Stop alla blocca-processi, si rinviano solo i meno gravi. L’annuncio è arrivato di buon mattino dai microfoni di Sky da Niccolò Ghedini, deputato Pdl e consigliere per la giustizia di Silvio Berlusconi: “Abbiamo depositato in Aula alla Camera due emendamenti in cui rimane fermo il principio generale che si deve dare priorità ai processi più gravi, ma si dà assoluta discrezionalità a dirigenti uffici, quindi a ogni singolo tribunale, di fare una valutazione di come gestire i ruoli d’udienza”.
E quindi per l’avvocato del premier l’opposizione non ha più scuse: “A noi sembra una soluzione che tiene conto delle critiche che erano state avanzate e della funzionalità dei processi e dei tribunali. Le modifiche alla norma ‘blocca-processi’ rappresentano una buona soluzione che anche l’opposizione può tranquillamente votare”.
In pratica il testo, nella nuova formulazione, prevede che non ci sia più nessuna sospensione dei processi, ma solo un rinvio, fino a 18 mesi, di quelli meno importanti. Sparisce quindi l’automatismo della sospensione di un anno dei processi per reati commessi entro il giugno 2002: una misura che era stata aspramente criticata da magistrati e opposizione. E che aveva suscitato non poche perplessità anche al Quirinale.
Nell’emendamento che riguarda esclusivamente l’elenco delle priorità, si amplia la lista dei procedimenti che dovranno essere celebrati prima degli altri. I considerati prioritari dovranno così essere quelli nei quali l’imputato è detenuto o in stato di fermo; quelli che riguardano reati come mafia e terrorismo, ma anche incidenti sul lavoro e circolazione stradale, immigrazione clandestina e reati che siano puniti con pene superiori ai quattro anni; quelli nei quali ci sono casi di recidiva reiterata.
Il presidente del deputati della Lega Nord, Roberto Cota: “La ridefinizione delle norme sui processi è positiva. Si segue la strada della priorità dei processi per reati di maggiore gravità senza il rinvio automatico degli altri processi”.
E proprio le opposizioni chiamate in causa dalla maggioranza avevano presentato la stragrande maggioranza dei 1.200 emendamenti al decreto legge sulla sicurezza. Per il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia “l’emendamento che modifica oggi la blocca-processi dimostra che quella norma serviva solo a bloccare il processo Mills”, facendo capire che Il Pd voterà “no” al dl sicurezza, nonostante la modifica alla norma. ”Con le proposte di modifica c’è una limitazione dei danni rispetto al testo iniziale, ma non sono affatto risolti tutti i problemi. Giudichiamo un errore non aver perseguito la strada più giusta: quella del ritiro degli emendamenti blocca-processi”, aggiunge il ministri dell’Interno del governo ombra Marco Minniti. “Rimangono aperte questioni molto complesse” proseguono i due esponenti del Pd “sull’applicazione di queste norme, a cominciare dalla discrezionalità data ai presidenti dei tribunali nell’indicazione della gravità dei reati per cui si svolgono i processi o il termine dei 4 anni, e l’impegno della nostra battaglia parlamentare dei prossimi giorni sarà rivolta a correggerle. Non è stata inoltre raccolta nessuna delle nostre critiche emerse durante l’esame al Senato e nelle commissioni della Camera”.
Prendono tempo i duri dell’Idv. Il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi spiega: “Stiamo analizzando gli emendamenti della norma ‘blocca-processi’ e poi daremo una valutazione”. Ma non rinuncia alla stoccata al Cavaliere: “Avevamo ragione noi, una volta ottenuto il lodo Alfano, probabilmente lascia libera la giustizia e lascerà celebrare quei processi perché tanto si è già messo in salvo”.
Infine una nota del ministero guidato da Angelino Alfano spiega tutte le novità presentate negli emendamenti: “Tra le modifiche” scrive il ministero della Giustizia “l’inserimento, nella scala prioritaria, dei processi per i delitti commessi in violazione delle norme in materia di igiene sul lavoro, circolazione stradale, in violazione del testo unico sull’immigrazione e per i delitti puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni, termine parametrato ai limiti per l’emissione della misura cautelare. Per assicurare la trattazione prioritaria di tali processi, è affidata ai magistrati l’eventuale sospensione, per 18 mesi, dei processi ritenuti non urgenti, in riferimento ai reati coperti, in parte o per intero, da condono. In tale contesto, i termini di prescrizione sono sospesi. In questo modo il governo ha inteso affidare l’efficacia attuativa della norma alla capacità di autodeterminazione della magistratura”.
