“Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano, quello che diceva mia figlia vale per mia figlia”. Così ha risposto alle critiche della Santa Sede Beppino Englaro, il padre di Eluana. “Massimo rispetto per quello che dice il Vaticano” ha aggiunto, “ma per noi vale quello che ci diceva nostra figlia”. Papà Englaro ha poi commentato le parole scritte nel catechismo della Chiesa cattolica dall’allora cardinal Ratzinger: “L’interruzione di ‘procedure mediche dolorose, pericolose, straordinarie, o sproporzionate rispetto ai risultati ottenuti può essere legittima’. Secondo voi questo non corrisponde alla situazione di Eluana? La verità ” ha aggiunto “è che loro alle volte dicono tutto e il contrario di tutto. Si spingono in avanti, poi tornano indietro e non ho mai capito questo alternarsi”. Dopo anni di battaglia in prima linea, Beppino Englaro non ha voluto partecipare a una trasmissione televisiva: “Ora devo tutelare le mie forze per quello che mi aspetta” ha spiegato. “Ho lottato fino a ieri per arrivare alla sentenza, ora non è più necessario, è tutto chiaro. La vicenda umana deve rientrare nel privato a questo punto. E lì rientrerà . Ora tutto verrà fatto con Eluana”.
Sul quando verranno staccate le macchine a Eluana “dobbiamo ancora decidere”, ha affermato il padre al termine del primo incontro con il suo legale, Vittorio Angiolini. Visibilmente scosso e seccato dalla presenza delle telecamere, Beppino Englaro ha comunque ribadito la determinazione che lo ha guidato in questi anni di battaglie legali: “Quello che ho deciso di fare” ha affermato “voi già lo sapete”. E l’avvocato Franca Alessio, la curatrice speciale di Eluana Englaro, precisa: “Sono personalmente dell’idea di non aspettare perché il provvedimento dei giudici di Milano è immediatamente esecutivo e ritengo non ci sia spazio per un ricorso perché il decreto che autorizza la sospensione dei trattamenti che tengono in vita Eluana è ben motivato preciso e ineccepibile”. Non sarà però l’ospedale Manzoni di Lecco ad accogliere Eluana per dare esecuzione a quanto stabilito dai giudici di Milano. “Abbiamo effettivamente convenuto che un ospedale non sarebbe la struttura più idonea in cui procedere con la sospensione dei trattamenti. Siamo invece in cerca di un hospice o a una casa di cura privata”.
Adesso resta da sciogliere il nodo della clinica in cui ricoverare Eluana: “Una ricerca impegnativa. Speriamo comunque di arrivare a una decisione nel minor tempo possibile”.
- Giovedì 10 Luglio 2008

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Commenti
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Il 3 Agosto 2008 alle 19:12 Pirru.net - Blog » Sia fatta l’altrui volontà ha scritto:
[...] Qualcuno potrebbe obiettare che Eluana non ha mai manifestato, prima dell’incidente, la sua precisa volontà di morire qualora si fosse trovata in stato vegetativo. Ma è altrettanto obiettabile che, in casi di irreversibilità come il suo, l’avanzamento scientifico cessa di generare cure e si trasforma in un iter meccanico - che con la speranza di vita non ha nulla a che vedere. La battaglia della famiglia resta insoluta, dato che l’unica soluzione per porre finire al calvario di Eluana è il trasferimento in una clinica privata. Libero Stato, quindi? C’è chi ha avuto modo di accorgersi del contrario (o quantomeno ne ha avuto una conferma). [...]
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