Viale Jenner, la moschea milanese della discordia

La moschea di via Jenner a Milano

La moschea di viale Jenner è al centro di uno scontro (qui il VIDEO servizio di SkyTg24). Dopo che monsignor Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e dialogo dell’Arcidiocesi di Milano, aveva detto che “impedire la preghiera è roba da fascisti”, proponendo anche la costruzione di micro-moschee capaci di ospitare 2-300 persone, vicine ai luoghi di lavoro e alle abitazioni dei fedeli islamici. Il ministro Maroni risponde che le critiche sono frutto di disinformazione: “Non abbiamo parlato di chiuderela. Vogliamo trasferirla in un altro luogo dove siano rispettate le norme”. Tutto è partito dalla visita del ministro dell’Interno alla prefettura meneghina. In quell’occasione è stato sollevato il caso del più grande centro islamico milanese che, non riuscendo a contenere tutti i fedeli (sono circa 4mila), il giorno della preghiera del venerdì, vede centinaia di persone stazionare all’esterno, sui marciapiedi del viale. Con un certo disagio per i passanti.
Ma sulla soluzione a questo problema si è scatenata la polemica. Per il ministro dell’Interno il centro va spostato. Il Comune suggerisce la “moschea a tempo”: cioè affidare in gestione al centro islamico, a pagamento, per qualche ora la settimana un luogo chiuso, in particolare il velodromo Vigorelli. Ipotesi che non trova d’accordo il presidente del centro culturale Abdel Hamid Shaari, disposto a pagare un affitto ma non a una sede “volante”: “Non siamo nomadi della religione. Vogliamo sentirci a casa nostra, nella nostra città. Noi siamo milanesi” dichiara.
L’uscita dell’esponente della Curia non è piaciuta al ministro dell’Interno che risponde con una lunga intervista sul Corriere della Sera. “Di fronte ad accuse pretestuose e pregiudizi il governo va avanti. E se l’opposizione non vorrà seguirci arriverà al suicidio politico” attacca Maroni. “Evidentemente il destino degli uomini per bene come me è ricevere insulti e non replicare. Mi hanno dato del razzista, del nazista e adesso ancora ingiurie. Io seguo la mia linea: non rispondo, spiego”. Poi aggiunge: Io credo che chi fa queste critiche e usa questi toni abbia un problema di scarsa informazione. Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali, cosa che invece ora non avviene assolutamente”. Poi, ricorda i “diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte, girare liberamente per il quartiere, fare ciò che è consentito nelle altre zone”.
Dalla parte del titolare del Viminale si schiera Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità islamica Religiosa (Coreis) e imam di via Meda a Milano, che lancia anche l’idea in Lombardia di una consulta islamica regionale su modello di quella creata dal Ministero dell’Interno. E nemmeno il vice sindaco di Milano Riccardo De Corato è favorevole al moltiplicarsi delle moschee.

Il ministro Maroni si dice comunque ottimista nell’intravedere la soluzione al problema anche se al momento le posizioni sembrano essere ancora distanti. Proprio dall’opposizione citata dal ministro Maroni, arriva un invito a seguire la linea dell’intransigenza: il presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), suggerisce di multare i musulmani che pregando intralciano il passaggio. “Non capisco perché non sia stato fatto prima”. Del resto, sottolinea Penati, il codice stradale lo prevede in questi casi. “Sempre il Codice” continua Penati “impone alle attività commerciali che vogliano occupare, per esempio con tavolini o chioschi, le sedi dei marciapiedi, di lasciare sempre libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 metri. Nel caso delle attività commerciali l’occupazione dei marciapiedi è soggetta ad autorizzazione preliminare e a controlli successivi, che avvengono puntualmente. Entrambi questi articoli inoltre sono soggetti a sanzione se non rispettati. Non si capisce perché i controlli avvengano per le attività commerciali, mentre non si fanno rispettare le norme che riguardano i pedoni”.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 7 Luglio 2008 alle 16:36 vincenzo.m. ha scritto:

NON DI SOLO PANE..
Il suggerimento di costruire mini moschee, con i soldi degli altri, non può che gettare sconforto sugli individui che non considerano importante l’aspetto spirituale. Apparirebbe coercitivo un obbligo all’utilizzo dei denari pubblici per la costruzione delle mini-moschee nei confronti di coloro che non hanno appartenenza religiosa.
Poiché non di solo pane si vive, come taluni affermano, sarebbe amabile aprire le chiese ai musulmani affinchè le stesse possano ospitare coloro che intendono usufruire di uno spazio spirituale. Apri e ti sarà aperto, se desideri una maggiore convivenza ed apertura verso una unione più concrete tra le fedi, ebbene, la soluzione è a portata di mano. Non si comprende perché il ministro Maroni non suggerisca di utilizzare, per esempio, a Roma il piazzale del Vaticano come moschea aperta. Sarebbe bello, encomiabile, denso di amore universale vedere i musulmani pregare sul piazzale più aperto del mondo.
Allora, è forse giunto il tempo affinchè coloro che parlano con vuote parole siano oggetto di amabili cure, similmente come si usa operare con la cartaccia: l’operatore ecologico con delicatezza, tramite il corretto uso che ne fa della scopa, posiziona i rifiuti nel corretto luogo.
Come spesso si ode nei ritornelli: mostrate che aprite le vostre chiese a tutti per le preghiere di tutti ed allora anche i “reprobi” apriranno le loro strade.
Fine del pane e fine della disputa.

Il 8 Luglio 2008 alle 12:49 nhico ha scritto:

L’Arcidiocesi di Milano ha avuto sempre atteggiamenti apparentemente di grande apertura mentale e spirituale. Tanto avanzata da sembrare a volte di rottura. L’ ecclesiale pensiero, infatti, è un abito talare che quei capi spirituali non sembra amino indossare. E’ certamente il cardinale Carlo Maria Martini ed i suoi successori più di una volta hanno voluto sconcertarci. La fratellanza è bella. Non c’è niente di più bello dei principi cristiani. Ma che c’entra l’ordine pubblico con quello che hanno nella mente e nel cuore le teste d’uovo dell’Arcidiocesi? E’ possibile che sono pronti a battersi per tutti, compresi quelli che li impalerebbero volentieri nelle proprie terre, ma si dimenticano di continuo della laicità degli italiani? O ancora peggio, che si disinteressino in ogni stagione delle proprie pecorelle smarrite? Perché la gente, quella gente che di continuo viene emarginata a casa sua, che di continuo si vede tolte fette di libertà a favore di comunità che non hanno nessuna voglia di integrazione, tale è.

Il 9 Luglio 2008 alle 19:04 Il prefetto di Milano: “Viale Jenner chiuderà in tempi brevi” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Raggiunto un primo accordo al tavolo della Prefettura di Milano, ora si pensa a una soluzione definitiva per la moschea di viale Jenner. Il punto d’equilibrio tra l’ultimatum del ministro Maroni e della Lega, che hanno prospettato una chiusura entro agosto, e l’affondo della Curia, che ha tacciato di “fascismo” certe prese di posizione, lo riassume il prefetto Gian Valerio Lombardi: “A partire dal 18 luglio”, spiega, “i fedeli che di solito pregano in viale Jenner (sono circa 4 mila, ndr) lo faranno al velodromo Vigorelli, ogni venerdì per quattro ore. Si tratta di una sistemazione provvisoria, in attesa di trovarne una definitiva, dove verranno trasferiti sia la moschea sia il centro culturale islamico”. Viale Jenner, quindi, chiuderà davvero. “Un obiettivo da raggiungere in tempi brevi”, prevede Lombardi. [...]

