Bolzaneto, c’è la sentenza: 15 condanne e 30 assoluzioni

bolzaneto
Quindici condanne e trenta assoluzioni. Dopo nove ore e mezza di camera di consiglio il tribunale di Genova ha emesso una sentenza per i fatti di Bolzaneto, la caserma in cui, nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, furono condotte le persone arrestate nei giorni del G8. Le pene variano da cinque mesi a cinque anni, la più severa è stata inflitta ad Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria. Il tribunale ha inoltre condannato i ministeri della Giustizia e degli Interni, responsabili civili, al risarcimento di numerose parti civili in solido con alcuni degli imputati condannati. I giudici hanno assegnato a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva da 2.500 a 15.000 euro.

“Nella sostanza l’accusa di abuso d’autorità è stata riconosciuta. Inoltre è stata riconosciuta la responsabilità di diversi imputati. Qualcosa di grave è successo”, ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati, che ha sostenuto l’accusa insieme con Patrizia Petruzziello, dopo la lettura della sentenza. “Il tribunale”, ha proseguito, “ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. Complessivamente è un giudizio di soddisfazione a conclusione del processo e dopo un’istruttoria che ci ha impegnato per anni”.

Secondo l’accusa a Bolzaneto sarebbero avvenuti episodi di vera e propria tortura che avrebbero violato la dignità umana e i più significativi diritti alla persona. Anche in infermeria, medici e agenti avrebbero inflitto vessazioni agli arrestati feriti. I pm, nella loro lunga requisitoria, raccolta in una memoria di 600 pagine, affermarono che nella “caserma di Bolzaneto furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano trattamenti inumani e degradanti”. L’accusa però, non potendo contestare il reato di tortura, che non esiste nel nostro ordinamento, ha scelto di chiedere per i vertici apicali preposti alla struttura l’art.323 (abuso d’ufficio) oltre alla violazione della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, abuso d’autorità nei confronti di persone arrestate o detenute, minacce, ingiurie, lesioni. I reati contestati saranno tutti prescritti nel 2009.

Nel “girone infernale”, descritto dai pm, c’erano ragazzi e ragazze picchiati, tenuti ore e ore in piedi con le mani alzate, accompagnati in bagno e lasciati con le porte aperte, insultati, spogliati, derisi e minacciati di guai peggiori, tra cui la sodomizzazione, un salame usato come manganello, una mano divaricata e spezzata. Le ragazze erano chiamate “puttane” come accadde a Sara Bartezaghi a cui agenti dissero anche, ricordando la morte di Carlo Giuliani: “Ne abbiamo ammazzato uno, ne dovevamo ammazzare cento”. C’è poi la testimonianza di Massimiliano A., 36 anni, napoletano, disabile al cento per cento. “Gli agenti mi hanno preso in giro”, ha raccontato al processo, “per la mia bassa statura, insultandomi”. Il pm ha ricordato che Massimiliano per un’ora non riuscì a farsi accompagnare in bagno, per cui si fece addosso i suoi bisogni e rimase sporco a lungo perché gli impedirono di pulirsi.
Un altro episodio riguarda Katia L., minacciata dagli agenti di farle fare la stessa fine di Sole (Maria Soledad Rosas), l’anarchica argentina che si suicidò in carcere dopo la morte del compagno, entrambi arrestati nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati contro la Tav in Valle Susa. La ragazza si sentì male e vomitando sangue venne portata in infermeria dove un medico le somministrò dell’ossigeno. Al rifiuto della ragazza di sottoporsi ad una iniezione il medico la liquidò: “Vai pure a morire in cella”.

Commenti

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Il 15 Luglio 2008 alle 9:05 vincenzoaliascontadino ha scritto:

G8 E D’INTORNO ALLA VIA LATTEA ROSSA
Un quadro squallido dipinto da chi non ha Valori, né Cristiani, né di nessuno tipo come il rispetto di cose, di autorità, ecologia e buona convivenza: teorie per una parte di una Giustizia che dovrebbe essere al Servizio del Popolo e dalla parte delle Autorità, questi dell’arancia meccanica, spesso la fanno franca con momenti di giorni di follia, fregandosi altamente di tutti, bruciando, attaccando Forze dell’Ordine con mazze, catene, fuochi, molotov, trave ed estintori! Ma il PM non doveva accertare chi forniva mazze, soldi, vivande e automezzi e assistenza legale? Come mai, un pensionato od un lavoratore non ha soldi per affrontare un viaggio, seppure necessario, questi vadano in lungo in largo per il Paese per attizzare violenza? Mi chiedo come mai in questo momento non vadano a Cuba, Birmania e in Cina, loro Patrie ideale? E’ grave inoltre, che si chieda targhe e targhette per chi aveva istinto omicidio, così questo biscotto teorema sia franato come è franata una Giunta Rossa e le altre non iniziano a verificare: come e perché 3 miliardi spariti e la monnezza è ancora in strada e a Bari anche l’altra Giunta Rossa con 10 inquisiti alla Sanità. Cosa dire della Basilicata o Lucania all’occorrenza sia la cenerentola del Paese, invece, grazie all’Amministrazione Rossa è la più povera con ricchezza di Greggio e Gas, ma con Infrastrutture da terzo mondo? Poi abbiamo l’ANM e CSM, che lamentano della loro delegittimazione da parte del Presidente del Consiglio, eletto da diecina di milioni di cittadini, quindi li rappresenta! Questi a cosa farne del Sindacato, per fare carriera o applicare le Leggi che il Parlamento che emana con Decreti Legge? Troppo comodo lamentarsi per 1200€ l’anno, tolti dalle loro buste paghe a favore di cittadini che sono all’ultimo stadio, di chi sarà la colpa politica loro o della Politica? In poche parole incassando oltre le 150.000€ e aumentate di altre 1400€ al mese, essi si lamentano, mentre giacenti nei lori Uffici Giudiziari milioni di Processi da svolgere e vanno pure in Piazza? Allora, non crediate che ci si debba mettere ordine che anche per l’Ufficio più operativo che ci sia più attenzione e riconoscimenti invece di fare gli gnorri datosi o non è palpabile a chiunque che per avere Giustizia occorrono dieci anni e più, e casi lampanti come Tortora, Andreotti e del Gargano dovrebbero fare riflettere e stare zitti ma obbedire visto che dove essere la prima regola di chi deve applicare Leggi giuste e non giuste alla coscienza, ma vanno applicati piaccia o no? vincenzoaliasilcontadinoatgmail.com MT

Il 8 Luglio 2009 alle 12:35 Otto anni dopo Genova, ora tocca a L’Aquila. Ma cosa resta di quel G8? » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Per l’irruzione alla scuola Diaz (94 “no global” pestati, arrestati e rilasciati il giorno dopo) e le detenzioni e le torture nella caserma di Bolzaneto, i processi in primo grado sono durati sette anni. Con la sentenza dello scorso novembre, il tribunale di Genova ha condannato per la Diaz in totale 13 appartenenti alle forze dell’ordine a un totale di 35 anni (nessuno di loro andrà comunque in carcere). Quindici le condanne per Bolzaneto. I vertici sono stati tutti assolti. [...]

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