Renato Brunetta: “Vorrei fare il fannullone, ma non ci riesco”

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Il suo idolo è un macellaio. Detta così sembra irriverente o stridente rispetto alla serietà del personaggio: ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, nonché professore di economia del lavoro, autore di decine di saggi. E invece Renato Brunetta, veneziano, 58 anni, adora Fabrizio Nonis, macellaio verace, prestato alla tv (In punta di coltello). Quando, casualmente, i due si incontrarono, Brunetta esplose: “Ma lei è il mio mito”, e l’altro: “No, lo è lei per me”.
Lo sa che è il ministro più popolare del nuovo governo?
Non posso più camminare per strada: la gente mi ferma, mi dice: “Abbiamo fiducia in lei”, “Vada avanti”. Quelli che lavorano sono tutti dalla mia parte. È un consenso bipartisan. Molti di loro sono pubblici dipendenti. Nelle prime settimane di governo ricevevo telefonate di colleghi, del seguente tenore: “Sei proprio sicuro?”, “non stai esagerando, non è pericoloso?”. Finite.
Perché le sue norme antifannulloni sono popolari. E un po’ populiste, sinceramente…
La gente non ne può più. È questo il clima culturale e io lo sto cogliendo.
Quando comincia a fare il fannullone lei? Parliamo delle sue vacanze.
Seconda settimana d’agosto. Dovrei cominciarle intorno a quella data, se tutto va bene.
Meta?
Ravello e Todi, dove ho casa. Non ho più voglia di girare. Per 9 anni ho fatto il pendolare fra Roma, Bruxelles, Venezia. Adoro stare a casa.
E ora si gode le sue case, sparse per l’Italia. Una anche a Venezia, un’altra a Roma. Da ragazzo vivevate in nove in 90 metri quadrati.
Ho tanti mutui. Le case sono anche il mio riscatto rispetto al passato. E mi danno sicurezza.
La giornata tipo di Brunetta in versione fannullone?
Mi sveglio comunque presto, proprio non ce la faccio a non far nulla. Alle 7 sono in piedi, lettura dei giornali la mattina, pomeriggio lavoro o studio.
E la chiama vacanza?
Non so nuotare, non so guidare, sciare, andare in barca. Non so fare niente. Nella mia giovinezza ho solo studiato e lavorato. È un po’ da libro Cuore, ma è così. La mia era una famiglia piccolo piccolo borghese, se non proletaria. «Chi non lavora non mangia» mi ripeteva mia madre. Da ragazzo ti arrabbi a vedere i tuoi amici che vanno in vacanza mentre tu vai a vendere gondolette con tuo padre, ambulante. Lui apriva il banchetto 2 ore prima degli altri, alle 6 di mattina, per beccare le coppiette di sposi meridionali in partenza, che facevano gli ultimi acquisti di souvenir. «Ho già fatto la giornata» mi diceva orgoglioso mentre i suoi colleghi arrivavano.
Si capisce di più la sua crociata antifannulloni.
Vede, la mia prima vacanza seria l’ho fatta a Todi, nell’83, avevo 33 anni. E mi ha salvato la vita, perché ero finito nel mirino delle Brigate rosse. È da allora che vivo sotto scorta.
Parliamo delle prossime vacanze. Se Silvio Berlusconi la invitasse in Sardegna, accetterebbe?
Non sono mai stato invitato dal presidente, ma se succedesse ci andrei ben volentieri.
E con il meno amato Giulio Tremonti passerebbe giorni insieme?
Va a Lorenzago di Cadore, nel mio Veneto. Se c’è bisogno di lavorare insieme, perché no?
E con un sindacalista andrebbe in vacanza?
Forse con Renata Polverini, primo perché è donna e dunque più piacevole, poi perché è da scoprire, la conosco poco. Con gli altri ho già dato, Epifani, Baroni, Bonanni. Sarebbe una noia mortale. Ho colleghi che lo fanno. Forse sono più perversi di me o masochisti.
Un politico da vacanza?
Fausto Bertinotti, sa prendersi in giro, è piacevole. Aspetto un suo invito.
Berlusconi, Bertinotti… Il terzo invito da chi lo vuole?
Da Andrea Pamparana, mi piacciono i suoi libri su santi e filosofi, è curioso, intelligente.
Non nuota, non dorme fino a tardi. Insomma cosa fa nelle tre settimane di stacco?
Mi piace mangiare bene, stare con gli amici, leggere. Unica concessione: il riposino. Sono fatto così, il primo giorno di vacanza me lo godo, il secondo mi sento già in colpa.
