Gare d’appalto truccate: sei arresti per un’inchiesta romana

Guardia di Finanza
Arredavano gli uffici militari ristrutturati recentemente nel cuore della Capitale truccando le gare d’appalto. Così sono finiti agli arresti domiciliari, con l’accusa di concorso in corruzione, falso e truffa aggravata ai danni dello Stato, tre dipendenti pubblici e altrettanti imprenditori. Con la complicità dei funzionari statali, gli imprenditori tutti di origini campane, erano riusciti ad aggiudicarsi le forniture di arredamento delle caserme dell’Arma dei Carabinieri nel centro di Roma, per un valore di oltre 10 milioni di euro. In cambio di soldi e mobili, gli imprenditori, riuscivano a farsi falsificare esami di laboratorio che attestavano la validità e la conformità dei loro prodotti, i preventivi di spesa e soprattutto l’elaborazione dei capitolati predisposti su misura per aggiudicarsi la fornitura pubblica. Il trucco è stato scoperto dal Gico della Guardia di Finanza di Campobasso mentre stava indagando sul riciclaggio di denaro sporco in un noto pastificio molisano.
Le indagini , iniziate nel 2004, si sono ramificate fino a raggiungere le città di Roma, Napoli, Caserta, Castel di Sangro, Campione d’Italia e a passare per competenza territoriale alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. I funzionari pubblici coinvolti sono Gennaro Fiorito, Maria Rosa Lepre residenti nel capoluogo campano e Gino Brinati originario di Roma. Mentre gli imprenditori sono Luciano Di Pilla residente a Isernia e Pasquale Sciulli di Gamberane in provincia di Chieti.
Tra gli arrestati anche l’imprenditore di origini salernitane, Angelo Mastrolia di 44 anni, conosciuto per essere uno dei maggiori produttori di pasta alimentare in Italia ma con affari anche nel settore dell’arredamento navale e alberghiero(con stabilimenti dislocati su tutto il territorio nazionale) e per essere l’amministratore di una holding con sede in Svizzera. Proprio da uno dei suoi stabilimenti, quello di Castel del Giudice ad Isernia, arrivavano anche i mobili e le suppellettili che venivano regalati ai funzionari pubblici o ai loro parenti. Infatti sempre dal Molise, erano partite le maggiori forniture per l’arredamento di un hotel nella città partenopea di proprietà del figlio e del nipote di uno dei tre funzionari. Nell’indagine chiamata “Mani in pasta”, coordinata dai pm Rossana Venditti e Patrizia Dongiacomo, è emerso che uno dei dipendenti statali, in cambio di un ingente quantitativo di denaro, attestava la validità dei prodotti realizzati dall’azienda molisana che in realtà erano scadenti e non conformi alle disposizioni di legge. Il noto imprenditore-finanziere ha recentemente acquistato un ulteriore stabilimento di proprietà della Nestlè con marchio Buitoni per la produzione di pasta.

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