- Tags: Europa, Italia, Kissinger, Napolitano, Usa
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“L’Italia ce la farà” l’iniezione di ottimismo arriva da un ottantatreenne fresco di compleanno, il presidente Giorgio Napolitano: “A condizione che abbia la fiducia per affrontare i sacrifici necessari a costruire il futuro” .”l’Italia ce l’ha sempre fatta, la vera domanda è se noi altri ce la faremo” gli risponde il suo interlocutore, Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano (dal ‘73 al ‘77). L’incontro tra i due avviene a Palazzo Madama, in un dibattito promosso dall’Aspen Institute Italia. I due si conoscono da tempo, da quando Napolitano era uno dei più filoamericani tra i dirigenti del vecchio Pci. Oggi che è presidente della Repubblica, risponde a un’antica battuta di Kissinger (”Chi devo chiamare quando voglio parlare con l’Europa?”): “Spero che non sia troppo lontano il momento in cui per parlare con l’Europa il presidente degli Stati Uniti potrà chiamare un singolo numero di telefono e trovare all’altro capo chi sappia e possa rispondergli rappresentando e impegnando l’Unione Europea nel suo insieme”. Nel confronto con l’ex segretario di Stato statunitense,
Giorgio Napolitano ha affermato che l’Unione Europea deve farsi carico più apertamente anche dei problemi di una politica comune nel campo della sicurezza e della difesa. I ritardi dell’Unione, secondo il presidente è “la cacofonia, la varietà di posizioni e la difficoltà di approvare regole comuni, come si è visto con la Costituzione e col Trattato di Lisbona”. Un invito alla diplomazia e alla ricerca di accordi che Napolitano estende anche al quadro politico italiano: “Non dobbianmo farci paralizzare dai contrasti ideologici, non dobbiamo farci bloccare da una sorta di hyperpartisanship, un eccesso di spirito di parte, che è una camicia di forza”. Un capo di vestiario poco adatto alla politica.
- Martedì 1 Luglio 2008
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Commenti
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Il 1 Luglio 2008 alle 20:49 vincenzo.m. ha scritto:
LA LUNGA VISTA DELLA SAGGEZZA.
Il dott. Giorgio sig. Napolitano, illustrissimo ed eccellentissimo Presidente, regala agli italiani la certezza che più passa il tempo più la vista si allunga. Egli riesce a catturare, ciò che umanamente per noi comuni mortali è negato, il futuro : un futuro per noi difficile ed offuscato ma che per colui che ci rappresenta appare invero solare. Qualche sacrificio, è vero, qualche sacrificio per noi, sacrificio condito da qualche patto che sindacati, aziende ed istituzioni sigleranno per nostro conto e tutto si sistemerà, tutto ammenochè gli italiano non faranno abbastanza sacrifici. Caso quest’ultimo che disegna le competenze e le responsabilità vere.
Evviva la gioventù che ha la vista corta a causa della incoscienza che le compete; evviva la vecchiaia che sostiene il futuro con la lunga vista della “saggezza”.
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