Letture?
Saggistica. Non amo i romanzi e purtroppo non mi piace la poesia. Vorrei, ma proprio non mi piace.
Ha mai pensato di scrivere qualcosa che non sia un trattato di economia?
L’ho in testa da molti anni, c’è già anche il titolo, Lista di Spagna. È un romanzo, non ci crederà. Ma non riesco a scriverlo.
Perché?
Lista di Spagna è il nome della strada dove avevamo la bancarella, dai miei 13 anni fino alla laurea sono stato lì quando non ero a scuola o a studiare. Quel vicolo è il luogo della mia formazione: 10 anni in cui sono successe cose dentro di me, e fuori. Ma sono ancora troppo emotivamente coinvolto per metterle sulla carta.
Lei ama stare ai fornelli, vero?
Ho imparato a cucinare da ragazzino, quando le giornate di studio erano lunghe. Così, ogni ora, mi alzavo dai libri per andare in cucina ad aiutare mia madre. Quei momenti sono il ricordo più dolce che ho di lei. Pulivo il pollo, preparavo un soffrittino, aggiungevo il brodo. Ho imparato i fondamentali.
I piatti forti dello chef antilavativi?
Pasta e fagioli, ragù, sugo. Bene arrosti e pesce. Benissimo il brodo e la pasta, fatta in casa da me medesimo. Amo i lessi da morire. Se arrivano 15 amici all’improvviso, svuoto il frigo e li metto a tavola in poco tempo. Sono debole sui dolci.
Ha un altro punto debole, se permette: la privacy. Non vuol far sapere chi è la sua fidanzata, donna chic, Titti di nome, arredatrice di professione. Dica dell’altro…
La privacy è per me un valore assoluto. Una dimensione invidiabile. Non saprà nulla.
Confessi almeno se si è offeso quando l’hanno definita “miniministro”.
Sono abituato alle battute, è 58 anni che me le fanno. Ho metabolizzato. Però stavolta ho provato pena per chi ha usato questo misero giochino, Eugenio Scalfari e Furio Colombo. Mi dispiace di avere avuto per loro tanta stima, sono stati due punti di riferimento. Se questa è la sinistra, noi governeremo per i prossimi 200 anni. Spero che la sinistra, quella vera di Walter Veltroni, sia un’altra cosa.
Perché si è dato un anno di tempo per cambiare le cose?
O si dà il colpo subito o non si fa più. Ci sarà un monitoraggio presso la clientela, che poi è il cittadino.
Finora non ha perso tempo: crociata antifannulloni, denuncia delle consulenze d’oro, trasparenza… I 3 milioni e 650 mila dipendenti pubblici faranno un’estate da thriller immaginandola sulla terrazza di Ravello a inventarsene una al giorno. Altro che vacanze.
La maggioranza dei lavoratori se ne infischia. Spero di non essere l’ossessione di nessuno. E comunque i dipendenti pubblici sono i primi a voler essere percepiti in un modo diverso. La colpa non è loro, ma del datore di lavoro, che è l’uomo politico: non si può essere dei manager del settore pubblico cercando il consenso anziché profitto ed efficienza.
Suona come un discorso anticasta, molto in voga anche questo…
Io sono un pezzo della casta. E comunque guadagno la metà di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori del libro.
Bastone e carota: punizioni a chi ruba lo stipendio, premi a chi lavora bene. L’ha chiamata “Rivoluzione”.
In questo paese pazzo i rivoluzionari sono dei riformisti. Ma le cose si possono cambiare. Pensi a Napoleone: quando lui entra in scena sembrava tutto perduto e invece quel piccoletto corso cambia la storia e il mondo.
Più di una volta amici e nemici hanno detto: «Brunetta si crede Napoleone». È il nostro Bonaparte? Vuole cambiare la pubblica amministrazione dopo decenni di clientelismo e immobilismo?
Non solo.
Cos’altro?
La storia di questo Paese.
Allora è davvero Napoleone…
L’Italia deve ritornare bella, felice, generosa, solidale, è un paese benedetto da Dio, maledetto dagli uomini.
Pensi a cosa sta succedendo a Napoli.
Io ce l’ho con la borghesia napoletana che non fa, non dice. Nulla è perduto. Bisogna darsi da fare.
Ottimista. E se alla fine la esiliassero, se Ravello diventasse la sua Sant’Elena?
Napoleone era in esilio, io sarei agli arresti domiciliari.

