Ripulivano il Fisco con appalti per i servizi di pulizia. Truffa milionaria a Roma

A “ripulire” il settore degli appalti per i servizi di pulizia ci ha pensato la Guardia di Finanza di Roma. Con l’operazione “Cleaning” le fiamme gialle romane sono riuscite dopo due anni di indagini a sgominare un’associazione a delinquere con collegamenti e ramificazioni in Lussemburgo e Regno Unito che attraverso l’utilizzo di presta nomi come rappresentati di società riusciva illecitamente ad aggiudicarsi, con prezzi concorrenziali, gli appalti per le pulizie negli uffici dei ministeri, prefetture, istituti di previdenza e aziende ospedaliere e a truffare lo Stato per milioni di euro.
“La holding del malaffare” così è stata definita dagli stessi investigatori che faceva capo a Giovanni Di Pierro, noto affarista della Capitale, era costituita da trecento società, cooperative e consorzi. Proprio i consorzi, apparentemente in regola, si aggiudicavano gli appalti che a loro volta sub-appaltavano a società di servizi minori che ufficialmente non risultavano essere collegate tra di loro.
Ma queste società, tutte intestate a prestanomi ovvero extracomunitari con permesso di soggiorno, clochards ma anche persone in fin di vita, venivano indebitamente svuotate di tutti i guadagni e fatte fallire. Il personale alle dipendenze veniva pagato ma i contributi che venivano trattenuti, in realtà non venivano versati allo Stato ma trasferiti all’estero, in conti correnti di San Marino, Lussemburgo e Principato di Monaco. Dai complessi accertamenti bancari effettuati dai finanzieri del Gico e dal Nucleo speciale di Polizia Tributaria sono stati accertati transiti di denaro tra le società, che superavano i 500 milioni di euro.
Solo l’evasione fiscale e contributiva è stata quantificata dalla Finanza n oltre 100 milioni di euro. Ma, precisano gli investigatori, è solo un dato parziale perché le indagini sono ancora in corso. Oltre a Di Pierro, sono finiti in carcere anche due fratelli, suoi collaboratori, A. e E.G. originari di Udine ma residenti nella capitale. Mentre agli arresti domiciliari sono scattati per altre cinque persone tutte legate a Di Pierro e con un ruolo di rilievo nell’associazione.

Nel corso dell’operazione sono state effettuate anche 50 perquisizioni in tutta Italia e sequestrati quattordici immobili per un valore di 30 milioni di euro. L’associazione reinvestiva i proventi illeciti in quote immobiliari, ristoranti, autonoleggi e nella cantieristica da diporto; Rilevavano cantieri nautici in crisi, le rilanciavano e poi li rivendevano. Solo di poche settimane fa la cessione della Canados ad un gruppo inglese, cantiere nautico che la “holding del malaffare” avrebbe rilevato poco più quattro anni fa.

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