Il 15 Luglio 2008 alle 18:54 Arabi di Milano: chi sono e cosa fanno oltre viale Jenner » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Moschea a tempo. Anzi, da spostare. No, da chiudere. Dal 5 luglio scorso, la moschea e il centro culturale di viale Jenner occupano le prime pagine dei giornali, scatenando nuove polemiche e riflessioni sui temi diritto di culto e immigrazione. I quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono i marciapiedi attorno alla moschea di Milano sono solo una piccola fetta della comunità araba che vive e lavora nel capoluogo lombardo. Secondo le stime dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e multietnicità (Ismu) della Regione Lombardia, al 1 luglio 2007 sono più di 44.000 le presenze di cittadini ‘arabi’ (immigrati dagli stati in cui si parla l’arabo come idioma ufficiale, esclusi Iran e Afghanistan) nel Comune di Milano; circa il 10% in più rispetto l’anno precedente. Quasi l’80% possiede un regolare permesso di soggiorno. Per capire chi sia e cosa faccia a Milano una delle maggiori comunità di immigrati presente in Italia, abbiamo analizzato questi numeri, concentrandoci sulle condizioni lavorative e professionali di questa etnia. Confrontando i dati dell’Ismu raccolti su un campione d’indagine di 270 unità nel Comune milanese, emerge che dal luglio 2006 al luglio 2007 oltre il 30% abbia un lavoro regolare a tempo indeterminato. Il reddito medio mensile di chi lavora si aggira intorno ai 1.200 euro. Nel 2006 gli intellettuali arabi occupavano il secondo posto nella categoria ‘tipo di lavoro svolto’. Il 2007 conferma gli operai edili sempre al primo posto e mostra un considerevole incremento degli addetti alla ristorazione (14,7%), ai mestieri artigianali (11,6%), alle pulizie (10,6%) e alle attività commerciali (5.6%). Il tasso di disoccupazione è rimasto relativamente stabile e si aggira intorno all’8%. A parlare con alcuni intellettuali arabi di Milano risulta che è tanta è la voglia d’integrazione e di dialogo, ma il varco della comunicazione resta ancora difficile da superare. La moschea di viale Jenner ne è un esempio. Ali Hussein Hassoun è un pittore libanese e cittadino italiano. Dal 1996 vive e lavora a Milano. “Ci si può aprire senza perdere le proprie radici e tradizioni. Qui in Italia faccio il pittore, ho una libertà d’espressione e di credo che in Libano non avrei mai!” Muhammad Eid Al-Shaleh è un musicista siriano che vive in Italia dal 2004. “L’interesse reciproco è un pilastro fondamentale nella costruzione della società multietnica”. Ma l’integrazione resta per lui ancora un’aspirazione. Dello stesso parere è Meriem Benkortbi, una giovane designer algerina che vive e lavora a Milano. “L’integrazione dipende dal livello sociale delle persone, che nei paesi arabi è basso” ci spiega. “Molti dei miei connazionali quando arrivano in Italia hanno paura. Il mondo arabo è soprattutto tradizione. Integralismo, timore e guerra confondono le idee e spingono indietro la nuova generazione”. L’architetto Jean Pierre Antonios Jelwan e l’ingegnere Hazem Abdul Karim sono due giovani libanesi iscritti agli Albi professionali di Milano. Per entrambi la religione è il punto debole di tutto il dialogo. “Chi ha saputo interpretarla, è riuscito ad integrarsi molto di più e molto velocemente” dice l’architetto. L’amico Hazem sembra esserci riuscito: “Ho imparato tanto in Italia: la disciplina, l’ordine e il rispetto di come dialogare; cose importanti, che da noi sono trascurate”. [...]

Il 8 Gennaio 2009 alle 14:55 Der Domplatz von Mailand missbraucht als Freiluft-Moschee « ISLAM = ANTI-CHRISTENTUM ha scritto:

[...] Verfasst von deislam am Januar 8, 2009 Es geschah am vergangenen Samstag-Nachmittag, 3. Januar 2009. Um gegen die (militärischen) Reaktionen Israels auf die Waffenstillstandsaufkündigung der Hamas zu protestieren, hatten sich auf dem Piazza del Duomo in Mailand ohne Erlaubnis tausend, vielleicht zweitausend Manifestanten versammelt, angeführt vom Imam Abu Imad, von der Moschee an der “Jenner-Straße”, der bereits im Jahre 2007 von einem Gericht wegen terroristischer Aktivitäten verurteilt worden war, um (schließlich) vor dem Dom (Richtung Mekka) ein islamisches Gebet abzuhalten. Ein analoges Ereignis fand (gleichzeitig) auch in Bologna statt, vor der Kathedrale San Petronio, die vor einigen Jahren Zielscheibe des islamischen Integralismus war wegen einer Freske von Giovanni da Modena, welche Mohammed unter den Verdammten darstellte entsprechend dem achtundzwanzigsten Lied über die “Hölle” (”Inferno”) von Dante. Die Reaktionen auf diese islamische(n) Invasion(en) waren zum großen Teil verurteilende, und in einigen Fällen befürchtet man sogar den Bürgerkrieg. Nur wenige gab es, die außerhalb des allgemeinen Chors ertönten, und unter diesen eine christliche Stimme, das heißt jene von Pater Tonio Dell’Olio der Bewegung “Pax Christi”, der bei einem Interview von Paolo Salom im “Corriere della Sera” von heute meint, dass diese Gebete, die die Hauptplätze von Milano und Bologna regelrecht in “Freiluft-Moscheen” verwandelt haben, Ausdruck der “Solidarität der islamischen Welt” seien, die “über das Gebet gehe”. Ganz anderer Meinung ist Don Luigi Manganini, Erzpriester des Doms von Mailand, der die Muslime “fehlender Sensibilität” beschuldigt, eine Ansicht, die von Gianni Santucci auf den Mailänder Seiten der Tageszeitung von der Via Solferino berichtet wird. Don Manganini bemerkt, dass er “als Christ” nicht teilgenommen haben würde “an einer Manifestation, die ihren Abschluss mit einem Gebet ausgerechnet vor einer Moschee” gefunden hätte. Aber kann dieses Gebet einen symolischen Wert haben? Gemäß Michele Brambilla der Zeitschrift “Il Giornale” ist dies evident. Und Brambilla sieht in diesem auch die Symbolik, die geliefert wird von einem Westen, der um “die Muslime nicht zu beleidigen, die Krippen aus der Öffentlichkeit verbannt, die Bezüge auf Jesus in den Weihnachtsliedern und den Schinken auf dem Tisch des Kindergartens unterlässt, der aber nichts dagegen einzuwenden hat, wenn der Dom gezwungen wird, seine Tore zu schließen” und ironisch an eine Betrachtung über “zwei Gewichte und zwei Maße” der westlichen Medien: Was hätten wir in unseren Tageszeitungen lesen müssen, wenn vier traditionalistische Katholiken hingegangen wären, um vor der Moschee von Segrate zu beten?” Kritische Stimmen gegen die nicht autorisierte Gebets-Manifestation erheben sich auch vom Mailänder Stadtrat: Riccardo De Corato, stellvertretender Bürgermeister von Milano; er greift den Imam von der Viale Jenner, Abu Imad, an, der “am pro-palästinensischen” Umzug teilgenommen habe, der Schauplatz von Straftaten und schwerwiegender Akte gegen die befreundeten Staat Israel gewesen sei. Es wäre angebracht, dass der Imam einen Schritt zurück machen würde, weil er immer weniger glaubwürdig sei als Ansprechpartner des Islamischen Zentrums an der Jenner-Gasse”. Auch einige muselmanische Stimmen haben die Kundgebung stigmatisiert: Khaled Fouad Allam, Dozent der Soziologie der muslimischen Welt an der Universtität von Triest und der Islamistik an der Universtität von Urbino gibt zu, dass “ein Risiko existiert” für einen Bürgerkrieg. Das bestätigt der Dozent algerischer Herkunft im “Corriere della Sera”, interviewt von Paolo Salom, wenn er darauf hinweist, wie der religiöse Faktor über den nationalistischen die Oberhand gewonnen habe hinsichtlich der palästinensischen