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Commenti

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Il 5 Luglio 2008 alle 19:32 vincenzo.m. ha scritto:

NESSUN ESILIO.
Pensare che il dott. Renato sig. Brunetta possa essere un giorno esiliato e comparato a Napoleone appare alquanto offensivo: infatti Napoleone era un “macellaio” mentre il citato dottore ancora non ha prodotto un risultato a tutti gli effetti pratico: Sì, denunce pressoché anonime, intendimenti, minacce ed altro, tutto però convergente verso quattro gatti operai o impiegati di livello elementare. Ancora il “machete” non si è visto sui veri responsabili ed a parere di una moltitudine mai si vedrà.
Se licenzi un poveraccio la gente si spaventa ma se licenzi per davvero un responsabile si ferma la macchina.
FINE DELL’ESILIO.

Il 17 Luglio 2008 alle 20:01 La guerra di Brunetta agli assenteisti: “Malati un giorno, visita fiscale” » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] L’aveva lui stesao chiamata rivoluzione, per i dipendenti pubblici. E ora se ne cominciano a vedere le forme. Quella di Renato Brunetta inizia dalla malattia. La visita del medico fiscale, secondo la nuova circolare firmata dal ministro della Pubblica amministrazione, “È sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno, salvo particolari impedimenti del servizio del personale”. Parte così la stretta sulle assenze dei dipendenti pubblici che prevede anche la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di assenza, per malattia o permessi. La circolare - che ha validità retroattiva perché si applica alle assenze “a decorrere” dal 26 giugno scorso - è stata indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni per fornire indicazioni sull’applicazione della nuova disciplina in materia di assenze dei pubblici dipendenti contenuta del decreto legge sulla manovra ed è stata inviata alla Corte dei conti per la registrazione. La visita fiscale, quindi, dovrà essere richiesta dalle amministrazioni “anche nel caso in cui l’assenza sia limitata ad un solo giorno” e il medico potrà bussare alla porta con meno limitazioni di orario. Si ampliano infatti le ore in cui potrà essere effettuata la visita: la norma, “innovando rispetto alle attuali previsioni negoziali” scrive Brunetta nella circolare “prevede un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli”. Ma, oltre ai controlli, la stretta sulle assenze andrà a toccare anche il portafoglio. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza, indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, ovviamente non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo” e ” ogni altro trattamento economico accessorio”. Ma non saranno toccati: il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l’anzianità e gli eventuali assegni ad personam. Queste tutte le norme previste dalla nuova circolare. - Se ci si ammala per un giorno. La visita fiscale sarà obbligatoria anche per un periodo così breve ma con un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli. - Se la malattia prosegue. Nell’ipotesi di un solo giorno di malattia successivo ad un precedente e distinto “evento” di un solo giorno, occorrerà presentare un certificato rilasciato da struttura sanitaria pubblica. - Cosa si prevede dopo 10 giorni. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Il periodo superiore a dieci giorni si realizza sia nel caso di attestazione mediante un unico certificato dell’intera assenza sia nell’ipotesi in cui in occasione dell’evento originario sia stata indicata una prognosi successivamente protratta mediante altro certificato, sempre che l’assenza sia continuativa (”malattia protratta”). - Il certificato. Le pubbliche amministrazioni non possono chiedere che sui certificati venga indicata la diagnosi, essendo sufficiente l’enunciazione della prognosi. - Il medico dev’essere convenzionato con il Ssn. Il certificato per essere valido non potrà essere rilasciato da un medico libero professionista non convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Non solo, ma l’evidenza del rapporto con il Servizio sanitario nazionale - dovrà risultare dal certificato. - Stipendio. Nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Vi sono però delle eccezioni, e riguardano i trattamenti più favorevoli eventualmente previsti per le assenze dovute ad infortuni sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day ospital o a terapie salvavita. [...]

