- Tags: dialogo, giustizia, governo, Idv, intercettazioni, magistratura, Pd, pdl, processo, Silvio Berlusconi, toghe, Udc, Walter Veltroni
- 3 commenti
Sepolto sotto la frana delle norme urgenti sulla giustizia volute da Silvio Berlusconi, e delle intercettazioni telefoniche spuntate ad hoc contro il premier (ed altre sono in attesa di pubblicazione), il dialogo tra governo e opposizione, il rapporto nuovo tra Pdl e Pd per quella che doveva essere una legislatura costituente, in questo momento è in coma. Eppure non è ancora morto. Vediamo qual è la situazione.
Innanzi tutto i fatti. All’inizio della legislatura nessuno, probabilmente neppure nello stesso Partito democratico, avrebbe immaginato che i problemi giudiziari e telefonici del Cavaliere sarebbero tornati prepotentemente al centro della ribalta. L’unico che ci aveva scommesso è stato Antonio Di Pietro, forse più informato di altri. Il processo Mills e le raccomandazioni di attrici e attricette hanno prodotto specularmente l’emendamento taglia-processi e il lodo Maccanico-Schifani-Alfano. Oggi siamo al punto che ciò che resta del dialogo è un eventuale, difficilissimo scambio tra emendamento e lodo. Pare sia un’ipotesi non sgradita al Quirinale; nel governo ci punta il ministro della Giustizia Angelino Alfano tra la diffidenza di palazzo Chigi.
Ma non è stato solo il ritorno alla via giudiziaria della politica a far smarrire il filo del dialogo. Basta dare un’occhiata ai sondaggi. L’ultimo, dell’Ispo di Renato Mennheimer per il Corriere della Sera, segnala un crollo di consensi per i Democratici di Veltroni e un impennata per il Pdl di Berlusconi. I primi al 28%, circa cinque punti in meno rispetto alle elezioni. Il Pdl al 44,6, cioè 7,2 punti in più. Secondo l’Ispo, oggi il differenziale tra Pdl e Pd sarebbe di 16,6 punti, un margine che neppure la Dc dei tempi d’oro ha avuto. In questa situazione non c’è dialogo che tenga.
Anche perché è in crisi l’altro partito dialogante, l’Udc, mentre la linea dura di Di Pietro viene, a quanto pare, premiata: un balzo di tre punti, al 7,4%. Ma attenzione: oggi l’ex pm ha deciso di rappresentare in Parlamento (più o meno credibilmente, magari) anche le parole d’ordine della sinistra massimalista esclusa dalle Camere. E sommando la fiducia per l’Italia dei Valori a quella per la Sinistra Arcobaleno arriviamo intorno al 10%, il bacino storico delle minoranze protestatarie.
Questa situazione - l’escalation giudiziaria e il successo di Di Pietro che l’ha cavalcata - ha completamente spiazzato Veltroni. Il quale non è stato in grado di opporvi nessun’altra linea se non quella, negli ultimi giorni, di mettersi a inseguire le intemperanze dipietriste.
La riprova? Oggi un messaggio non trascendentale di Berlusconi alla Federazione tabaccai (”Farò ogni sforzo perché l’interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti”) ha ricevuto una risposta sproporzionata da Veltroni (”Berlusconi ha assestato un colpo mortale al confronto”), ma soprattutto da un esponente di punta dell’ala dalemiana del Pd come Pier Luigi Bersani: “Io che cosa significa dialogo non l’ho mai capito. A noi tocca fare un’opposizione seria e netta”.
Se si aggiunge che a proporsi come paciere è addirittura Umberto Bossi, preoccupato che ci vada di mezzo la riforma che più sta a cuore alla Lega, il federalismo, si capisce quale sia lo stato dei rapporti tra Berlusconi e opposizione. Dialogo ormai morto, dunque, come certificano le parole di Veltroni: “Berlusconi prende in giro gli italiani; ora basta, il dialogo è finito”? In realtà una rottura può soddisfare alcune necessità immediate; ma alla lunga non conviene a nessuno dei contendenti.
Dal punto di vista di Berlusconi, è comprensibile che non si fidi dei suoi interlocutori, né nell’opposizione né al Quirinale, su argomenti come la magistratura e le intercettazioni telefoniche. Difficile giocare di fioretto quando c’è chi usa la mannaia. Quanto a Veltroni pensa, alzando i toni, di recuperare un po’ di consensi lasciati a Di Pietro, e soprattutto di rafforzarsi nel Pd, dove si prepara una dura resa dei conti.
Ma se un giorno si uscirà da questa emergenza i fili del dialogo dovranno essere riannodati. La situazione economica, disastrosa in tutto il mondo, non permette un clima di scontro sociale. E soprattutto per due rirome si è messo in moto il conto alla rovescia: quella sul federalismo, appunto; e quella elettorale. Non dimentichiamo che tra meno di un anno si riproporrà il referendum, dunque Pdl e Pd dovranno studiare una soluzione, possibilmente condivisa, che salvi il bipartitismo ed eviti la consultazione.
In realtà il terreno al quale il dialogo sarebbe più utile è proprio la giustizia. Peccato che sia diventato anche il campo di battaglia, come da 14 anni a questa parte.
