Raggiunto un primo accordo al tavolo della Prefettura di Milano, ora si pensa a una soluzione definitiva per la moschea di viale Jenner. Il punto d’equilibrio tra l’ultimatum del ministro Maroni e della Lega, che hanno prospettato una chiusura entro agosto, e l’affondo della Curia, che ha tacciato di “fascismo” certe prese di posizione, lo riassume il prefetto Gian Valerio Lombardi: “A partire dal 18 luglio”, spiega, “i fedeli che di solito pregano in viale Jenner (sono circa 4 mila, ndr) lo faranno al velodromo Vigorelli, ogni venerdì per quattro ore. Si tratta di una sistemazione provvisoria, in attesa di trovarne una definitiva, dove verranno trasferiti sia la moschea sia il centro culturale islamico”. Viale Jenner, quindi, chiuderà davvero. “Un obiettivo da raggiungere in tempi brevi”, prevede Lombardi.
Il prefetto è soddisfatto della soluzione trovata ieri insieme al presidente dell’Istituto culturale islamico, Abdelhamid Shaari, e ai rappresentanti di Comune e Regione. “Si tratta di una svolta”, dice, “soprattutto per la soluzione ai problemi che il centro crea involontariamente al quartiere”. Vale a dire i disagi al traffico e ai residenti che migliaia di persone costrette a pregare sul marciapiede comportano. In particolare Lombardi sottolinea la disponibilità data da Shaari: “Con lui abbiamo avuto un confronto franco e positivo. Non ha nulla in contrario al trasferimento dell’istituto e del luogo di culto, purché si trovi una sede idonea”.
Riguardo alla quale le parti si confronteranno di nuovo tra 15 giorni. Sul tavolo questa volta ci saranno le proposte delle aree che potrebbero ospitare il nuovo centro islamico. I rappresentanti dei fedeli sono disposti anche a spostarsi in periferia, dice il prefetto, in un luogo ben servito dai mezzi pubblici. “Ci aspettiamo che siano proprio loro a indicare il sito che preferirebbero”.
I musulmani praticanti a Milano sono circa 5 mila, gli edifici in cui si ritrovano per pregare, anche piccoli, una decina. “Il luogo di culto in quanto tale è garantito e libero”, conclude il prefetto milanese, “il problema nasce dalla compatibilità mancata con gli abitanti e dai problemi legati alla preghiera in strada e alla precarietà. In questo senso dobbiamo intervenire”. La parola ora passa ai residenti della zona dell’ex Fiera, dove si trova il Vigorelli, che hanno già cominciato a raccogliere le firme contro la “moschea a tempo”. Se ha funzionato in Campania per scongiurare discariche e inceneritori…
- Mercoledì 9 Luglio 2008
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Commenti
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Il 15 Luglio 2008 alle 18:57 Arabi di Milano: chi sono e cosa fanno oltre viale Jenner » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Moschea a tempo. Anzi, da spostare. No, da chiudere. Dal 5 luglio scorso, la moschea e il centro culturale di viale Jenner occupano le prime pagine dei giornali, scatenando nuove polemiche e riflessioni sui temi diritto di culto e immigrazione. I quattromila musulmani che ogni venerdì riempiono i marciapiedi attorno alla moschea di Milano sono solo una piccola fetta della comunità araba che vive e lavora nel capoluogo lombardo. Secondo le stime dell’Osservatorio Regionale per l’integrazione e multietnicità (Ismu) della Regione Lombardia, al 1 luglio 2007 sono più di 44.000 le presenze di cittadini ‘arabi’ (immigrati dagli stati in cui si parla l’arabo come idioma ufficiale, esclusi Iran e Afghanistan) nel Comune di Milano; circa il 10% in più rispetto l’anno precedente. Quasi l’80% possiede un regolare permesso di soggiorno. Per capire chi sia e cosa faccia a Milano una delle maggiori comunità di immigrati presente in Italia, abbiamo analizzato questi numeri, concentrandoci sulle condizioni lavorative e professionali di questa etnia. Confrontando i dati dell’Ismu raccolti su un campione d’indagine di 270 unità nel Comune milanese, emerge che dal luglio 2006 al luglio 2007 oltre il 30% abbia un lavoro regolare a tempo indeterminato. Il reddito medio mensile di chi lavora si aggira intorno ai 1.200 euro. Nel 2006 gli intellettuali arabi occupavano il secondo posto nella categoria ‘tipo di lavoro svolto’. Il 2007 conferma gli operai edili sempre al primo posto e mostra un considerevole incremento degli addetti alla ristorazione (14,7%), ai mestieri artigianali (11,6%), alle pulizie (10,6%) e alle attività commerciali (5.6%). Il tasso di disoccupazione è rimasto relativamente stabile e si aggira intorno all’8%. A parlare con alcuni intellettuali arabi di Milano risulta che è tanta è la voglia d’integrazione e di dialogo, ma il varco della comunicazione resta ancora difficile da superare. La moschea di viale Jenner ne è un esempio. Ali Hussein Hassoun è un pittore libanese e cittadino italiano. Dal 1996 vive e lavora a Milano. “Ci si può aprire senza perdere le proprie radici e tradizioni. Qui in Italia faccio il pittore, ho una libertà d’espressione e di credo che in Libano non avrei mai!” Muhammad Eid Al-Shaleh è un musicista siriano che vive in Italia dal 2004. “L’interesse reciproco è un pilastro fondamentale nella costruzione della società multietnica”. Ma l’integrazione resta per lui ancora un’aspirazione. Dello stesso parere è Meriem Benkortbi, una giovane designer algerina che vive e lavora a Milano. “L’integrazione dipende dal livello sociale delle persone, che nei paesi arabi è basso” ci spiega. “Molti dei miei connazionali quando arrivano in Italia hanno paura. Il mondo arabo è soprattutto tradizione. Integralismo, timore e guerra confondono le idee e spingono indietro la nuova generazione”. L’architetto Jean Pierre Antonios Jelwan e l’ingegnere Hazem Abdul Karim sono due giovani libanesi iscritti agli Albi professionali di Milano. Per entrambi la religione è il punto debole di tutto il dialogo. “Chi ha saputo interpretarla, è riuscito ad integrarsi molto di più e molto velocemente” dice l’architetto. L’amico Hazem sembra esserci riuscito: “Ho imparato tanto in Italia: la disciplina, l’ordine e il rispetto di come dialogare; cose importanti, che da noi sono trascurate”. [...]
Il 17 Luglio 2008 alle 11:03 Il futuro dell’Islam e del Cristianesimo « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni ha scritto:
[...] Le considerazioni demografiche riguardanti la popolazione mondiale Mussulmana dovrebbero essere motivo di interesse per nel prossimo millennio. Quando grande parte della popolazione e’ piu’ vecchia o piu’ giovane, la struttura socio-poitica di intere regioni cambia. La tabella qui sotto mostra la perentuale di popolazione mondiale composta da Cristiani e da Mussulmani nel 1900, nel 1980, nel 2000 e nel 2025. [...]
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