Il 4 Agosto 2008 alle 12:00 Brunetta: assentesiti in picchiata. Con i risparmi premi agli statali più bravi » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Tutti con Renato Brunetta, il nostro ministro della Pubblica amministrazione. Al suo fianco molti “suoi” dipendenti; non solo l’opinione pubblica. Che ha preso molto sul serio e a cuore la rivoluzione nella e della burocrazia messa in piedi in questi mesi dal professore di economia. Per lui, parlano i numeri: nel mese di luglio, secondo il “giustiziere di corso Vittorio”, l’assenteismo è calato del 30 per cento, ha detto in un’intervista al Secolo XIX. Anche i più critici ammettono l’effetto Brunetta. La lotta agli sprechi arranca: Camera e Senato continuano ad elargirsi bilanci da favola. Le autonomie locali sono lì che si moltiplicano. Ma i 3,6 milioni di dipendenti pubblici tremano. Brunetta ha sottolineato come il trend dell’assenteismo sia in flessione seguendo una curva aritmetica: 10% a maggio, 20 a giugno e, come detto, più del 30% a luglio. Non solo. Il ministro ha anticipato che, grazie ai risparmi che saranno effettuati con la nuova legge sul pubblico impiego, “i migliori dipendenti statali saranno premiati”. Inoltre, aggiunge Brunetta, “dal primo gennaio arriverà la class action, quella per il settore privato e quella per il settore pubblico; con il ministro ligure Claudio Scajola ci stiamo lavorando alacremente. Ho usato il bastone, è vero, ma ora mi sentirete parlare solo di carota. Una gran parte dei risparmi che saranno prodotti dalla riforma della pubblica amministrazione verrà utilizzata per premiare i più bravi”. Per Brunetta, “una vasta parte dei dipendenti pubblici solidarizza” con le iniziative del dicastero. “C’è grande volontà di di riconquistare la dignità ed il valore del ruolo” spiega il ministro “c’è il desiderio di potere fare bene il proprio lavoro e di impedire che la sacca dei ‘fannulloni’ continui a rovinare l’immagine della categoria e produca inefficienze esiziali per il sistema. E vedo pure gente che si redime?”. Il meno trenta per cento di assenteismo per Renato Brunetta però non basta: “Entro l’autunno varerò il disegno di legge per la riforma dei contratti pubblici che legandosi al federalismo fiscale consentirà un livello di trattativa locale a mio avviso fondamentale. E chiuderemo anche il contratto per tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici”. E il rapporto con i sindacati? “Sono rimasti spiazzati, sbalorditi. Ho teso e tendo loro la mano, chiedo di lavorare insieme per costruire un Paese più efficiente e trasparente. Io”, dice Brunetta “non ce l’ho con i sindacati, ce l’ho con chiunque freni un’azione di riordino della pubblica amministrazione che non è una tendenza maniacale del signor Renato Brunetta, ma un’esigenza improcrastinabile. Victor Uckmar, uno degli amministrativisti migliori, ripete che senza questa riforma in Italia non si possono abbassare le tasse. Ha ragione e io vado oltre: senza questa riforma il Paese non cresce, non compete in Europa e nel mondo, può solo arretrare. E allora non farò sconti a nessuno, a cominciare dai politici”. [...]

Il 4 Agosto 2008 alle 20:30 Bambino mio, a te ci pensa 'l Brunetta (oppure 'l Venditti) | il blog di iMod ha scritto:

[...] - Hai fatto i compiti? - No, babbo… - E perché non li hai fatti? - Oh, babbo, non c’avevo voglia… - Subito in camera tua a fare i compiti! - Babbo, eccheppalle… li faccio domani! - Domani è tardi! Subito! Vai! - … - Guarda che chiamo il Brunetta! o vuoi che metta su un disco di Venditti? [...]