“Anche nell’ambito dei reati ritenuti non urgenti, al fine di tutelare la collettività nel suo complesso, la scelta dei magistrati terrà sempre conto dell’offensività del reato, valutandolo caso per caso nella sua specificità, nonché l’interesse della persona offesa; talché” conclude il ministero ” anche i reati che rientrano nell’ambito dei ‘formalmente’ non urgenti potranno essere trattati in ragione della valutazione sul caso concreto”.
- Venerdì 11 Luglio 2008
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Commenti
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Il 12 Luglio 2008 alle 7:54 ppx ha scritto:
a veltroni e di pietro non andrà mai bene niente, quello che gli altri fanno è sbagliato, loro due non sbagliano mai…non fanno o non hanno mai fatto niente, solo criticato per disfattismo.
Il 16 Luglio 2008 alle 11:10 Sicurezza, sì della Camera alla fiducia. Alfano: presto un’agenda giustizia » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] 322 voti a favore, 267 contrari, otto gli astenuti (la pattuglia dei Radicali). Con questi numeri la Camera ha votato la fiducia al governo Berlusconi approvand l’emendamento al decreto legge in materia di sicurezza Il testo rivede, fra l’altro, le norme “blocca-processi” che erano state inserite al Senato. Il seguito dell’esame, con la discussione degli ordini del giorno e la votazione finale sul ddl di conversione, sono in programma domani mattina. Il provvedimento dovrà poi tornare, in terza lettura, a Palazzo Madama per la conversione in legge, entro il 25 luglio. Prima del voto, il ministro della Giustizia Angelino Alfano si era appellato al Pd con queste parole: “Voi dovete votare in modo diverso in Parlamento» rispetto al “partito giustizialista e manettaro di Di Pietro”, ha detto il monsitro nel corso di un convegno delle camere penali. Sempre rivolto al partito di Walter Veltroni, Alfano spiega: “Se il Pd si illude di potersi differenziare da Di Pietro solo quando insulta il Papa e il Capo dello Stato” ha affermato Alfano “compie un gravissimo errore politico. Voi” ha aggiunto rivolgendosi al ministro della giustizia “ombra” “dovete votare in modo diverso in parlamento per differenziarvi da Di Pietro altrimenti lo legittimate”. Il Guardasigilli ha dunque rivolto un “appello al Pd” affinché prenda “di petto la questione giustizia” perché “il nutrimento antiberlusconiano che ha alimentato alcuni gruppi dirigenti necessità di un ripensamento profondo” altrimenti “non si fa né il bene del paese né il bene della giustizia”. Alfano ha spiegato poi la riforma ab imis, cioè dalla fondamenta, della giustizia annunciata ieri da Berlusconi. “Proporrò alle parti da settembre una ‘agenda giustizia’ con una riforma organica”. Contrario a una legislazione “alluvionale”, sono invece necessari “interventi rapidi sui processi penali e civili e nell’asset istituzionale e costituzionale del Paese”. I punti salienti dell’agenda-giustizia del ministro prevedono la “giurisdizione disciplinare”, un tema “urgente”. A questo è connessa la “riforma del Csm e dei codici penali e di procedura penale: la riforma” ha detto alfano “deve abbandonare l’ottica di interventi emergenziali e rivedere anche le fattispecie di reato, rafforzando il modello di processo accusatorio”. Alfano punta dunque “in tempi rapidi” a una riforma organica della giustizia che riguardi interventi sul processo civile, penale, e con modifiche “mirate” che non sono da considerarsi come “interventi punitivi” nei confronti della magistratura, ma che hanno “al centro il cittadino”. L’invito di Alfano è dunque quello di procedere “senza preclusioni ideologiche e con rigore tecnico”. Agli avvocati penalisti, così come all’associazione nazionale magistrati, annuncia che chiederà “alcuni suggerimenti” di cui intende fare tesoro. Infine la modifica dell’obbligatorietà dell’azione penale: “Non sono un sostenitore dell’idea di stravolgere questo principio costituzionale ma - ha concluso Alfano - il dettato costituzionale non può diventare il paravento di una discrezionalità assoluta”. [...]
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