di Gianni Baget Bozzo
La magistratura italiana ha rovesciato la sua antica giurisprudenza e ha interrotto l’alimentazione forzosa a una persona la cui vita non deve più essere considerata degna di essere vissuta. Il caso indica un dilemma fondamentale che divide la nostra coscienza e quella occidentale tutta: la vita ha un valore in sé oppure si può giudicare che ha valore come vita solo quella che l’opinione pubblica considera accettabile?
La forza del problema nasce dal fatto che, se prevale il concetto che solo la vita degna di essere vissuta è vita, il giudizio sulla vita e sulla morte diventa un fatto collettivo, sociale, ed entra nel registro delle opinioni prevalenti. E con ciò si afferma un principio di grande rilevanza: non vale la vita in se stessa, ma vale la sua qualità . Questo sembra un principio liberale, democratico, in realtà affida all’opinione pubblica, a quella dei magistrati, o ad ambedue, il diritto di scegliere che cosa sia la vita e dunque di fissare l’essenza del vivere.
È il primato della collettività e della parte prevalente di essa, che si impone come principio assoluto. In questo caso ci troviamo davanti al prevalere della “tesi della scelta” su quella che si può chiamare la “tesi della vita”. In realtà , anche questa seconda tesi ha dei problemi perché costringere a vivere può apparire anch’essa un’imposizione di una volontà su un’altra. Questo dilemma resterà vivo nel nostro Paese e nel mondo finché prevarrà il concetto che il dolore sia sempre il male maggiore, che la sofferenza della persona costretta a vivere sia una sofferenza insopportabile. Ma chi può dire che chi vive una vita vegetativa non vuole vivere?
Il problema divide in schieramenti determinati, dominati anche da opzioni religiose o antireligiose. E nel dibattito appare che chi difende la vita è dalla parte di Dio e chi difende la scelta è dalla parte dell’uomo.
Il diritto alla vita indica che la natura umana è ordinata alla vita e che non si può supporre la volontà di morire se non è accertata. Se si permette che il concetto della vita divenga relativo, in funzione della sua supposta qualità , ne viene una divisione radicale della natura umana: la divisione tra coloro che possono scegliere il loro livello di vivere e coloro che lo subiscono. È una divisione di classe più rigida di quella marxiana, è affermare che il pensiero degli intellettuali e degli scienziati determini interamente l’esistenza del singolo, quando egli non è in grado di far valere il principio naturale che la vita vuole vivere.
Se il principio è che la natura vuole la vita, e che per questo una persona umana ha il diritto di vivere, il principio implicito nella tesi della scelta è la negazione del concetto di natura umano universale, ovvero il principio su cui è nato il pensiero moderno e si fonda da sempre il senso del diritto.
Se il valore della vita diventa relativo ai giudizi della parte più organizzata della società che controlla l’opinione, si può vedere come un nuovo totalitarismo, assai diverso da quello rosso e nero del secolo scorso, un totalitarismo in guanti gialli, sia alle porte.
Forse ritorna il pensiero che concetti come Dio, natura umana, persona e libertà sono i principi che custodiscono l’umanità del vivere. E lasciar cadere questi fondamentali, affidandoli alla statistica e alla sociologia, peggio ancora ai sondaggi, indica che persino in una forma di democrazia diretta è possibile un regime totalitario.
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Commenti
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Il 11 Luglio 2008 alle 16:55 winfrank ha scritto:
Ma chi può dire che chi vive una vita vegetativa non vuole vivere?
Ma allora perchè si estirpano le piante. IL VATICANO non dice che le piante hanno come vita vegetativa gli stessi diritti della vita umana. Ma perchè si attua l’eutanasia per gli animali: IL VATICANO non dice che per gli animali non bisogna farli morire per decisione umana. Se per IL VATICANO il valore della vita umana è superiore alla vita di tutti gli altri vuol dire che mette l’umanità al centro dell’universo e non DIO. Ma questo è un concetto troglodita. IL DIRITTO ALLA VITA INDICA CHE LA NATURA UMANA E’ ORDINATA ALLA VITA E CHE NON SI PUO’ SUPPORRE LA VOLONTA’ DI MORIRE SE NON E’ ACCERTATA. E allora se è accertata si ha il diritto di morire? Il suicidio pare che sia condannato dal VATICANO? O no!!! Il problema e che IL VATICANO esercita e si avvale di un principio di POTERE sugli uomini per far valere le sue funzioni.
Il 15 Luglio 2008 alle 9:32 Eluana, monito di Bagnasco, la Chiesa è preoccupata per la sentenza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Non possiamo tacere” la nostra “preoccupazione se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza”. Lo ha detto il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco interpellato sul caso Eluana durante una conferenza stampa a Sydney nell’ambito della Giornata mondiale della gioventù”. Se c’è una certezza nel caso di Eluana Englaro è che la famiglia, anzi il papà -tutore Beppino, ha intenzione di andare sino in fondo con in mano il provvedimento che consente di staccare il sondino della nutrizione alla donna, da 16 anni in stato vegetativo. Ieri la Procura generale di Milano ha fatto sapere che entro la metà della settimana prossima deciderà se impugnare o meno la decisione della Corte d’Appello. In una nota Gianfranco Montera, procuratore generale facente funzione, ha sottolineato il bisogno di “un adeguato approfondimento delle complesse problematiche giuridiche” nella convinzione che “da parte di tutti i protagonisti di così dolorosa e problematica vicenda ci si ispiri alla massima cautela e ponderazione”. Queste osservazioni, però, non sembrano preoccupare la famiglia. Il legale Vittorio Angiolini ha liquidato la nota dicendo che “è un atto che non ha alcun effetto giuridico e non cambia nulla”. Anzi ha aggiunto di “non capire cosa potrebbero scrivere nel ricorso” visto che la vicenda di Eluana “è passata per otto gradi di giudizio tra cui ben due volte in Cassazione e che quest’ultima lo scorso ottobre ha tracciato in maniera vincolante la strada”. Ieri sera nel suo studio c’è stato un incontro, a cui hanno partecipato il papà di Eluana, Beppino Englaro, il medico Carlo Alberto Defanti e la curatrice speciale Franca Alessio, per definire le ultime decisioni. “Sui modi e sui tempi preferiamo non dire nulla” ha spiegato Alessio “mentre confermiamo che si procede”. Ed è ormai questione a breve. L’hospice Il Nespolo di Airuno, in provincia di Lecco, che il papà di Eluana ha visitato due giorni fa, ha confermato la disponibilità ad ospitare i suoi ultimi giorni, una volta che le è stato staccato il sondino. Anzi, in un comunicato, ha detto di aver ricevuto da Beppino Englaro la richiesta di ricovero per Eluana e di aver deciso di accoglierla, a condizione che le sia tolto prima dell’arrivo il sondino nasogastrico con cui viene nutrita, che in tal modo diventi una “morente”. E il professor Carlo Alberto Defanti, ex primario di neurologia al Niguarda, ha confermato la disponibilità a togliere il sondino alla donna. Intanto la vicenda di Eluana continua ad essere al centro dell’attenzione. Ieri in 1.100 parrocchie ambrosiane si è pregato per lei. Nel numero di questa settimana di Famiglia Cristiana, il direttore don Antonio Sciortino, definisce “un via libera all’eutanasia” la decisione della Corte. E ieri sera erano una sessantina le bottiglie d’acqua (alcune corredate da messaggi) posate sul sagrato del Duomo, come aveva chiesto di fare Giuliano Ferrara come protesta per la fine della nutrizione e dell’idratazione alla donna. LEGGI ANCHE: Vita e morte non le decide la legge- FORUM [...]
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