Il 7 Agosto 2008 alle 12:15 L’assenteismo degli statali crolla quasi del 40 per cento » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] di Donatella Marino Sempre meno assenze per malattia. A luglio, nel pubblico impiego, si sono ridotte del 37,6 per cento rispetto allo stesso mese del 2007. Una variazione che è quasi il doppio di quanto rilevato a giugno (-22,4 per cento) e addirittura quattro volte rispetto a maggio (-10,9). A cosa è dovuta quest’ulteriore caduta libera virtuosa? “È cambiata la mentalità”, assicura il ministro della Funzione pubblica e innovazione Renato Brunetta, che ha commissionato l’indagine su 70 amministrazioni (ma conta di triplicare il campione già da settembre). “Una piccola rivoluzione ottenuta anche grazie alla volontà della stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici”. Dopo anni in cui le giornate di assenza erano stabili su valori superiori a 20 giorni per dipendente pubblico, i dati di questi mesi dimostrano una netta tendenza alla contrazione: rapportati a un anno intero la media si attesterebbe infatti sui 10 giorni. Un risparmio in termini di efficienza che a gennaio, promette il ministro, si tramuterà in moneta per i più meritevoli. Ecco il documento integrale: [...]

Il 23 Agosto 2008 alle 10:43 Riii… poso! Quando il fannullone lo scovi con la divisa » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Fannulloni in divisa: così li apostroferebbe il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, Torquemada degli scansafatiche negli enti statali. Anche tra i militari i casi non mancano. Gli episodi denunciati sono moltissimi. E spesso farseschi. Pasquale B., maresciallo capo della Finanza, viene pizzicato una notte di novembre. È di turno al comando provinciale di Rimini. Quel giorno è il responsabile del servizio 117, il numero di pronto intervento. Serata grama. Il finanziere, dopo un po’, abbandona tutti in cerca di svago. I carabinieri lo trovano alle 4.30 di mattina, mentre ciondola fra i night della Riviera. [...]

Il 13 Ottobre 2008 alle 15:13 Anche a Palazzo Chigi si timbra per entrare. E Brunetta canta vittoria » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro. Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna. “Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività, più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”. Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”. Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista. Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi. Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già, perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità”. Secondo il ministro, proprio la scuola superiorere è “il punto centrale, il catalizzatore della riforma e va ridefinita e rifinalizzata nei propri obiettivi come abbiamo valutato con Valeria Termini secondo un sistema di hub centrale forte che si collega ad altri periferici come università, centri di formazione pubblici e privati”. [...]

Il 13 Ottobre 2008 alle 15:30 Anche a Palazzo Chigi si timbra per entrare. E Brunetta canta vittoria « Coppula’s Weblog ha scritto:

[...] Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro. Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna. “Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività, più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”. Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”. Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista. Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi. Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già, perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità”. [...]

Il 14 Ottobre 2008 alle 2:27 SuccedeOggi » Blog Archive » A Palazzo Chigi come al metrò: si timbra per entrare. E Brunetta canta vittoria ha scritto:

[...] Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro. Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna. “Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività, più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”. Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”. Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista. Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi. Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già, perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità”. [...]

Il 6 Febbraio 2009 alle 15:46 Impiegati della provincia di Trento in missione per una gara di sci » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non si sono fatti mancare nulla i 21 impiegati della provincia di Trento per la loro “missione” in Abruzzo: stipendio per la trasferta, rimborso spese per il viaggio, vitto, alloggio e straordinari, visto che di solito il sabato gli impiegati provinciali non lavorano. Ma dal Trentino in Abruzzo a fare che? A sciare coi soldi della Provincia, 13 mila euro in tutto. Una cifra non ingente, ma comunque un bel mucchietto di soldi che ci ricorda come l’Italia “sprecona” stenti ancora a non cambiare, nonostante le sforbiciate e i continui appelli nei mesi scorsi del ministro Brunetta. E questa volta i furbi non vengono dal Sud, ma da un’efficiente e ricca provincia di una regione a statuto speciale del Nord, il Trentino appunto. La notizia è apparsa stamane su l’Adige, quotidiano locale delle Dolomiti. Sulle piste di Roccaraso - nota località montana sull’Appennino abruzzese e frequentata soprattutto dagli sciatori di Roma e Napoli - i 21 dipendenti trentini avrebbero partecipato al Settimo Campionato italiano di sci della Protezione civile, assieme ai dipendenti della croce rossa, del soccorso alpino e dei vigili del fuoco. In tutto, 94 persone. E per chi faceva parte della squadra speciale, la Provincia ha riconosciuto il trattamento di “missione” fuori sede, ossia rimborso spesa, stipendio e pure lo straordinario. “Il programma prevedeva l’arrivo dei concorrenti a Roccaraso nella giornata di giovedì 29 gennaio con sfilata, cerimonia di apertura e rinfresco con prodotti regionali. Venerdì 30 al mattino si è tenuta la gara di slalom gigante, mentre il pomeriggio era libero e la sera era in programma uno spettacolo di pattinaggio su ghiaccio. Sabato 31, al mattino, la prova di sci da fondo, nel pomeriggio un convegno e la serata finale al palazzetto dello sport con cena, spettacolo e premiazioni”, scrive il cronista dell’Adige. Unico onore, per gli impiegati provinciali pagati per andare in vacanza dalle Alpi sugli Appennini, è se non altro quello di aver sbaragliato tutti durante le gare sulla neve. [...]