Il VIDEO servizio:
- Lunedì 30 Giugno 2008
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 30 Giugno 2008 alle 19:14 ilpollo ha scritto:
Mi sembra un po’ ingenuo quello che dice. Non si capisce a cosa serva dialogare con sordi o con furbi come Bersani. Poi, in democrazia serve quasi sempre la maggioranza semplice mica l’unanimità. Lei parla di rottura ma cosa vuol dire? Di cosa e per cosa? Sembra normale che ci siano due componenti con idee differenti e che una di queste sia maggioritaria. E’ la banale regola della democrazia che insegna che le riforme si fanno con l’approvazione della maggioranza. Non si curi di chi la democrazia non rispetta e cerca con sgambetti giudiziari di imporre voleri minoritari, ma guardi e passi.
Il 1 Luglio 2008 alle 7:32 ppx ha scritto:
il povero veltroni pur di non perdere il posto sostiene di pietro e sminuisce il suo partito, di pietro con dichiarazioni eclatanti cerca di portare a se consensi ma è una meteora che in breve svanirà o rientrerà sotto il 3%, intanto Berlusconi va dritto per la sua strada, giustamente perchè gli italiano lo hanno votato a grande maggioranza.
Il 1 Luglio 2008 alle 14:58 L’invito-sfida di Di Pietro a Veltroni: “Basta indugi, vieni in piazza” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Non contento di farsi inseguire sulla strada dell’opposizione dura e pura, ora Antonio Di Pietro chiama Walter Veltroni in piazza: l’8 luglio per la manifestazione di piazza Navona. Lo fa pubblicamente, con un intervento su L’Unità. Da dove, l’ex pm scrive una lettera aperta al segretario del Pd. Più che un invito quello di Di Pietro è una sfida. Come se dicesse ai democratici: e ora vediamo fino a che livello spingerete la vostra opposizione. Sfida però non raccolta da Veltroni che non vuole portare il Pd sulle posizioni estreme sposate dall’Idv: “Non partecipiamo a manifestazioni che non abbiamo contribuito a promuovere e i cui contenuti non condividiamo. Non ci invitiamo a quelle degli altri. Se partecipiamo, visto che siamo un partito di una certa dimensione, discutiamo della piattaforma. Non manifestiamo a gratis” ha detto l’ex sindaco, specificando, a proposito dei toni usati “da Di Pietro nella sua opposizione” che “sono un regalo coi fiocchi a Berlusconi” e che “aiutano la destra”. E comunque: “Carissimo Walter, è un momento cruciale per il nostro Paese, sono a rischio la democrazia e il futuro economico e sociale degli italiani”, scrive il leader Idv. Che insiste: “Tutta l’opposizione deve essere unita e bloccare la deriva di chi abusa del proprio ruolo al fine di tutelare solo gli interessi personali” e che “è il momento di chiamare a raccolta i cittadini, di scendere in piazza, perchè domani sarà sempre troppo tardi”. Agire senza indugiare, è lo slogan dell’ex pm. “Questo non è il momento” manda a dire Di Pietro a Veltroni “di soffermarsi a riflettere, nè di rimandare a tempi che verranno”. Appuntamento all’8 luglio quando l’Idv sarà in piazza. Quel giorno, scrive l’ex pm, anche al Pd dovrà di esserci: “La difesa della libertà e della democrazia non ha colore, nè bandiere, ha solo la forza delle idee e il coraggio di non tirarsi indietro. Il Paese ha bisogno di un’opposizione unita, coesa e senza nessuno che rivendichi una sterile primogenitura”. Ed è proprio questo diverso modo di intendere l’opposizione che agita i rapporti tra l’Idv e il Pd. Con il partito di Veltroni che non ci sta a farsi dettare da Di Pietro l’agenda e i modi di fare opposizione a Berlusconi. “Anche per questo l’Italia dei valori sarà con il Pd in piazza in autunno, per denunciare l’emergenza sociale, democratica ed economica, affiancandolo in quella azione di protesta e di proposta al Paese. Il progetto del Pd” conclude Di Pietro “di un’alternativa forte e credibile a un governo che sta portando l’Italia al collasso ha avuto già la nostra adesione”. Ma dal Pd le reazioni sono caute. Lunedì appunto, Walter Veltroni ha chiuso la porta all’alleato Di Pietro, e, pur lasciando libertà di coscienza ai singoli parlamentari, ha detto no anche a chi si è rimesso a suonare le sirene dei girotondi. “Non dateci la sensazione di essere un circolo ufficiali” alza i toni Furio Colombo, prendendo la parola nell’assemblea di Montecitorio “dove voi decidete le cose e le truppe stanno a guardare. Questa di Berlusconi è una brutta Italia”. Veltroni condivide la preoccupazione di Colombo, parla di un paese con “uno stato d’animo stanco ed impaurito che non si era visto neanche negli anni del terrorismo” ma non ci sta ad inseguire né l’opposizione “urlata” di Di Pietro né il presidente del consiglio concentrato “a difendere i propri interessi”. La preoccupazione vera del segretario, ora, sono le tensioni interne. E mettere, tra le mille anime, anche quella movimentista non porta ad altro che al logoramento del partito. E del leader. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.