli autori, solitamente dotati di senso civico e il dito pronto a scattare sulle macchine fotografiche.
Così, in patria, è scattata la denuncia e la pubblica reprimenda per gli autori dei graffiti, che avevano avuto la sfrontatezza di firmarsi. Tre i casi in pochi giorni, con grande risalto sui due principali quotidiani giapponesi: Asahi e Yomiuri.
Dopo l’ammonimento rivolto a sei studentesse del Gifu City College e la successiva ammissione di colpevolezza da parte di tre ragazzi del Kyoto Sangyo University, a essere colto in flagrante è stato un insegnante trentenne: l’uomo è stato subito rimosso dalla carica di allenatore di baseball della squadra dell’istituto, ma potrebbe essere addirittura licenziato per “vandalismo”.
Nel primo caso, la scritta lasciata dalle cinque studentesse era stata notata da un turista, che l’aveva fotografata e inviata alla scuola chiedendo una scusa pubblica. Prontamente inviata alle autorità fiorentine, che non hanno sporto denuncia. D’altra parte la città è piena di scritte, segno della noia di una scolaresca in gita, di amanti infervorati o di un turista colpito dall’irrefrenabile desiderio di lasciare un segno del proprio passaggio sotto la cupola del Brunelleschi o il campanile di Giotto.
Ma attenzione, cari vandali, perché di fronte a un monumento c’è sempre un giapponese con una digitale al collo…
- Lunedì 30 Giugno 2008
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