Il 25 Febbraio 2009 alle 16:59 Sì alla norma “anti-fannulloni”, la riforma Brunetta è legge » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Maggiore mobilità, anche volontaria, nelle sedi carenti di organico, formazione all’estero per i dirigenti; permanenza per almeno un quinquennio per i dirigenti vincitori di concorsi nella sede di prima destinazione. E ancora, obbligo di cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici, class action, anche se senza il risarcimento del danno. Sono alcune delle principali misure previste dal ddl Brunetta approvato oggi dal Senato. Con quelache imprevisto, ma ce l’ha fatta. Il dl contro i fannulloni nella pubblica amministrazione del ministro Renato Brunetta è diventato legge. Imprevisto perché alla prima chiama tra i banchi della maggioranza i sentaori erano pochi e a farlo presente è stata l’ironia dell’opposizione (”Sul decreto fannulloni i veri fannulloni sono nella maggioranza’’ commentano Giovanni Legnini del Pd ed Elio Lannutti dell’Idv). Alla seconda chiama Palazzo Madama non fa scherzi, stavolta è l’opposizione a non votare: ma il provvedimento, meglio conosciuto come ddl anti-fannulloni, è legge. Il testo di delega al governo è fatto di 13 articoli e prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per la realizzazione di progetti sperimentali ed innovativi su nuove metodologie di valutazione tra le amministrazioni centrali e gli enti territoriali. E, sempre nell’ambito della valutazione, la creazione di un’Authority ad hoc per garantire trasparenza. Tra gli altri punti salienti che hanno acceso la discussione parlamentare anche la riorganizzazione della Corte dei Conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza. Per rendere operativa la riforma della Pubblica amministrazione servono, secondo le previsioni del ministro, altri due mesi per i decreti legislativi attuativi. Il ddl era stato approvato dall’aula della Camera il 12 febbraio. Naturale la soddisfazione del ministro Brunetta: “Con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. Quelli bravi non avranno nessun problema, i fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione”. Nulla da temere, per il responsabile della Funzione Pubblica, per i pubblici dipendenti “bravi, che sono la maggioranza: avranno finalmente una pubblica amministrazione apprezzata dai cittadini italiani, che non sarà più una palla al piede ma il motore dello sviluppo del Paese. Questo risultato significa più reputazione, ma anche più remunerazione, salari e premi legati alla produttività”. “Quindi” insiste il ministro “per quelli che vorranno percorrere questa rivoluzione ci saranno benefici, onori e salari più alti”. “In verità” ricorda il ministro con aria soddisfatta “la rivoluzione, in parte, è già in atto perchè tutto ciò che ho fatto, anche senza la legge, ha anticipato la legge stessa”, e snocciola: “le assenze per malattia nella Pa ridotte fino al 70%, i distacchi sindacali, l’operazione trasparenza sulle consulenze…”. [...]

Il 29 Settembre 2009 alle 12:13 Brunetta e il guanto della sfida all’Anm: “Vi siete montati la testa” - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] circa tre settimane, il ministro torna sull’argomento. Cioè, come nel suo carattere, non molla la presa. L’occasione la offre un dibattito con il vicepresidente dall’Anm (Associazione [...]

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