La ‘ndrangheta aveva messo casa a Buccinasco e a Pognano Milanese.
Otto affiliati alla cosca dei Barbaro-Papalia sono finiti in carcere in un blitz notturno della Guardia di Finanza di Milano con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, riciclaggio aggravato dalle modalità mafiose e per violazione della normativa sulle armi.
Da alcuni anni con minacce e estorsioni gli appartenenti al clan ‘ndranghetista dei Barbaro-Papalia di Reggio Calabria erano riusciti ad aggiudicarsi gli appalti edili nei comuni di Buccinasco, Pognano Milanese e in altre frazioni della periferia del capoluogo lombardo. Con violenze e intimidazioni anche a mano armata, avevano allontanato le aziende edili presenti sul territorio riuscendo ad monopolizzare l’intero settore; Da appalti di milioni di euro per la costruzione di interi quartieri a piccole ristrutturazione di abitazioni e capannoni nella zona industriale di Milano.
Tutto era gestito dal clan. La Finanza ha accertato he la cosca Barbaro-Papalia si era aggiudicata anche la gestione della movimentazione dei materiali per la costruzione degli edifici, come ghiaia e sabbia, da alcune cave della zona. Le indagini iniziate nel luglio 2004 dal Gico, il gruppo specializzato in criminalità organizzata del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, hanno portato all’arresto di Domenico, Salvatore e Rosario Barbaro, Pasquale Papalia, Mario Miceli, Maurizio De Luna, Maurizio Nuraghi e Giuliana Persegoni e al sequestro di nove aziende edili intestate agli arrestati, eredi delle famiglie Papalia e Sergi, già con condannate in via definitiva per il 416 bis. Alcuni di loro avevano già precedenti penali per reati contro il patrimonio.
Nelle diciannove perquisizioni disposte dal procuratore della Dda Alessandra Dolci, effettuate tra Milano e i comuni di Platì e Bovalino a Reggio Calabria, gli investigatori hanno ritrovato numerose armi e munizioni.
- Giovedì 10 Luglio 2008
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Commenti
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Il 10 Luglio 2008 alle 18:13 Le radici milanesi della ‘Ndrangheta e gli affari del “movimento terra” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Le indagini delle Fiamme gialle, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e durate quattro anni, hanno portato questa mattina a nove arresti (uno dei quali a carico di una persona già in carcere). L’operazione “Cerberus” si è concentrata sulle attività di una cosca originaria delle zone di Platì e Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, trapiantata nell’hinterland milanese. “Si tratta”, spiega Grimaldi, “degli epigoni di Domenico, Rocco e Antonio Papalia, che hanno investito i propri reggenti direttamente dal carcere dove scontano l’ergastolo”. In manette con l’accusa di associazione mafiosa sono finiti Domenico Barbaro, detto “l’australiano”, di 71 anni “uno dei capi della ‘ndrangheta a livello mondiale”. Suo figlio Salvatore, di 33 anni, sposato con una figlia di Rocco Papalia e definito “personaggio emergente della cosca”. Oltre a Rosario Barbaro, di 35 anni, Pasquale Papalia, di 29, e Mario Miceli, di 50 anni. Ci sono poi due imprenditori milanesi, Maurizio De Luna, di 44 anni (l’unico che non è accusato di associazione mafiosa ma di riciclaggio aggravato da modalità mafiose), Maurizio Luraghi, di 53, e sua moglie Giuliana Persegoni, di 49 anni, nata a Platì. Il loro compito era di fare da tramite tra le aziende milanesi e i propri “soci” calabresi. [...]
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