Frage, weshalb “die Hamas dominiere, die es ablehne, die Existenz Israels zu akzeptieren und einen neuen Antisemitismus schüre” und die besorgniserregenden Auswirkungen desselben auf die Immigranten, weil “in der kollektiven Vorstellungswelt  des Immigranten wenn nicht der Bürgerkrieg so doch die Unmöglichkeit der Kommunikation zwischen Islam und Westen besteht”. Souad Sbai, Abgeordneter der PDL marokkanischen Ursprungs, bekannt für seine mutigen Schlachten zugunsten der Emanzipation der muslimischen Frauen, interviewt von Felice Manti für “Il Giornale”, bestätigt, dass “der Extremismus in atemberaubender Weise fortschreite” und dass das Verbrennen von Flaggen “vor Frauen und Kindern nicht nur schändlich gewesen sei. Weit mehr.” Der Abgeordnete Sbai kritisiert den Erzbischof Tettamanzi wegen seiner Öffnung (seines Wohlwollens) gegenüber den Moscheen und sagt klar, dass “wer die Regeln nicht respektiert, fortgejagt werden soll”. Überdies beschuldigt Souad Sbai den Westen der Schwäche gegenüber Leuten “die sich über die Menschenrechte, die Gleichheit der Frau, hinwegsetzen. Auch Gad Lerner interveniert betreffend der islamischen Demonstrationen. Der Journalist, der der hebräischen Gemeinschaft angehört und aktiv ist in der Mittelinks-Parteien-Koalition,  der uns gewöhnt hatte an “weichere” Töne gegenüber der muslimischen Welt, ist dieses Mal kategorisch: in seinem persönlichen Blog bezeichnet er die Organisatoren der Kundgebung als “Parasiten der Verschlimmerung (Verschärfung) und als Brandstifter … ethnischen Hasses” und er sagt klar, dass “die Kritik an Israel monopolisiert worden sei von jenen, die nicht nur die Fahnen mit dem Davidstern verbrennen (eine Art, die Existenz [das Existenzrecht] des hebräischen Staates zu verneinen), sondern, schlimmer noch, den Religionskrieg hochzujubeln”. Andererseits erstaunt die Härte von Pier Gianni Prosperini, regionaler lombardischer Landrat für Sicherheit und bekannt für seine polemische Ader gegenüber dem Islam nicht, der verficht, dass man etwas solches “nicht einmal zu den Zeiten des Nazismus” gesehen habe. Wir haben diese Zeilen eröffnet mit der Meinung eines Katholiken, der das islamische Gebet unterstützte; wir schließen mit der Auffassung eines anderen Katholiken, des einflussreichen Schriftstellers Vittorio Messori, des Autors der Bestsellers “Ipotesi su Gesù” (deutsch: “Mensch geworden. Wer war Jesus”) und “die Schwelle der Hoffnung überschreiten”, in der er Johannes Paul II. interviewte. Messori bekräftigt in der “Stampa” von Turin, dass jene islamischen Gebete auf dem Kirchplatz des Doms und von San Petronio ein offensichtliches Zeichen der Verachtung sind und er hält dafür, dass der “Dialog” ein Fehler der Perspektive analog jenem der Kirche sei hinsichtlich der “Ostpolitik” und des Dialogs mit kommunistischen Regimen. Und er sagt klar, dass “gewisse Männer der Kirche nicht begriffen, dass man, wenn man die Glaubenszeichen verbirgt, nicht die Achtung der Islamisten gewinnt, sondern ihre Verachtung. Es ist ein Beweis der Schwäche, während ihre Auffassung der Religion viril, kriegerisch ist”. Messori findet jedoch Zeichen der Schwäche auch in der muslimischen Aggressivität: “Die Ummah, die muslimische (Welt-)Gemeinschaft, in der Diaspora im Westen, fühlt sich bedroht von unseren Giften aber auch von unseren Werten, die sich aus dem Christentum herleiten, auch wenn sie säkularisiert sind”. [...]

Il 15 Ottobre 2010 alle 23:53 Circolo Luce Del Sud » Chi ha paura di un partito islamico in Italia? ha scritto:

[...] Jenner a Milano, la sede di fronte alla quale fino a due anni fa centinaia di fedeli erano costretti a pregare lungo i marciapiedi (con un certo disagio per i residenti), ha annunciato che alle comunali si [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101